La Giornata Mondiale contro la pena di morte

Redazione

Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale contro la pena di morte. Promossa dalla World Coalition Against the Death Penalty, la manifestazione giunge quest’anno alla 16esima edizione, dedicata alle condizioni di detenzione delle persone nel braccio della morte.

Come si legge sul sito della Coalizione, dall’isolamento negli Stati Uniti alle carceri sovraffollate in diversi paesi dell’Africa e dell’Asia, le condizioni di vita dei condannati tendono a disumanizzare e a togliere la dignità delle persone. Molto spesso, i prigionieri del braccio della morte diventano esseri umani sui quali la società non investe più, come se, prima di essere giustiziati, non fossero più vivi, non fossero più considerati come “esseri umani”. Inoltre, i prigionieri nel braccio della morte hanno pochissimi contatti con la famiglia e con gli avvocati, poiché l’accesso al braccio della morte è spesso molto limitato. Quindi le condizioni di detenzione riguardano non solo la persona condannata a morte, ma anche le famiglie, i parenti e i legali.

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Secondo Amnesty International, nel 2017 sono state almeno 2.591 i condannati a morte in 53 paesi, e almeno 993 le esecuzioni in 23 paesi. Questo dato non tiene conto delle sentenze eseguite in Cina, perché qui i dati sono classificati come segreto di stato.

Dal 1990 sono inoltre state documentate 138 esecuzioni di minorenni in nove paesi: Arabia 10Saudita, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Iran, Nigeria, Pakistan, Usa, Sudan e Yemen. Nel 2017, almeno cinque persone sono state condannate a morte in Iran per reati commessi quando avevano meno di 18 anni. Secondo Amnesty International, i minorenni condannati a morte negli anni passati siano tuttora detenuti nel braccio della morte in Arabia Saudita, Bangladesh, Iran, Maldive e Pakistan.

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Crediti immagini: worldcoalition.org

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