Abbiamo studenti creativi e digitali?

Dany Maknouz

Tutto è cominciato con un noto video TED di Ken Robinson, fonte di ispirazione di molti docenti, che nel 2006 accusava la scuola di uccidere la creatività degli studenti. All’omologazione di saperi e comportamenti sir Robinson contrapponeva il sogno di una scuola capace di dare spazio all’ espressione personale di ogni ragazzo e di svilupparne il potenziale creativo e ideativo.

Da allora qualcosa è cambiato. Se non nei fatti almeno nelle intenzioni. Didattica personalizzata, attenzione ai bisogni educativi, didattica per competenze hanno spostato il baricentro dell’apprendimento dalla ‘replicazione’ dei saperi alla ‘produzione’ di idee e di conoscenza, valorizzando l’approccio creativo e il pensiero divergente, la capacità cioè di trovare più risposte possibili ad una domanda. E valorizzando anche la capacità di formulare domande (e non solo di dare risposte), di avere un approccio originale e personale, di immaginare strategie diversificate di soluzione dei problemi.

E da allora la spinta al cambiamento è diventata via via più insistente. Dal manifesto della creatività, al Framework per l’educazione e la formazione europea 2020 European Education and training 2020 che vede la creatività e l’innovazione come uno dei suoi quattro obiettivi strategici, fino ad arrivare al recente bando ministeriale  sullo sviluppo del pensiero computazionale e della creatività digitale,  la speranza è di incentivare gli studenti ad esplorare idee, affrontare sfide, misurarsi con l’incertezza e con una certa dose di rischio, recuperare da errori e fallimenti. E perché in ognuno di noi c’è scintilla di creatività, magari con la c minuscola (intesa come forma mentis ideativa) se non con la C maiuscola (quella dei grandi geni artistici) e forse quello di cui necessitiamo è di una nuova definizione di creatività come mostrato nel video sotto:

Come stimolare la creatività in classe?

Stimolare la creatività aumenta la motivazione, supporta e potenzia apprendimento, sviluppa pensiero critico. Merita sicuramente lo sforzo di noi docenti che possiamo agire su più livelli in particolare su 1) l’ambiente d’aula 2) le attività assegnate agli studenti e 3) la valutazione

1) L’ambiente d’aula.
Possiamo favorire la creatività con un’atmosfera in classe rilassata e non giudicante, in cui lo studente si senta incentivato a esprimere la propria idea. Usare metodi di lavoro collaborativi per stimolare le discussioni tra pari. Oppure limitare il numero di informazioni fornite per suscitare la curiosità e la ricerca di dati: per esempio fornendo un testo incompleto e chiedendo agli studenti di scrivere il paragrafo mancante, magari a gruppi, o fornendo un problema con alcuni dati mancanti da stimare o ricercare. Usare immagini e stimoli aperti per incoraggiare l’osservazione e la formulazione di domande: le immagini possono essere fotografiche come nel sito matematico 101qs per stimolare il Problem Posing o nuvole di parole (generabili con wordclouds, worditout o simili) usate per esempio per chiedere di costruire una narrazione con i termini visualizzari o di categorizzare e organizzare le parole in gruppi con criteri liberi da discutere poi collettivamente.

Nuvola prodotta con le parole di questo articolo

E ancora, usare euristiche ad ogni livello per aiutarli a sperimentare per prove (e non solo per esecuzione di algoritmi o formule) e l’associazione casuale tra termini e/o immagini (o percezioni sensoriali) per aiutare lo sviluppo di idee.
Infine provare a nostra volta a essere creativi nell’impostare la struttura delle lezioni, variandone l’organizzazione, modificando o invertendo l’ordine usuale e evitando fissità anche della nostra collocazione nell’aula, magari liberandoci della cattedra!

2) Le attività assegnate.
Diversamente da quanto può sembrare, la creatività non è immaginazione libera e pensiero sciolto, ma nasce dalla disciplina e prospera in un contesto di vincoli (che fanno da stimolo e da supporto). Predisporre e assegnare agli studenti attività con vincoli precisi di contenuto e forma (limiti al numero di parole usate per produrre un testo, al tempo a disposizione, al tipo di materiale utilizzato anche se apparentemente appare inibitorio è un buon modo per far fiorire l’espressione creativa.

Le attività creative sono spesso ‘compiti di realtà’ intesi come produzioni personali e ideative da parte degli studenti che mettono in gioco le loro competenze. Anche per questo è utile assicurarsi che il lavoro degli studenti sia raccolto e “reso pubblico” in qualche modo con ‘portfoglio digitali’ (magari con bacheche virtuali online quali Padlet) per aumentare la loro fiducia nelle proprie capacità.

3) La valutazione ‘per la creatività’ è sicuramente formativa e non sommativa. Si occupa di valutare i progressi degli studenti, i processi e non solo i prodotti e i risultati, prevedere anche possibilità di autovalutazione e valutazione tra pari. Usa rubriche più che voti, e punta a  stimolare la riflessione personale e la metacognizione.


Qual è il ruolo del digitale?

Il digitale è sicuramente presente in tanti aspetti della didattica per la creatività dalla fase di 1) formazione di idee, a quella di 2) raccolta dei materiali fino alla più importante fase di 3) produzione dei lavori da parte degli studenti. Le nuove tecnologie aiutano il processo creativo anche perché facilitano il collegamento in e tra sistemi diversi di rappresentazioni delle informazioni.

1) Per la fase di formazione di idee, oltre ai siti già citati per produrre nuvole di parole, o per reperire immagini (Pixabay, Shutterstock, oltre a Google Images), sono utili le mappe mentali per favorire il brainstorming. Possiamo lavorare con il costruttore di mappe BooktabZ, se vogliamo agganciare il lavoro ai contenuti del libro di testo digitale Zanichelli, oppure usare i siti online free come Coggle o Padlet (che da bacheca virtuale fornisce ora anche la possibilità di costruire mappe di testi e multimedia come mostrato nel video sopra).

E per lavori collaborativi, anche di redazione o di consultazione, oltre ai documenti a più mani offerti da Google Drive e da Microsoft Onedrive, sono utili le lavagne condivise come Awwapp o Stoodle  esportabili anche in pdf o in formato immagine.

2) Per la raccolta e pubblicazione dei materiali abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, tra i sistemi di archiviazione in rete o cloud (tra cui Dropbox) e quelli di pubblicazione online da Google siti, a Sway al più recente Spark Page.

3) Infine per la produzione dei lavori gli studenti possono esprimersi anche digitalmente con ogni forma, dalle videoproduzioni (Adobe Spark Video o Screnscatomatic) , alle immagini per locandine o infografiche (Canva, Adobe post) fino ai software per la produzione di musica e disegno digitali. Senza dimenticarci del coding utilizzato per es per l’ideazione di app (come App lab di code.org).

Quale impatto ha lo sviluppo della creatività sull’apprendimento?

Nella sua ampia meta-analisi su quali fattori influenzano l’apprendimento degli studenti a scuola, John Hattie attribuisce alla creatività un punteggio di 0.65 (la soglia oltre la quale si ha una ricaduta positiva sull’apprendimento è 0.40) apparentemente non altissimo, ma significativo soprattutto se si associa ad altri fattori quali la discussione in classe (0.82) , l’autovalutazione ( 1.33) e la valutazione formativa (0.68)

Perciò possiamo provarci con coraggio! Anche perché, come diceva Matisse, essere creativi richiede coraggio. Quello, secondo Fromm, di andare oltre le nostre certezze.

Per la lezione

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Commenti [2]

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  1. Consiglia

    Segnalo che nell’art.di Dany Maknouz il link alla conferenza Ted di Ken Robinson rimanda invece ad un video tutorial di Dany. Interessanti come sempre gli spunti di riflessione e i riferimenti che ci regali.
    Grazie!
    Consiglia

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