Il difficile percorso verso la famiglia tradizionale

Claudio Fiocchi

Che la famiglia debba essere incentrata sull’amore dei suoi membri pare una verità così scontata da non poter nemmeno essere messa in discussione. Come spesso accade, però, sono gli storici a ricordarci che un certo modo di vivere è in realtà il frutto di un lungo percorso e che per secoli la famiglia, più che sull’affetto, si basava sul rispetto, l’obbedienza, il senso di un destino che andava oltre il presente e si muoveva nell’ottica di generazioni. Ma quando le cose sono cambiate e la famiglia è diventata il regno degli affetti? E quando e come è nata l’immagine “tradizionale” della famiglia, basata su un padre dedito al lavoro e una madre che rivolge le sue energie alla casa e ai figli?

Prima le idee

Quando si tratta di rispondere a queste domande, gli storici mettono sempre in guardia: l’Europa è un continente vasto, abitato da milioni di persone che sono vissute in condizioni molto diverse e che, per secoli, non hanno potuto lasciare traccia di sé e della propria vita familiare. Ciononostante gli storici possono recuperare molti documenti, pubblici e privati, che parlano della vita di alcune famiglie o delle idee circolanti sul matrimonio, l’infanzia e il rapporto tra genitori e figli.

Leggendo questi materiali, negli ultimi cinquant’anni, gli storici hanno fatto numerose scoperte. Innanzitutto, è emerso che i ceti medio-alti della società europea erano sensibili alle idee dei filosofi sull’infanzia. Dai filosofi John Locke e Jean-Jacques Rousseau le élites europee avevano appreso che il bambino ha una sua specificità: deve giocare, non deve essere percosso e deve sperimentare per poter conoscere.

In seguito, la Rivoluzione francese aveva stabilito un rapporto diverso tra padri e figli, basato non sul controllo dei primi sui secondi, ma sull’affetto e il dovere di tutelare i figli, anche se poi il regime napoleonico si era premurato di ripristinare l’autorità paterna in nome della stabilità sociale.

Il Romanticismo, a sua volta, aveva diffuso altri due concetti: che il bambino è puro e innocente e che l’amore è un sentimento totale nel quale confluiscono amicizia, sesso, matrimonio e passione (anche se nella pratica molti sconsigliavano di scegliere il partner in base al cuore, ma suggerivano piuttosto di ascoltare la voce della ragione).

Alla voce dei filosofi si univa quella dei medici: in parecchi, nel corso dell’Ottocento, tuonavano contro l’affidamento dei figli alle balie e denunciavano le condizioni malsane in cui i bambini trascorrevano le prime fasi della loro vita, lontani dalla loro madre naturale e abbandonati tra le mani di giovani ignoranti. Erano le madri a dover allattare i figli, sostenevano molti medici, e non giovanette interessate solo a pochi soldi.

Dalla borghesia alla classe operaia

Perché queste idee potessero tradursi in realtà, però, occorrevano varie condizioni materiali. Una di queste fu resa possibile dalla diffusione dell’industrializzazione in alcune aree dell’Europa occidentale. La nascita del capitalismo, infatti, comportò in ambiente borghese una minor partecipazione della donna al lavoro. Poteva così concretizzarsi un modello di famiglia basato sulla rigida divisione di ruoli, tra un uomo dedito al lavoro e una donna attenta alla casa e ai figli. Era un ideale di rispettabilità a cui aspirava anche la classe operaia nata con la Rivoluzione industriale. Joan W. Scott (in La donna lavoratrice nel XIX secolo, in Storia delle donne in occidente. L’Ottocento, a cura di G. Duby e M. Perrot, Laterza, Roma-Bari 1991) ricorda che alla fine dell’Ottocento i sindacalisti affermarono più volte che il salario del marito doveva bastare per tutta la famiglia. Però questo ideale era sovente lontano dal realizzarsi e le mogli e madri contribuivano in vari modi alle entrate della famiglia.

 Spazio ai bambini

Perché la famiglia diventasse quella “tradizionale” erano necessari altri passaggi, il primo dei quali era la nascita di un tempo dell’infanzia, durante il quale il bambino avrebbe potuto giocare e istruirsi. In poche parole, le famiglie non dovevano più contare sul reddito minorile. Anche qui la chiave fu l’innalzamento dei salari unito però all’obbligo scolastico, che nel XIX secolo si diffuse nei paesi europei. Così, tra Ottocento e Novecento, con notevoli differenze tra le varie zone d’Europa, andò tramontando l’economia familiare, nella quale i figli andavano presto a lavorare e versavano i propri guadagni ai genitori. Anche le famiglie dei ceti inferiori iniziarono a progettare in altro modo il futuro dei loro figli e li mandarono a scuola. Molte testimonianze, però, suggeriscono che, soprattutto nelle campagne, i cambiamenti erano difficili: lì il lavoro minorile era ancora una necessità e il maestro di scuola sembrava un avversario che sottraeva risorse (il lavoro dei figli) al capofamiglia.

 Come varia oggi l’obbligo scolastico nei paesi europei? Clicca qui per saperlo.

La scelta del partner

E il matrimonio d’amore? Forse nacque nelle classi medio-alte (come ha sostenuto lo storico Lawrence Stone), più attente ai cambiamenti di idee; forse nella classe lavoratrice, meno legata alla gestione dei patrimoni e alle alleanze familiari (è la tesi di Edward Shorter).

Se gli amori proletari erano piuttosto liberi (ma non per forza felici), le vicende familiari della borghesia erano complesse: spesso le famiglie creavano occasioni perché le figlie potessero essere conosciute da giovani promettenti. A giocare un ruolo importante nella scelta del futuro sposo erano le presentazioni in società, la frequentazione del tennis e del pattinaggio, delle stazioni termali e dei luoghi di villeggiatura: in poche parole, gli incontri avvenivano all’interno di “un recinto invisibile” a cui aveva accesso la sola classe dirigente.

In questa scena del film “Orgoglio e pregiudizio”, tratto dall’omonimo romanzo di Jane Austen, troviamo un condensato sentimenti e considerazioni di classe a proposito del matrimonio

Il quadro generale è però molto incerto. Michela De Giorgio (curatrice insieme a Ch. Klapisch-Zuber di una Storia del matrimonio, Laterza, Roma-Bari 1996) conclude che, almeno in Italia, i matrimoni dei rampolli delle élites tra Ottocento e Novecento non seguivano una regola rigida, ma libertà personale e ingerenza familiare variavano da caso a caso.

Attraverso un percorso tortuoso nel corso dell’Ottocento iniziò quindi a formarsi quella che siamo abituati a pensare come la famiglia tradizionale e che oggi, a detta di molti, è già in fase di declino.

Immagine di apertura: “Family walk”, di www.GlynLowe.com (via flickr)

Immagine per il box: “Extended family sharing meal together at breakfast table includes (seated clockwise) John Messemore (Sylvia’s father); Myrtle Lawrence’s granddaughter Lucille Kimbrell; grandson Elroe Kimbrell; son Allen Lawrence; Myrtle Lawrence holding grandson Ray Kimbrell; son Elvin Lawrence; Joel Messemore, Sylvia’s brother; daughter Icy Jewel Lawrence; daughter in law Sylvia Lawrence; husband Ben Lawrence; and daughter Snowbank Lawrence Kimbrell pouring coffee”. Di Louise Boyle. (via flickr)

 

 

 

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Commenti [1]

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  1. mariateresa

    Grazie. Materiale veramente interessante : si rende il programma più vero ed attivo

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