Mostra – Il giovane Tintoretto nella Venezia degli anni ’30-40

Valentina Casarotto

Nel 5° centenario della nascita, Venezia celebra Jacopo Robusti detto il Tintoretto. Lo fa con un’esposizione monografica divisa in due sedi: alle Gallerie dell’Accademia è indagato il periodo di formazione del giovane e precoce artista; a Palazzo Ducale è illustrato il percorso della maturità del pittore.

Con 60 opere – di 40 enti prestatori diversi – la mostra alle Gallerie analizza il decennio1538-1548, periodo in cui Tintoretto apre una bottega indipendente a San Cassiano e si impone come pittore autorevole e maturo, nonostante la ancor giovane età. Un periodo di difficile comprensione, visto che la critica non ha riconosciuto un alunnato preciso o esclusivo presso un maestro, giocoforza va letto alla luce del contesto artistico e culturale veneziano.

La prima sezione punta l’attenzione sugli anni ’30, un decennio che vede la presenza in città di molti artisti forestieri – lo scultore e architetto toscano Jacopo Sansovino, l’architetto bolognese Sebastiano Serlio, il letterato Pietro Aretino– e ratifica di fatto l’egemonia di Tiziano, che si circonda di un seguito di artisti, indipendenti e non privi di originalità, quali Bonifacio Veronese, Paris Bordon e Polidoro da Lanciano.

 

Titian - Supper at EmmausTiziano, Cena in Emmaus, circa 1530 (Wikimedia Commons)

 

Tra tutti questi stimoli, a catturare l’attenzione del giovane Tintoretto sono la drammaticità e il dinamismo di Antonio Pordenone; dallo stile dell’artista friulano Tintoretto trae spunto per il michelangiolismo dell’anatomia e l’uso scenico dello scorcio.

 

Pordenone San Martín y San Cristóbal 1528-29 San Rocco Venecia

Antonio Pordenone, San Martino e San Cristoforo, 1527-1528 (Wikimedia Commons)

 

La seconda sezione documenta la presenza a Venezia, tra il 1539 e il 1541, di Francesco Salviati, Giuseppe Porta e Giorgio Vasari, artisti tosco-romani che diffondono nella cultura figurativa veneta – attenta al dato reale, ai valori cromatici ed atmosferici – la sofisticata eleganza e il gusto intellettualistico della cultura della Maniera.

 

Giorgio Vasari - Justice Giorgio Vasari, La Giustizia, 1542 (Wikimedia Commons)

 

Un’interessante saletta punta l’attenzione sul ruolo della stampa lagunare e in particolare delle xilografie dell’officina Marcolini del “Giardino di pensieri” riconoscendo questa come una fonte feconda d’ispirazione per il giovane Tintoretto, che guardando le opere grafiche di artisti non veneti – come Lambert Sustris e Schiavone – acquisisce uno straordinario repertorio di tipi e stilemi manieristici ad uso della sua pittura.

 

Tintoretto, Sacra Conversazione, circa 1540 (Wikimedia Commons)

 

La terza sezione offre una serie di opere di Tintoretto che chiariscono tutta la complessità dei suoi riferimenti. Se nella Sacra Conversazione Molin del 1540, prima opera datata, l’artista rimpagina il tema sacro secondo un dinamismo inedito dei personaggi, nella Conversione di San Paolo di Washington, con una pennellata corsiva e fluida, Tintoretto crea un’atmosfera fantastica e irreale.

 

Tintoretto, Conversione di San Paolo, circa 1545 (Wikimedia Commons)

 

La predilezione dell’artista per le composizioni compresse e articolate in tralice si nota già nella Cena in Emmaus di Budapest, che con un brio nuovo prende le distanze dai tradizionali schemi tizianeschi, rendendo più concitato e drammatico il racconto dell’episodio evangelico.

 

Tintoretto, Cena in Emmaus, 1542-1543 (Wikimedia Commons)

Originale è la presentazione, in una saletta raccolta, delle tavolette dipinte con temi erotici, mitologici o biblici che Tintoretto, come molti suoi colleghi, realizza per la decorazione di mobilia e cassoni, commissionati dalle botteghe artigiane di piazza san Marco e molto richiesti sul mercato lagunare.

 

La quarta ed ultima sezione dà conto dell’avvenuta maturazione del linguaggio di Tintoretto, sperimentatore e innovatore, attraverso i “teleri” degli anni 1546-48. Queste opere di grandi dimensioni a soggetto sacro s’impongono all’attenzione del pubblico per i toni drammatici e l’ampio respiro narrativo.

 

Tintoretto, L’ultima Cena, 1547 (Wikimedia Commons)

 

Stringente è il confronto – per rimandi, opposizioni formali e tensioni stilistiche – dell’Ultima Cena di San Marcuola (1547) con la versione coeva di Jacopo Bassano oggi conservata alla Galleria Borghese, di cui risente della componente dinamica e di maniera.
L’esposizione si chiude con il dipinto che diventa il punto di partenza della mostra allestita a Palazzo Ducale, il sorprendente telero con il Miracolo dello schiavo, opera che già nel 1548 collocavaTintoretto tra i grandi del secolo.

 

IL GIOVANE TINTORETTO
a cura di Roberta Battaglia, Paola Marini, Vittoria Romani

Fino al 6 gennaio 2019
Gallerie dell’Accademia – Venezia

 

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Crediti immagini
Apertura:
Tintoretto, Il miracolo di San MarcoIl miracolo dello schiavo, 1548 (Wikimedia Commons

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