Lucciole, rospi e fichi secchi

Paola Tiberii

Alcuni fenomeni linguistici risultano a volte talmente simili tra loro che si può incorrere facilmente nel rischio di considerarli come un fenomeno unico, non essendo sempre agevole individuarne con chiarezza le differenze. È questo il caso delle collocazioni e delle locuzioni idiomatiche – più comunemente note come modi di dire – espressioni spesso sovrapponibili dal punto di vista sintattico ma, in realtà, diverse tra loro.

Consideriamo per esempio le due espressioni:

ingoiare il boccone

ingoiare il rospo.

Entrambe presentano una struttura sintattica identica, lo stesso verbo e un complemento diretto, eppure costituiscono fenomeni linguistici del tutto distinti.

La prima espressione è una collocazione: i termini che la compongono conservano il loro significato proprio ed è possibile comprenderla con le sole conoscenze lessicali. Si tratta di un’espressione composizionale in cui cioè i termini mantengono il loro significato letterale. come nella frase è consigliabile masticare a lungo prima di ingoiare il boccone.

La seconda espressione è invece un modo di dire poichè, diversamente dalla precendente, non può essere decifrata a partire dal significato proprio dei singoli termini e si definisce non composizionale. E’ un’espressione che nell’uso comune ha assunto un significato traslato, metaforico, non deducibile in base alla sola conoscenza del lessico; sono infatti necessarie conoscenze extralessicali per comprendere il suo significato di accettazione di una situazione spiacevole in una frase come appresa la decisione, non ha avuto altra scelta che tacere e ingoiare il rospo.

Così come ingoiare il rospo non si riferisce alla fine ingloriosa di una ignara bestiola, tutti i modi di dire non possono essere compresi considerando il significato letterale delle singole parole. Ad esempio l’espressione cadere dalla padella nella brace indica una situazione in cui per evitare un problema se ne incorre in uno peggiore e fare le nozze con i fichi secchi significa pretendere di fare qualcosa con mezzi non adeguati. Se per alcuni modi di dire può essere abbastanza facile intuirne il significato, per altri la comprensione è più complessa e richiede specifiche conoscenze in ambito linguistico ed extralinguistico. Tutti i modi di dire però hanno come caratteristica principale un significato non deducibile a partire dal significato proprio delle parole. La non composizionalità rappresenta dunque l’elemento principale che contraddistingue i modi di dire e li differenzia dalle collocazioni.

Altro fattore che distingue un modo di dire da una collocazione è una forma cristallizzata che in genere non consente modifiche. Se si apportano variazioni all’espressione mettere la mano sul fuoco, si perde il significato metaforico del modo di dire, ovvero essere del tutto certi di qualcosa,e si ottengono frasi percepite come anomale dal punto di vista composizionale rispetto all’uso comune della lingua:

mettere sul fuoco la mano

mettere il braccio sul fuoco

appoggiare la mano sul fuoco.

Nella maggior parte dei casi, invece, le collocazioni sono espressioni non fisse. Di una collocazione spesso si possono modificare il numero, il genere e la disposizione dei termini; si possono anche inserire altri termini tra i componenti e sostituire uno degli elementi della collocazione stessa formandone un’altra di significato analogo come, ad esempio, per la collocazione assumere un impegno:

assumere i gravosi impegni

farsi carico dell’impegno

l’impegno a collaborare non è mai stato assunto.

Occorre tuttavia sottolineare che la lingua a volte sfugge alle regole e capita che tra collocazioni e modi di dire i confini non siano sempre così netti. Un esempio sono le espressioni in cui solo una parte conserva il suo significato letterale, come giornata nera, e in cui il senso dell’espressione è comprensibile per lo più dalla somma dei significati dei singoli componenti. Come considerare queste espressioni? Collocazioni oppure modi di dire? In genere si tende a considerarle collocazioni se la base, in questo caso giornata, mantiene il suo significato letterale.

Sebbene dunque le differenze specifiche tra collocazioni e locuzioni idiomatiche siano ben definite, il confine tra i due fenomeni non è sempre del tutto determinato. E nel muoversi in questa zona grigia si può correre talvolta il rischio di prendere lucciole per lanterne.

Immagine per il box: Rosy, “So kiss me” (via flickr)

Immagine di apertura: Ronald Menti, “Dare la precedenza ai rospi” (via flickr)

 

 

 

 

 

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