Sogni di psicologi

Claudio Fiocchi

La psicologia guarda ai sogni con una certa apprensione. Freud ha fatto del sogno e della sua decifrazione un aspetto centrale del proprio lavoro. Ma ben presto interpretare correttamente un sogno è parso un’impresa assai ardua. Autori successivi e altre correnti della psicologia hanno elaborato modelli diversi fino ad approdare oggi a una nuova visione del sogno anche da parte degli psicoanalisti di impostazione freudiana.

 

Freud e il messaggio nascosto nel sogno

Ricordiamo che secondo Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, il sogno è una specie di linguaggio primitivo che traduce in immagini le pulsioni e i desideri che allignano nell’inconscio. Ma le immagini del sogno , il “sostituto manifesto” dell’elemento onirico latente, non sono per nulla chiare, perché un censore notturno impedisce all’inconscio di manifestarsi con chiarezza alla mente del dormiente, e anzi manipola in mille modi la rappresentazione del desiderio: per esempio, una signora che si rifiutò di lasciare sua figlia in collegio per un altro anno (cosa che le avrebbe consentito di proseguire la terapia con Freud), sognò che negava alla figlia 3 fiorini e 65 centesimi (365 sono i giorni di un anno), ma le affidava solo 21 centesimi (mancavano tre settimane alla fine dell’anno in collegio).
In questo modo la psiche cerca di appagare un proprio desiderio proibito: un amore proibito, il rimpianto per un matrimonio precoce, il disagio per esborso di denaro ecc.
Questa teoria presenta punti deboli, come nel caso dei sogni traumatici, che non soddisfano un desiderio; inoltre, il lavoro interpretativo appare pressoché impossibile, data la stranezza dei sogni.
Freud si difende, sostenendo che quella dei sogni è una sorta di lingua primitiva, piena di espressioni indeterminate, che richiedono un interprete ben addentro al tema trattato. A suo avviso, non è possibile decifrare il sogno senza un qualche aiuto da parte del paziente: ricordi, osservazioni, associazioni di idee forniscono una chiave per intendere il sogno. E se questo lavoro appare lungo e faticoso, in fondo, si tratta solo di un aspetto di quel meticoloso sforzo che lo psicoanalista deve affrontare per dare senso agli strani comportamenti di un nevrotico.
Freud dedicò all’analisi del sogno molti lavori, tra i quali il fondamentale L’Interpretazione dei sogni del 1899.

 

Verso una svolta

Spiega Romano Madera, nell’introduzione a Freud e il sogno (Mondadori, Milano 1988), che le tesi di Freud hanno subito una drastica revisione sulla scia delle teorie di altri due psicoanalisti, Melanie Klein e Wilfred Bion. La Klein spiega che nella mente si formano oggetti psichici a partire dalla scissione del Sé. Le relazioni tra tali oggetti costituiscono un teatro interiore che si manifesta anche nel sogno. Per Bion, invece, il sogno è un mondo visivo in cui compaiono emozioni e sentimenti del vissuto. In questo modo, l’idea originaria di Freud viene radicalmente modificata.

 

L’interpretazione di Hobson e quella cognitivista

Oggi il panorama degli studi sul sogno appare molto variegato e gli studi neurofisiologici sul sonno e il sogno influenzano le teorie correnti.  Vi sono studiosi che al sogno negano un senso. È il caso di Allan Hobson, autore de La macchina dei sogni (Giunti, Firenze 1992), per il quale i sogni nascono dal tentativo della corteccia cerebrale di dare senso a impulsi neuronali generati dal tronco encefalico in modo casuale durante il sonno: un modello che egli definisce “attivazione-sintesi” e che prescinde dall’esistenza dell’inconscio.

Secondo alcuni psicologi cognitivisti, invece, il sogno è una forma di rielaborazione del vissuto. Il sogno quindi non trasmette un messaggio che proviene dal profondo della psiche. I cognitivisti si concentrano quindi sul come si organizza il sogno e non sul suo significato.  Basandosi sulle ricerche della fisiologia del sonno, sui sogni di persone affette da afasia o da lesioni alle parti del cervello che presiedono al linguaggio, una parte della psicologia cognitiva ipotizza che il sogno non sia un linguaggio, ma sia organizzato dagli stessi sistemi che organizzano sintassi e semantica del linguaggio.

 

Interpretazioni psicoanalitiche attuali

Il fatto che possiamo analizzare le fasi del sonno, capire quando si sogna e quali parti del sistema nervoso sono coinvolte non cancella la possibilità di studiare il sogno dal punto di vista del suo contenuto, perché non sappiamo quali fenomeni biologici determinano un sogno. Perciò chi è rimasto nel solco della psicoanalisi continua a considerare il sogno un elemento importante.

Un famoso psicoanalista, Giorgio Abram, ne Il sogno del secolo (Mondadori, Milano 2000), denuncia i limiti delle analisi di Freud che a volte appaiono forzate e frettolose. A suo avviso, però, il sogno resta qualcosa di importante di cui parlare nel trattamento psicoterapeutico.

A spiegare il perché è un altro psicoanalista, Mauro Mancia (autore di numerose opere sul sogno, tra cui Sonno e sogno, Laterza, Roma-Bari 1996). A suo avviso, nel contesto dell’analisi il sogno diventa una sorta di scacchiera sulla quale analista e analizzato giocano la loro partita. Se l’analisi del sogno diventa un aspetto della terapia, l’interazione analista-paziente influenzerà il sogno: e così il transfert del paziente verso l’analista (cioè il trasferimento di sentimenti ed emozioni provate per una persona della sua infanzia) e il corrispettivo controtransfert (gli atteggiamenti dell’analista verso il paziente) emergeranno nel sogno.

Qui trovi un’interessante intervista a Mauro Mancia https://www.riflessioni.it/conversazioni_fasoli/mauro-mancia.htm

Inoltre, intorno al sogno si concentrano dinamiche psichiche che permettono al paziente di capire meglio se stesso: le alternative stesse sognare/non sognare, ricordare/dimenticare il sogno, la scelta del tema e il modo di raccontare il sogno sono indici di cambiamenti psichici, sostiene lo psicoanalista Enrico Mangini (in Il sogno come fotografia dell’apparato psichico del sognatore, in Il sogno cento anni dopo, Bollati Boringhieri, Torino 2000).

A distanza di più di cento anni dalla pubblicazione dell’Interpretazione dei sogni, quindi, sembra quindi che il sogno abbia smesso di essere un “giornale scritto in un clima di censura”, che contiene una verità nascosta, come diceva Freud, per diventare un terreno dinamico di incontro tra analista e paziente.

 

Crediti immagini
Apertura: Pixabay
Box: Sigmund Freud (Pixabay)

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