La rappresentazione dell’adolescenza fra simbolismo ed espressionismo

Chiara Pilati

C’è un periodo della vita di ciascuno, il passaggio da bambino ad adulto, in cui il corpo cambia, cambia il carattere, cambiano le abitudini e le attitudini, un periodo in cui si fatica a riconoscersi e si va inevitabilmente alla ricerca della propria identità, mettendosi alla prova, trasgredendo le regole e superando i propri limiti.

Allo stesso modo nella storia delle arti c’è un periodo, a cavallo fra ‘800 e il ‘900, nel quale si manifesta un forte disagio dell’artista nei confronti della società. Il poeta, il pittore, il compositore si considera diverso, estraneo a ciò che lo circonda e si isola dal mondo esterno. Egli vive un esasperato individualismo cercando l’affermazione di sé in esperienze estreme e spesso distruttive e provocatorie.

Se si prova a rileggere queste sommarie descrizioni dei due particolari stadi della vita di un uomo e dalla storia dell’arte, ci si accorge che le due descrizioni si somigliano molto: la ricerca della propria identità, la profonda messa in discussione dell’io esteriore alla quale si assiste durante il periodo simbolista prima ed espressionista poi, è la stessa che si mette in atto durante l’adolescenza.

 

Simbolismo

Il simbolismo intuisce per primo che sotto la realtà apparente si nasconde un’altra realtà, misteriosa e profonda, che solo l’arte è in grado di svelare, come l’adolescenza cerca, sotto le fattezze di un corpo in divenire, il vero io dell’uomo che sarà.

Ecco, per indagare un po’ questo particolare momento possiamo provare a guardare e cercare di capire come due artisti particolarmente significativi per questo periodo storico hanno rappresentato quel particolare stadio della vita.

Il Simbolismo, fin dai suoi esordi, si pone in contrapposizione con il movimento realista e con l’impressionismo nella convinzione che l’arte non debba limitarsi alla realtà ma possa andare oltre essa e scavare nelle profondità dell’animo umano riuscendo a raccontare anche l’inconscio. Il dipinto stabilisce perciò una continuità fra l’oggettivo reale e il soggettivo di ognuno, mirando a suscitare riflessioni. Per questa componente soggettiva e di indagine psicologica del soggetto, il simbolismo viene influenzato dalla psicoanalisi, disciplina che nasce anch’essa in questi stessi anni, e la pittura diventa a sua volta strumento di analisi della mente umana.

L’arte è quindi ora intesa come rivelazione dell’essenza più profonda e misteriosa delle cose che non è conoscibile attraverso gli strumenti della logica. I simbolisti rinunciano perciò a raffigurare la realtà e assumono un linguaggio indefinito evocativo e allusivo.

“Nemica delle spiegazioni, della declamazione, della falsa sensibilità e della descrizione oggettiva – si legge nel manifesto “Le Symboliste”, uscito su Le Figaro il 18 settembre 1886 a firma di Jean Moréas – l’arte simbolista aspira a vestire l’Idea con una forma sensibile. Nondimeno, essa non ne costituirebbe l’esclusiva finalità ma anzi, nella sua funzione di espressione dell’idea, vi rimarrebbe asservita.  L’Idea, a sua volta, non dovrà essere spogliata del manto sontuoso dell’analogia esteriore, poiché il carattere dell’arte simbolica è tale da non spingersi mai fino alla concezione dell’Idea in sé. Ecco dunque che gli scenari della natura, le azioni dell’uomo e i fenomeni concreti non trovano in tale arte una manifestazione propria; essi sono piuttosto apparenze sensibili, destinate a rappresentare le affinità esoteriche con le Idee primordiali”.

Le symboliste, 1866 (Wikisource)

Gustav Klimt

Il più noto fra tutti i simbolisti è sicuramente il padre della Secessione Viennese, fondatore nel 1897 di quel movimento che, ponendosi in forte contrasto con i rigidi canoni accademici, ridisegna il modo con cui guardare e rappresentare il modo circostante. La sua pittura così ricca, allusiva e simbolica deve molto alla professione di orafo del padre e anche alla cultura bizantina che conobbe durante due soggiorni a Ravenna. Dall’unione di questi stili e dal desiderio di raccontare l’intimità dell’animo, nascono dipinti arcinoti come “Il bacio” o “Le tre età della donna”, ma anche altri come “La Vergine” (1912-14) nel quale Klimt si ferma a riflettere sul significato più nascosto del termine. Qui è evidente il doppio movimento della spirale composta dai sette corpi di giovani donne che ruota sia verso l’interno che verso l’esterno, apre e chiude, e rimanda in senso metaforico allo stato psichico dell’attesa, tipico del periodo adolescenziale, nel quale si ritrova un elemento seduttivo e velatamente erotico.

Gustav Klimt, La vergine, 1913 (Wikimedia Commons)

 

Maggiore scandalo fece il precedente dipinto intitolato “Nuda Veritas” (1899) nel quale una giovane si mostra al pubblico nella sua nudità e semplicità tenendo in mano uno specchio. Di quest’opera esistono due versioni, una ad olio e una litografia apparsa l’anno precedente sulla rivista della Secessione Viennese. Le due differiscono per l’iscrizione che portano sopra e per la presenza nel dipinto di un serpente ai piedi della ragazza. In entrambi i casi, però, è evidente il carattere di ribellione alla pratica estetica tradizionale e alla società borghese e il richiamo alla necessità di guardare oltre le apparenze, alla ricerca di una più intima e sincera verità, simboleggiata dallo specchio. Come tutte le donne di Klimt, anche questa possiede un insieme di innocenza e seduzione che la rende ancora più scandalosa e inaccettabile per la borghesia perbenista in un momento in cui la psicoanalisi freudiana faceva della sessualità e della nudità uno scomodo oggetto di studio.

 

 

 

 

 

 

Espressionismo

Influenzato dallo stile e dal pensiero del fondatore della Secessione viennese, Egon Schiele è sicuramente uno dei maggiori esponenti del movimento espressionista. La sua pittura esprime moto chiaramente la poetica del movimento che tende alla ricerca di ciò che c’è di soggettivo nella realtà, alla rappresentazione della solitudine dell’uomo, dell’alienazione dell’individuo con una forte introspezione psicologica.

Nell’espressionismo “l’occhio interno si sostituisce a quello esterno creando, in qualche modo, una sorta di confusione fra etica ed estetica” si legge nella definizione del movimento nell’enciclopedia delle arti Le Muse (De Agostini, Novara, 1965, Vol. IV, pag.396-399).

L’espressionismo cerca la comunicazione diretta con il pubblico e vuole ridare alla produzione artistica il suo ruolo di intermediario tra l’artista e il mondo, tra il sentimento e le idee personali che l’opera manifesta e l’ambiente che rappresenta.

I ritratti di giovani uomini e donne di Schiele e i suoi autoritratti raccontano proprio questa necessità di esprimere un disagio interiore.

Egon Schiele, Autoritratto,1912 (Wikimedia Commons)

Egon Schiele

Dopo avere frequentato l’Accademia di Belle Arti di Vienna, già a 17 anni comincia a manifestare uno stile unico e personalissimo. I suoi modelli sono sempre giovani e adolescenti, suoi coetanei del resto, che raccontano di un difficile rapporto con se stessi e con la sessualità in genere in un periodo della vita in cui tutti si trovano a scontrarsi e confrontarsi con dubbi e scoperte.

Schiele è stato un artista molto prolifico, produsse nella sua breve vita (morì a soli 28 anni) un’infinità di opere, 350 dipinti e 2800 tra disegni e acquarelli. L’irrequietezza del suo animo appare evidente in tutte le sue opere in cui sensualità, erotismo, disagio e morte si mescolano irrimediabilmente. L’arte fu per lui più di un mezzo di espressione, quasi uno strumento di autoanalisi.

Egon Schiele, Nudo maschile con fascia rossa che cinge i fianchi,1914 (Wikimedia Commons)

Nel 1907, Egon incontrò casualmente Klimt in un caffè e da questo momento la sua vita cambiò, fu una vera folgorazione che gli fece adottare le teorie di quello straordinario maestro. Klimt fu anche una figura importante per la carriera del giovane pittore, gli procurò contatti e gli mise a disposizione modelle da ritrarre, tanto che nel 1908 organizzò la sua prima personale.

Egon Schiele, Nudo femminile, 1910 (Wikimedia Commons)

Il tormento e l’erotismo espresso nelle sue opere gli procurarono però anche diversi problemi tanto che nel 1912 fu accusato di aver sedotto, traviato e rapito una ragazzina quattordicenne ma fu, dopo un lungo percorso giuridico, accusato solo di pornografia. Va considerato che il periodo storico nel quale Egon si fa largo e impone la sua arte è la fine di un’epoca ricca e borghese, fiduciosa nel futuro, che di lì a poco avrebbe dovuto chiudersi con lo scoppio delle prime granate della Grande Guerra e l’avvio di quello che era destinato ad essere il secolo più sanguinoso che la storia ricordi.

Due anni fa la vita e le opere di questo discusso artista sono diventate un film a dimostrazione del fatto che il più controverso fra gli artisti di Vienna non smette, e non smetterà, di incuriosire e di dare scandalo.

Crediti immagini
Gustav Klimt, Nuda veritas, 1898 (Wikimedia Commons)
Gustav Klimt, Nuda veritas, 1899 (Wikimedia Commons)
Box: Egon Schiele, L’abbraccio, 1917 (Wikimedia Commons)

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