Giù dalla cattedra: filosofia e università nell’età moderna

Claudio Fiocchi

Molte dei maggiori filosofi della storia sono stati docenti: Platone e Aristotele hanno fondato una scuola, Abelardo era inseguito dagli studenti ovunque andasse, Kant giunse alla cattedra universitaria dopo anni di lavoro come precettore, Hegel insegnò in varie università tedesche fino ad approdare a quella di Berlino. Anche i maggiori filosofi contemporanei sono quasi sempre docenti universitari.

Eppure c’è stata un’epoca in cui i filosofi maggiori si tenevano distanti da scuole e università: Erasmo da Rotterdam, Cartesio, Spinoza, Leibniz, Voltaire, Rousseau e altri ancora ci mostrano come nell’età moderna essere filosofi non significhi essere docenti di filosofia. Consideriamo alcuni di questi casi.

Erasmo da Rotterdam: meglio l’editore della cattedra

Nell’Elogio della Follia Erasmo ironizza a proposito dei docenti: grammatici che con verghe, sferze e scudisci torturano ragazzi schiamazzanti; insegnanti che vanno fuori dai gangheri per un errore grammaticale; teologi ottuagenari che si innamorano di etimologie improbabili del nome Gesù; retori che appositamente escogitano prolusioni che non c’entrano nulla con il contenuto del discorso. Un panorama piuttosto desolante del corpo insegnante dell’Europa cinquecentesca.

Anche se Erasmo ha forse calcato la mano, è verosimile che qualcosa di vero ci sia. Non stupisce allora che Erasmo non abbia amato i teologi di Parigi, città dove dove studiò (ma si laureò in seguito, a Torino) né quelli di Cambridge, dove insegnò (ma per poco). La teologia delle università, e i metodi di insegnamento della scolastica erano molto distanti da quelli che Erasmo intendeva praticare.

Con Erasmo si disegna un profilo nuovo di intellettuale. Egli, infatti, intrattiene stretti rapporti con i suoi editori (Aldo Manuzio e Johan Froben), frequenta gli umanisti, viaggia per l’Europa, stringe amicizie, viene coinvolto suo malgrado nelle discussioni della Riforma. In poche parole, intorno a lui si forma un pubblico piuttosto ampio e disomogeneo.

Qui trovi una biografia di Erasmo da Rotterdam

Cartesio e gli scontri con le università olandesi

Cent’anni dopo incontriamo un altro filosofo senza cattedra, Renée Descartes, o più semplicemente Cartesio. Nel Discorso sul metodo, la sua opera più famosa, Cartesio racconta di essere stato istruito in una delle migliori scuole d’Europa da uomini dotti. Il collegio di La Flèche, di recente fondazione quando Cartesio vi entrò, era una scuola di gesuiti. L’ordine dei gesuiti, nato nel contesto della Controriforma, svolse un ruolo centrale nella formazione delle classi dirigenti cattoliche dell’età moderna. Elementi distintivi dei collegi gesuiti erano un programma di studio definito, l’attenzione alla disciplina, la coltivazione di virtù e modi di comportamento utili alla futura vita di società.

Cartesio non muove una critica radicale all’istruzione ricevuta: sembra piuttosto volerne segnalare i limiti e denunciarne il ripiegamento su se stessa.

Appena poté, Cartesio abbandonò gli studi e iniziò a viaggiare: «Mi sembrava infatti che avrei potuto trovare una maggior verità nei ragionamenti che ciascuno fa sugli affari che lo riguardano, ed il cui esito lo punirà subito se ha mal giudicato che in quelli fatti da un uomo di lettere nel suo studio» (Discorso sul metodo, parte I, in Opere, Bompiani, Milano 2012). Troppo legati al desiderio di applauso e di fama, gli studi umanistici non sedussero Cartesio.

Pare che in Olanda, dove scelse di abitare, Cartesio si fosse iscritto all’università, ma ben presto la sua carriera di studioso prese un’altra direzione e con le università ebbe un pessimo rapporto. I suoi scritti suscitarono ostilità e polemiche a Utrecht, a Groninga e a Leida. Le autorità accademiche cercarono di frenare la diffusione delle idee cartesiane (diversi docenti, infatti, avevano abbracciato le tesi di Cartesio) a colpi di condanne. Cartesio e i suoi seguaci furono coinvolti in varie polemiche con le autorità accademiche che Cartesio cercò di placare con l’intervento di alte personalità.

L’ostilità accademica non fermò la diffusione delle sue idee, che passarono per altri canali, soprattutto la corrispondenza e la diffusione degli scritti tramite amici e conoscenti presso una platea di persone di cultura, laici ed ecclesiastici, francesi, olandesi e di altre nazionalità, uomini e donne (come Elisabetta del Palatinato ed Elisabetta di Svezia).

Rousseau contro l’educazione nelle scuole

L’età dell’illuminismo, in Francia, è un’età di filosofi senza cattedra: nobili come Montesquieu, borghesi come Diderot, outsider come Rousseau furono per lo più lontani dal mondo accademico. Il loro pubblico era costituito dai membri dei circoli letterari e dei caffè, mentre l’istruzione tradizionale e le sue istituzioni erano un obiettivo polemico. A questo proposito Rousseau è drastico: «Non considero come un’istituzione pubblica quegli stabilimenti ridicoli chiamati collegi», scrisse nell’Emilio e in nota aggiunge che anche se nell’università di Parigi ci sono professori stimabili, questi sono costretti dall’uso a praticare un cattivo insegnamento. Autodidatta, scontroso, controcorrente, Rousseau muove una critica ad ampio raggio alla società, fonte di corruzione, e prospetta un ideale educativo diverso, che tene i giovani lontani dalla scuola perché imparino a contatto con la natura e sotto la guida di un precettore attento alle diverse fasi dello sviluppo dei propri pupilli.

Cliccando qui trovi una breve sintesi del pensiero di Rousseau tratto da Rai Scuola

Qui invece un articolo sulla recente edizione delle sue opere

La ricerca e l’opinione pubblica

Perché tanti dei principali filosofi di questi secoli sono stati estranei al mondo delle università, anche se altri come Galilei e Vico non lo furono? Le risposte sono molte: vicende individuali (come il fatto di essere nobili), resistenze degli ambienti universitari alle innovazioni e spesso ostili a quella che oggi chiameremmo “libertà di ricerca e di insegnamento”, possibilità di carriera al di fuori dell’università sono tutti fenomeni che concorrono a disegnare la figura del filosofo extra universitario.

Forse il criterio unificante di queste esperienze è l’esistenza di un pubblico disposto a leggere i testi filosofici e scientifici e di luoghi come i circoli e le accademie scientifiche e letterarie pronti a discuterli. Inoltre, Erasmo, Cartesio, Rousseau vissero nell’epoca della stampa, che rendeva possibile un’ampia circolazione dei loro scritti.

In altre parole, i filosofi extra accademici e il loro pubblico si formarono parallelamente e contribuirono allo sviluppo di una “repubblica delle lettere”, ossia di una rete di intellettuali che si scambiavano informazioni, leggevano l’uno le opere dell’altro, dialogavano a distanza. È anche grazie a queste esperienze che prese corpo una delle maggiori eredità del mondo moderno: l’opinione pubblica.

 Qui trovi un approfondimento a proposito dell’opinione pubblica

Crediti immagini

Apertura: “Scuola di Atene” di Raffaello Sanzio
Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Atene#/media/File:Sanzio_01.jpg

Box: Miniatura del 1497. Studenti tedeschi dell’Università di Bologna
Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_di_Bologna#/media/File:Universit%C3%A4t_Bologna_Deutsche_Nation.jpg

 

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