Manzoni contemporaneo

Paola Tiberii

Il linguaggio letterario e la lingua comune, benché non siano sovrapponibili e perseguano finalità differenti, condividono un percorso che si svolge in parallelo attraverso i secoli, con reciproche influenze, tanto che è pressoché impossibile tracciare una storia della lingua italiana prescindendo dalla storia della letteratura. Nella formazione dell’italiano, almeno fino all’Ottocento, la letteratura ha svolto un’indubbia funzione normatrice nel processo di formazione della lingua. Le prime grammatiche e i primi dizionari sono stati infatti realizzati tenendo conto delle strutture lessicali, grammaticali e sintattiche della lingua letteraria, a cui veniva riconosciuto un ruolo di guida nello sviluppo di un linguaggio comune.

In questo processo di sviluppo della lingua qual è l’influenza della letteratura sulla formazione delle collocazioni? Abbiamo visto il mese scorso che nella poesia i termini sono spesso combinati tra loro con grande libertà, dando quindi origine a collocazioni inusuali che, proprio per la loro specificità e singolarità, rimangono cristallizzate nella loro forma di collocazione letteraria e non entrano a far parte del linguaggio comune, se non in forma di citazione.

Diverso è il caso della prosa letteraria. Rispetto alla poesia, infatti, la prosa letteraria deve rispondere a esigenze comunicative più vicine a quelle proprie del linguaggio comune. La distinzione tra le collocazioni della prosa letteraria e quelle della lingua comune è quindi, in genere, meno marcata. Già dal Settecento, infatti, la prosa letteraria aveva subìto un profondo rinnovamento sotto la spinta di un’esigenza di modernizzazione del linguaggio che divenne ancora più evidente nel secolo successivo, quando iniziò ad affermarsi anche in Italia il romanzo come genere letterario. Opere destinate a un pubblico più vasto, con temi legati alla vita contemporanea, necessitavano di un linguaggio diverso rispetto a quello aulico e complesso della tradizione letteraria precedente. Negli ultimi secoli, la prosa letteraria ha dunque rivestito un ruolo importante nella diffusione del linguaggio e, nel continuo rapporto di interscambio con la lingua d’uso, ha selezionato, proposto e favorito la sedimentazione di collocazioni nella lingua comune.

Grazie ai numerosi repertori di concordanze oggi disponibili, è possibile analizzare quali sono le collocazioni maggiormente usate da un autore in un determinato testo, ed evidenziare eventuali differenze d’uso rispetto alla lingua contemporanea. L’edizione Èulogos IntraTexte dei Promessi sposi, ad esempio, consente di evidenziare le frequenze e gli abbinamenti e dà dunque la possibilità di visualizzare le collocazioni che Alessandro Manzoni sceglie di utilizzare.

La consultazione non risparmia sorprese: benché si tratti di un classico della letteratura italiana dell’Ottocento, le collocazioni presenti nel testo non sono molto diverse da quelle dell’italiano contemporaneo. Ad esempio, per il termine dubbio:

essere in dubbio
non lasciare dubbio
(non) c’è dubbio
senza dubbio
lasciare in dubbio
far nascere un dubbio
scacciare un dubbio
sciogliere un dubbio
troncare il dubbio
levare/levarsi un dubbio
dissipare un dubbio
il dubbio nasce
il dubbio cessa
aria di dubbio

Per occhiata:

dare un’occhiata
accompagnare con un’occhiata
occhiata espressiva
occhiata ombrosa
occhiata pietosa
occhiata curiosa
occhiata paurosa
occhiata malinconica
occhiata di compassione
occhiata di rimprovero
occhiata da spione

Per pericolo:

schivare il pericolo
correre un pericolo
scampare da un pericolo
mettere riparo a un pericolo
uscire da un pericolo
riparare al pericolo
indicare il pericolo
rimanere nel pericolo
fuggire il pericolo
allontanarsi dal pericolo
pericolo lontano
pericolo imminente
estremo pericolo
pericolo indeterminato
oscuro pericolo
grave pericolo
grande pericolo
pericolo reale
spaventoso pericolo
il pericolo sovrasta
il pericolo cresce
il pericolo cessa
il pericolo comincia

Per perdono:

chiedere il perdono
chiedere perdono
domandare perdono
ottenere il perdono
concedere il perdono
implorare il perdono

Se possiamo ritenere la maggior parte delle collocazioni scelte da Alessandro Manzoni attuali e comunemente in uso nella lingua contemporanea, ciò non è dovuto al fatto che la lingua sia rimasta immutata nel corso degli anni. Gli esempi tratti dai Promessi Sposi, e se ne potrebbero citare altri da opere anche precedenti, testimoniano piuttosto che il processo evolutivo della lingua interessa più da vicino altri elementi della lingua e, in modo meno evidente, le collocazioni. Come parte caratterizzante della lingua, le collocazioni infatti rappresentano una struttura elastica quanto stabile che non teme troppo l’usura del tempo e che, senza troppi scossoni, verosimilmente continuerà a veleggiare serena verso i secoli futuri.

Immagine di apertura: frontespizio de I promessi sposi (via Wikipedia)

Immagine per il box: Francesco Hayez, Ritratto di Alessandro Manzoni (via Wikipedia)

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