Cinema e collezionismo

Luigi Paini

Ogni storia, in letteratura o al cinema, ha bisogno di un “motore” che la metta e la mantenga in movimento. Una passione invincibile, il desiderio insopprimibile di possedere qualcosa (o qualcuno), l’essere disposti a tutto pur di ottenere lo scopo: quando il personaggio principale è un/una collezionista. Il “motore” nasconde in sé una potenza da brividi. Un quadro inseguito tutta la vita, un oggetto esotico, ma anche cose all’apparenza di nessun valore (per gli altri). Chi è stato contagiato dalla febbre da collezione non si ferma davanti a nulla. E può dare il via a storie noir, gialle, horror, comiche, surreali, grottesche, fantastiche… Il catalogo è infinito, ed è sempre aperto: attende solo nuovi autori.


Istanbul e il Museo dell’Innocenza di Pamuk
, Grant Gee (Turchia 2016)

Collezionare cose insignificanti. “Insignificanti” per tutti gli altri, non certo per il collezionista. Ognuno di noi sa per diretta esperienza che gli oggetti acquistano valore in virtù del loro rapporto con il nostro passato. Può essere la vecchia, scalcagnata bagnarola a bordo della quale abbiamo fatto magnifici viaggi in gioventù; oppure il biglietto di un film visto la prima sera passata insieme alla persona amata. Addirittura, nel Museo dell’Innocenza realizzato dallo scrittore turco Orhan Pamuk, si arriva a mettere in mostra una incredibile quantità di mozziconi di sigarette. Ognuno impercettibilmente diverso dagli altri, ognuno con le tracce del rossetto di una donna, la stessa donna. Il suo nome è Füsun, ed è la protagonista del libro “Il museo dell’innocenza”, scritto dallo stesso Pamuk. Un gioco affascinante di specchi, tra letteratura e realtà, che il documentario di Grant Gee riprende e, se possibile, approfondisce ancora di più. L’innamorato Kemal e la sua Füsun, la cui vicenda si snoda tra un colpo di fulmine e infinite attese, giungendo a un finale tragico. Ora, in quel museo che esiste veramente a Istanbul ed è diventato un’attrazione turistica, gli oggetti evocati nel romanzo si offrono all’attenzione del visitatore, che può così trovare in ognuno di loro un frammento della storia che lo ha catturato sulla pagina scritta. Come ha scritto lo stesso Pamuk, “Se i musei non vengono sradicati dai loro contesti e dalle loro strade, ma sono situati con cura e ingenuità nei loro luoghi naturali, possono avere modo di raccontare autonomamente le proprie storie. Il futuro dei musei è all’interno della nostra casa. Nei musei avevamo la Storia, ma quello che ci serve sono le storie”.


La collezionista
, Eric Rohmer (Francia 1967)

Collezionare… fidanzatini! Giovane, pimpante, indipendente. Anche molto superficiale, certo, ma chi non lo è stato alla sua età? La poco più che adolescente Haydée sa di piacere agli uomini, e tanto. Dunque sfrutta abilmente questa sua innata capacità di seduzione, volteggiando “di fiore in fiore”. La vicenda si svolge sulla Costa Azzurra: è qui che arriva per le vacanze Adrien, di professione antiquario, ospite nella villa di Daniel (che, guarda caso, è un collezionista di oggetti d’arte…). Che cosa succederà adesso fra i tre? Adrien, benché attratto da Haydée, mette subito in chiaro di non avere intenzione di “entrare nella sua collezione”, ma fa sempre più fatica a resistere al fascino della ragazza. Rohmer gioca con i caratteri dei suoi protagonisti: da una parte l’istintiva e provocante protagonista, dall’altra l’intellettuale che ricerca il ritorno alla natura (legge ogni giorno le opere di Rousseau). Inevitabile, Adrien si innamora di Haydée. E lei? Ovvio, è già pronta per una nuova avventura. Siamo poco oltre la metà degli anni 60, il regista coglie i mutamenti profondi in atto non solo nella politica e nella società, ma anche nella vita e nei comportamenti delle persone. Nuovi stili d vita, libertà, indipendenza. Il ’68, con il suo “Joli Mai”, era appena dietro l’angolo.

 

Don Giovanni, Joseph Losey (Francia, Italia, Germania 1979)

“Madamina il catalogo è questo, delle belle che amò il padron mio”. Ancora un collezionista di seduzioni, anzi il più celebre in assoluto. Letteratura e filosofia ne hanno trattato in tutte le declinazioni possibili, mentre nel linguaggio comune “dongiovanni” e “dongiovannismo” individuano modalità di comportamento ben definite. Losey fa una scommessa ardita: “sfida” lo spettatore, portando l’opera lirica letteralmente sul grande schermo. Non si limita però a filmarla in un teatro: i suoi personaggi si muovono nel mondo reale, con la sola differenza che, invece di parlare, cantano. Non è facile accettare una simile “trasgressione” delle comuni modalità narrative. Eppure, superato il primo sconcerto, si viene conquistati dalla maestosità delle scenografie (Ville Palladiane, la campagna veneta, interni sontuosi) e dalla qualità degli interpreti, scelti tra i migliori cantanti lirici del mondo. Dunque le avventure amorose di don Giovanni seducono anche noi. La sua collezione di donne (“In Ispagna son già milletrè!”) ci mostra con chiarezza la patologia di un comportamento che sarà poi preso a modello da Kierkegaard per indicare l’immaturità dello “stadio estetico”. Il gioco diventa a due facce: più si va avanti nella storia, più ci accorgiamo del precipizio verso cui il protagonista ineluttabilmente si incammina; ma nello stesso tempo diventiamo noi stessi vittima di una seduzione, questa volta ad opera (congiunta) del sommo Mozart e del bravissimo Losey. La morale è scritta (“Questo è il fin di chi fa il mal”), ma siamo sicuri che un lato di don Giovanni (meglio, dongiovanni) non riguardi ciascuno di noi (vedi Haydée del film di Rohmer)?


Cosa piove dal cielo
, Sebastián Borensztein (Argentina, Spagna 2011)

In quanto a collezionare cose strane, Roberto batte tutti. Non scatole di fiammiferi, pelli di animali esotici, stuzzicadenti o bizzarrie del genere. Di più, molto di più. Roberto è ossessionato dalle notizie più insolite e incredibili, raccolte dai giornali di tutto il mondo che gli capitano tra le mani. Non conosce confini geografici: dai Maori della Nuova Zelanda agli Inuit delle terre polari, qualsiasi evento che esca dalla normalità conquista la sua curiosità: e le sue forbici, attente, ritagliano quel pezzo di giornale per riporlo con tutte le attenzioni nell’album di un mondo assurdo. Tutto il contrario della vita quotidiana di Roberto, che gestisce un piccolo, antiquato negozio di ferramenta. Una vita insopportabilmente piatta, mai scossa da nessuna perturbazione: qualche cliente e una visitatrice abituale, Mari, da sempre innamorata (non corrisposta) di questo dimesso antieroe. Poi arriva, naturalmente, l’imprevisto. Si materializza sotto forma di un giovane cinese, scaricato da un taxi davanti al negozio. Non sa una parola di spagnolo, non si capisce da dove venga. L’incredibile è che, come si scoprirà più avanti, il ragazzo “esce” da un avvenimento così bizzarro che più bizzarro non si può, proprio del tipo di quelli che Roberto colleziona con avidità. Una mucca caduta dal cielo (!) ha centrato la barchetta sulla quale stava tranquillamente remando con la sua fidanzata. Lei è stata colpita mortalmente, lui ha intrapreso un lungo cammino che lo portato in Argentina. Una storia così assurda da conquistare l’animo di Roberto. Anzi, da riuscire a perforare la sua “scorza”, indurita da un passato terribile che ora, finalmente, può venire alla luce.


La migliore offerta
, Giuseppe Tornatore (Italia 2012)

Finalmente un collezionista come siamo abituati a pensarlo: opere d’arte, capolavori pittorici da riunire in stanze al riparo da sguardi indiscreti, sulla scia dei grandi (e danarosi) appassionati che hanno contribuito a costruire le più importanti raccolte del mondo. È dalla ricchissima collezione (molto particolare: solo ritratti femminili) del battitore d’asta Virgil che prende il via la vicenda. L’uomo è un misantropo, un solitario che si sente realizzato solo quando può ritirarsi a contemplare i suoi tesori, raccolti nel corso dei decenni con consumata abilità. Considerato il migliore di tutto nel suo campo, viene contattato da una misteriosa giovane donna, Claire, che gli chiede di valutare un quadro (ovviamente un ritratto di donna) da lei avuto in eredità. Il film di Tornatore è sicuramente una riflessione sui meccanismi mentali del collezionista compulsivo; tuttavia il suo interesse principale è quello di creare una storia enigmatica, un thriller con colpo di scena finale che spiazza completamente lo spettatore. Un uomo dai comportamenti al limite del patologico, una donna che compie con lui un sottile, per molti aspetti cervellotico gioco di seduzione. Virgil tenta di resistere, ma l’amo del ritratto da valutare è troppo forte per lui da poter essere rifiutato. Una volta conosciuta la donna, ecco la vita vera che irrompe dietro le sue difese, travolgendole.

(Crediti immagini: IMDB, Wikimedia Commons)

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