Il Bauhaus: la scuola che univa arte e tecnica

Simona Pinelli

di Simona Pinelli e Chiara Pilati

Nel 2019 sarà il centesimo anniversario della fondazione della Staatliches Bauhaus, più nota semplicemente come Bauhaus, una delle più importanti scuole superiori di istruzione artistica della storia. Fondata nel 1919 a Weimar, in Germania, da Walter Gropius, secondo i criteri dell’allora nascente Movimento Moderno (o International Style), ispirato a un radicale ripensamento del binomio arte e tecnica applicato all’architettura e al design: l’arte in funzione della tecnica, e in un’ottica più funzionale e razionalistica. Il termine “Bauhaus” era stato ideato dal fondatore della scuola e si riferiva alla parola “Bauhütte”, che nel medioevo indicava la loggia dei muratori.

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Oskar Schlemmer, Il Sigillo del Bauhaus. 1922

Simbolo della scuola era il “sigillo” del Bauhaus, disegnato da Oskar Schlemmer, grande artista e insegnante nella scuola. In una sola immagine, come un modernissimo art director, Schlemmer sintetizza tutte le caratteristiche della suola: razionalità, essenzialità delle forme, efficienza, centralità dell’uomo ma anche della macchina (l’uomo sembra quasi un robot). All’inizio la scuola venne largamente sovvenzionata con fondi pubblici dalla stessa città di Weimar, amministrata dai socialdemocratici. Ben presto però sorsero subentrarono profondi contrasti con le autorità e nel 1925 la scuola fu spostata a Dessau, dove venne costruito il famoso edificio che ospiterà il Bauhaus.

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La facciata dell’edificio principale del Bauhaus (crediti foto: MCAD Library, flickr)

L’edificio fu progettato dallo stesso Gropius e divenne ben presto il manifesto del nuovo clima razionalista che andava imponendosi nella cultura architettonica europea. È tuttora in perfette condizioni e visitabile.

La didattica: i corsi

Al Bauhaus si seguiva un preciso percorso di studi, peculiare e unico nel suo genere. Fedele ai suoi assunti, la scuola aveva come caratteristica principale la fusione arte, tecnologia e artigianato: l’unione delle arti, non più divise tra loro, si fa simbolo ed espressione di un’unica volontà ‘creatrice’, di un’unica ispirazione; per questo, ogni corso era tenuto da un artista e da un maestro artigiano insieme.

Un’altra novità era costituita dal Corso Propedeutico, che durava sei mesi e nel quale gli allievi, di diversa estrazione e provenienza, studiavano materiali, colore. Non solo: i partecipanti al corso imparavano anche a curare il corpo, il vestiario e l’alimentazione anche attraverso le filosofie orientali.

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Laboratorio di tessitura (crediti foto: clicca qui)

Seguivano poi tre intensi anni di Seminari e soprattutto di Laboratori nei quali si apprendevano e si sperimentavano le caratteristiche tecniche e di lavorazione di ogni tipo di materiale e tecnica dalla lavorazione di metalli e legno alla decorazione del vetro, dall’arredamento alla decorazione parietale dalla tessitura alla grafica pubblicitaria. Fondamentale, infine, lo studio della progettazione architettonica, che per il Bauhuas era di fatto la materia principale, che prevedeva anche tirocini nei cantieri edili.

In questa foto dell’epoca si può vedere l’interno del laboratorio di tessitura a Dessau, dove è evidente anche l’importanza che veniva data agli spazi in cui gli allievi lavoravano.

La didattica: gli insegnanti

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Fotografo sconosciuto, I docenti sul tetto del Bauhaus a Dessau, 1926.
Parigi , Musée National d’Art Moderne – Centre Pompidou

Il successo della scuola del Bauhaus è legato non solo alla didattica, certamente fuori dal comune, ma anche e soprattutto ai suoi insegnanti, che di quella didattica furono gli ideatori e i propulsori. Appartenenti a nazionalità ed estrazioni culturali diverse, i docenti del Bauhaus – che spesso vivevano all’interno della scuola – erano artisti, architetti, artigiani, designer e sono tuttora figure di primissimo piano della cultura europea.

Primo fra tutti ovviamente Walter Gropius, che dopo essere stato tra i fondatori, diventò il primo direttore del Bauhaus dal 1919 fino al 1928. Considerato uno dei più grandi architetti contemporanei ha progettato edifici considerati pietre miliari dell’architettura, tra cui la stessa sede del Bauhaus di Dessau.

Tra il 1922 e il 1933 Wassily Kandisky insegna al Bauhaus, prima a Weimar e poi a Dessau. Gli anni del Bauhaus sono caratterizzati dall’amicizia dal collega Paul Klee e dalla pubblicazione di un saggio fondamentale: Punto e linea sul piano. Durante la sua lunga presenza al Bauhaus, Kandinsky non solo fu uno stimatissimo docente ma, ripensò il suo stile superando la sua concezione lirico espressiva dell’astrazione per focalizzarsi sulle proprietà del punto, della linea, della superficie e del colore. E questo era l’insegnamento che passava ai suoi allievi.

Proprio l’amico di Kandisky Paul Klee fu il docente di “Teoria della forma e della figurazione” nella sua esplorazione dell’universo interiore dava sempre più conto del valore dei segni, della composizione e dei contrasti di colore. Klee insegnò nella scuola dal 1920 e svolse una forte azione equilibratrice, tanto che Gropius lo definì “l’estrema istanza morale del Bauhaus”. Dai suoi allievi venne invece soprannominato “il Buddha”: era molto distaccato, infatti, da tutte quelle che erano le attività sociali della scuola e venne considerato, sempre dai suoi allievi, alla stregua di un oracolo.

Altri protagonisti furono il disgner Johannes Itten che insegnava “Teoria del colore” e il pittore e fotografo Laszlo Moholy-Nagy che aveva allargato anche alla pittura la sua indagine sui problemi della statica e dell’equilibrio e sugli effetti derivanti dall’attivazione dei contrari.

Nel 1927 Gropius, alla ricerca di un docente per la neonata sezione di architettura, offre la cattedra a Hannes Meyer che già nella presentazione del suo corso colse l’occasione per determinare quei principi che diverranno peculiari nell’attività della scuola sotto la sua direzione: “il mio insegnamento sarà tendenzialmente di tipo funzionalistico e collettivistico e inoltre sarà particolarmente attento alle tecniche costruttive”. Dal 1928, poi, Meyer succedette a Gropius e diventò il direttore della scuola del Bauhaus fino al 1930 quando arrivò Ludwig Mies van der Rohe, il teorico del “Less is more” che impresse alla scuola un carattere più strettamente disciplinare incentrato sull’architettura e la resse fino alla chiusura.

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The Barcellona Pavillion di Ludwig Mies van der Rohe (crediti immagine: malouette, flickr)

Per il design, disciplina fondamentale della scuola, imprescindibile fu la figura del già citato Marcel Breuer mentre per il teatro centrale è la figura di Oskar Schlemmer, già citato in quanto autore del Sigillo del Bauhaus.

L’arrivo del nazismo, con il suo odio per l’arte e la cultura contemporanea, sancì la fine della scuola Bauhau. Senza sovvenzioni statali, con molti docenti licenziati perché ritenuti sovversivi, e con continue pressioni della Gestapo, l’istituto venne chiuso nel 1933.

Nonostante ciò il Bauhaus ebbe un enorme impatto sulle tendenze dell’arte e dell’architettura nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti, anche grazie al fatto che molti dei docenti della scuola furono costretti a fuggire dalla Germania a seguito della chiusura della sede da parte della dittatura nazista. Per il regime la maggior parte degli insegnanti del Bauhaus erano esponenti di correnti artistiche considerate degenerate e come tali, in patria, non riuscirono a trovare nessun incarico pubblico e si videro precludere ogni possibilità di lavorare in territorio tedesco. Non rimase, che la via dell’emigrazione, per la maggior parte verso gli Stati Uniti. A tutti loro, in quanto ambasciatori di un’esperienza che già era considerata dagli ambienti culturali coevi come rivoluzionaria, vennero riservate ovunque accoglienze entusiastiche. Negli Stati Uniti molti di loro ebbero l’opportunità di proseguire il discorso interrotto in Germania e avviarono attività professionali che permisero alle nuove forme del razionalismo di affermarsi anche oltreoceano dove il nuovo movimento prenderà il nome di International Style (Movimento Moderno).

Il pittore Josef Albers, dapprima studente e poi docente del Bauhaus, nel 1933 avviò l’esperienza del Black Mountain College, in North Carolina. Laszlo Moholy-Nagy fondò nel 1937 il New Bauhaus Chicago, in seguito Institute of Design. Ludwig Mies van der Rohe divenne direttore del dipartimento di Architettura all’Armour Institute di Chicago e istituì nel 1938 l’Illinois Institute of Technology, dove chiamò anche i colleghi Hilberseimer e Peterhans per dare la spinta a tutta una nuova generazione di architetti. Mentre il fautore e fondatore del Bauhaus Gropius ottenne un insegnamento al dipartimento di architettura ad Harvard.

Attraverso queste istituzioni, il Bauhaus ha così prolungato la sua influenza per gran parte del dopoguerra e ancora oggi molti architetti e designer si ispirano al movimento più importante del XX secolo. Senza contare che gran parte degli oggetti e mobili disegnati negli anni del Bauhaus sono ancora in produzione.

Per approfondire:

Il documentario del 1994 Bauhaus, Il volto del XX secolo, di Frank Whitford, è un prezioso documento per conoscere la storia del Bauhaus attraverso le fasi, le opere, i mobili, gli edifici e gli oggetti di design del movimento.

Lo potete trovare in italiano cliccando qui. È in versione integrale e dura 49 minuti.

Nel 2019 il Bauhaus compirà 100 anni. In questo video Claudia Perren direttrice della Fondazione Bauhaus di Dessau, oltre a concederci una sbirciatina dentro gli ambienti del Bauhaus, ci anticipa già le tante celebrazioni che ci saranno .

Crediti immagini:

Apertura: “BauhausType” (Wikimedia Commons) – Link

Box: Oscar Schlemmer, Il sigillo del Bauhaus (Wikimedia Commons) – Link

 

 

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