20 anni dalla morte di Stanley Kubrick

Redazione

Stanley Kubrick nacque nel 1928 a New York da una famiglia di origini ebraiche. La sua carriera iniziò nell’ambito della fotografia, arte che lo appassionò per tutta la vita, anche se presto si dedicò a quella cinematografica, diventando uno dei registi più importanti del secolo scorso.

Tra le sue opere si ricordano: Lolita (1962) fortunata trasposizione del celebre romanzo di Vladimir Nabokov, Il Dottor Stranamore (1964) che insieme a Full Metal Jacket (1987) affronta il tema della guerra e dell’effetto che ha sulla mente umana, Arancia Meccanica (1971) capolavoro di fantascienza sociale, Shining (1980) tratto da un romanzo horror di Stephen King e Eyes Wide Shut (1999) drammatica analisi della società contemporanea ossessionata dall’immagine, che è stato anche l’ultimo film del cineasta.

Sebbene abbia realizzato tra le pellicole più influenti del Novecento, vinse solo un Oscar durante la sua lunga carriera, grazie al lungometraggio fantascientifico 2001: Odissea nello spazio, che vinse nel 1969 l’Oscar per i migliori effetti speciali.

A riconoscimento del suo contributo al cinema ottenne nel 1997 il Leone d’Oro alla carriera in occasione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Il regista statunitense, poi naturalizzato inglese, si addentrò con le sue opere controverse, spesso censurate, all’interno dell’animo umano, sviscerando le paure e i limiti della società occidentale del secolo scorso e facendosi portavoce di più di una generazione.

Kubrick morì nel Regno Unito esattamente 20 anni fa: il 7 marzo 1999.

Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere: “Non tentare di volare troppo in alto”, come viene intesa in genere, e mi sono chiesto se non si potesse interpretarla invece in un modo diverso: “Dimentica la cera e le piume, e costruisci ali più solide”.

Stanley Kubrick

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(Crediti immagini: IMDB, Wikimedia Commons)

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