Memoria e memorizzazione: dalle parole agli oggetti

Andrea Ercolani

La memoria, intesa come capacità di immagazzinare informazioni alle quali attingere quando necessario, è strumento adattativo fondamentale. Più informazioni si posseggono, più facilmente si sopravvive: questo, in termini secchi, il dato empirico che si ricava dall’evoluzionismo. E questo dato sembra trovare conferma nell’attenzione che le singole culture hanno dedicato alla definizione dei processi di memoria.

Memoria e memorizzazione: la mnemotecnica

Durante il suo soggiorno in Tessaglia Simonide di Ceo (ca. 556-468 a.C) mise la sua arte poetica a servizio delle famiglie aristocratiche locali. Tra i suoi committenti e patroni Scopas, della famiglia degli Scopadi. Questi avrebbe commissionato a Simonide un epinicio, ovvero un componimento lirico a celebrazione di una vittoria sportiva, per il quale era stato stabilito un compenso. Nel corso di una festa, nell’udire il carme, Scopas sarebbe rimasto infastidito dai troppi riferimenti ai Dioscuri, Castore e Polluce, e, rinfacciando al poeta il fatto, avrebbe dichiarato di voler pagare solamente metà del compenso pattuito: l’altra metà Simonide avrebbe dovuto chiederla direttamente ai Dioscuri, cui tanta parte del carme risultava dedicata. Simonide sarebbe allora stato chiamato fuori dalla sala della festa per incontrare due visitatori (i Dioscuri, a tutta evidenza) che chiedevano di lui: appena uscito, il tetto dell’edificio sarebbe crollato e tutti sarebbero rimasti uccisi e sfigurati, tanto che non fu più possibile identificare i morti. Solo Simonide, miracolosamente salvato dall’intervento divino, sarebbe stato in grado di dire i nomi, avendo perfettamente memorizzato il luogo in cui ciascuno sedeva.

Questo racconto di stampo aneddotico è significativo da più punti di vista. Innanzi tutto perché testimonia un’attenzione ai processi e alle tecniche di memorizzazione. Quintiliano, che riferisce l’episodio, introduce il racconto con l’affermazione artem autem memoriae primus ostendisse dicitur Simonides: nella sua ricostruzione è precisamente Simonide ad essere indicato come il primo inventore di una ars memoriae – nel caso, di una mnemotecnica di tipo visivo, che abbina dati a luoghi fisici, e che va sotto il nome di memoria loci. In seconda istanza perché, nell’aneddoto, chi è in grado di memorizzare è per l’appunto il custode della memoria per antonomasia: il poeta, erogatore della parola poetica, l’unica in grado di durare nel tempo.

L’aneddoto è narrato in dettaglio da Quintiliano, nella Institutio oratoria, 11. 2. 11-16. Il testo latino è reperibile cliccando qui

Memoria e parola poetica

La parola poetica infatti è durevole proprio perché poetica, cioè pensata per diffondersi nel tempo e nello spazio, e per questo affidata a una struttura metrica e ritmica (= il verso) in grado di facilitarne la memorizzazione e di sottolinearne l’autorevolezza. Elaborazione formale e andamento metrico-ritmico sono due fattori fondamentali per la facilitazione dei processi di memoria attraverso un canale di tipo uditivo, ulteriormente potenziati dall’accompagnamento musicale (provare per credere: risulta più facile ricordare il testo di una canzone cantata che non una poesia semplicemente letta). E di questo la cultura greca era perfettamente consapevole, tanto da aver esplicitamente creato un nesso semantico di prima grandezza intorno al ruolo della poesia e della memoria: una figura divina, Mnemosyne (Memoria), madre delle Muse e quindi divinità ispiratrice e tutelare non solo della poesia, ma di ogni forma di conoscenza. E preme ricordare che secondo una tradizione riferita da Pausania 9. 29. 2 Menmosyne è madre di Mneme (Ricordo), quasi a sottolineare che è la capacità di ricordare (Mnemosyne) che genera i singoli dati ricordati (Mneme).

Sulla durevolezza della parola poetica e sul ruolo del poeta resta fondamentale M. Detienne, “I maestri di verità nella Grecia arcaica”, Roma – Bari 1977 (ed. or. Paris 1967).

Su Mnemosyne e Mneme una raccolta di fonti letterarie pressoché completa, con in più un ampio apparato di testimonianze iconografiche è reperibile al sito che trovi cliccando qui

Memoria e apprendimento

L’importanza assegnata dalle culture classiche alla memoria e al potenziamento della capacità di memorizzare risulta chiaramente dai processi concreti dell’apprendimento scolastico che siamo in grado di ricostruire: tra i compiti e gli esercizi basilari del discente era la memorizzazione integrale di testi, di ampiezza considerevole, per lo più poetici (e segnatamente epici: da Omero). Mandare a memoria era esercizio imprescindibile per potenziare la capacità di memorizzare, a sua volta funzionale e propedeutica a ogni corso di studi.

In Grecia come a Roma la memoria era struttura portante dell’apprendimento e cardine centrale nel sistema della cultura. L’adagio di Catone il Censore rem tene et verba sequentur e le ampie trattazioni che alla memoria sono dedicate da Cicerone (de oratore) e da Quintiliano dovrebbero bastare a validare l’affermazione.

Sull’importanza della memoria nelle culture classiche e sulle tecniche di potenziamento messe a punto si trova informazione varia qui

 Oggetti che ricordano: i monumenta

Per aiutare o potenziare la memoria l’uomo ha poi fatto ricorso a strategie di vario tipo, diverse nel tempo e nello spazio: il caso più macroscopico è il ricorso alla scrittura e alla conseguente creazione di banche dati esterne alla memoria cerebrale (si pensi al libro o al disco rigido di un PC).

Di memoria si parlava anche in questo “come te lo spiego” di latino e greco sempre a firma di Andrea Ercolani

Ma oggetti che aiutano a memorizzare o a immagazzinare dati non sono unicamente legati alla scrittura. I cosiddetti aide-mémoires utilizzati in numerose culture tradizionali rappresentano un esempio interessante: si tratta spesso di piccoli oggetti, a volte semplici bastoncini lavorati, che ‘ricordano’ a chi li porta informazioni o dati di vario tipo.

Nel caso delle culture classiche un caso emblematico di ‘aiuto alla memoria’ è costituito da tutti quegli oggetti realizzati in materiale durevole che funzionano da segnacoli, da marcatori di ‘luoghi’ cui si associano ‘dati’ da ricordare: i cippi, le stele, i cenotafi, e tutte le varie forme di monumenta (da moneo: “faccio ricordare”, “ricordo (ad altri)”), edifici compresi. Tutti oggetti che, attraverso l’evidenziazione di uno spazio fisico, assolvono alla funzione di far ricordare una persona, un evento, un’azione, di cui si presentano come sostituti durevoli. Più durevoli, si spera, della memoria del singolo individuo.

Casi emblematici e attuali di monumenta sono i ‘musei della memoria’, erigendi o costruiti: si pensi al Museo della memoria di Santiago del Cile, al previsto Museo della Shoa a Roma o ancora, a Berlino, all’architettura del Museo ebraico di D. Libeskind

Sulla memoria della Shoah e l’arte puoi leggere anche il “come te lo spiego” di Storia dell’Arte dell’Aula di Lettere, cliccando qui

Immagine di apertura: “Mnemosine”, di Dante Gabriel Rossetti. Olio su tela, 1881. (via Wikimedia Commons)

Immagine per il box: “Miliarium” (via Wikimedia Commons)

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