Gufi e allodole. Aspetti sociali della cronobiologia

Redazione

Gli adolescenti non vanno a dormire tardi perché vanno in discoteca. Al contrario, vanno in discoteca perché vanno a dormire tardi. Non è una questione di lana caprina, né un mero gioco di parole.

Gli adolescenti infatti sono un cronotipo molto particolare, dove per cronotipo si intende la propensione di un individuo all’alternanza sonno-veglia, uno degli elementi e dei fenomeni che sono oggetto di studio della cronobiologia, una disciplina che studia il susseguirsi e il presentarsi dei ritmi biologici che avvengono nell’arco delle 24 ore, dalle cellule all’essere umano nella sua interezza.

La cronobiologia ci dice che gli adolescenti presentano un ritmo sonno-veglia alterato rispetto a bambini e adulti e ciò li può portare ad essere meno performanti e attenti in alcune fasce orarie, fra cui la mattina, proprio quando sono a scuola. La nostra società comporta però un’organizzazione temporale molto precisa che può entrare in conflitto con le necessità innate di cronotipi particolari, quali gli adolescenti. In alcuni paesi sono state fatte sperimentazioni per adattare l’organizzazione sociale all’adolescente e non il contrario.

Di adolescenti e di cronobiologia abbiamo parlato con la professoressa Sara Montagnese, Ricercatore in Medicina Interna dell’Università degli Studi di Padova, che ha proposto un breve intervento sugli impatti sociali e medici degli studi della cronobiologia.

Per approfondire il tema della cronobiologia e del cosiddetto “jet-lag sociale” (ovvero questa eventuale discrepanza tra “tempo interno” e tempi dettati dalla società) vi rimandiamo al testo Che ora fai? Vita quotidiana, cronotipi e jet lag sociale scritto dallo scienziato tedesco citato dalla professoressa Montagnese, ovvero il professor Till Roenneberg. Il libro è pubblicato in Italia da Edizioni Dedalo ed è stato inserito nella cinquina finalista del Premio Galileo 2016 per la divulgazione scientifica.

La cronobiologia è una disciplina particolarmente complessa, a cui è difficile dare una definizione univoca. Nella breve clip che segue, sentiamo una definizione proposta dalla stessa professoressa Montagnese.

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