Cinema e fortuna

Luigi Paini

Dà e toglie. La fortuna è un meraviglioso “motore” narrativo. Ti porta su, fino alle stelle e poi, zack!, se e quando vuole ti ributta a terra, anzi sottoterra… Una “sceneggiatrice” fatta e finita, a cui basta affidarsi per avere storie che travalicano i confini della realtà. Eccolo, l’unico problema per gli sceneggiatori reali è questo: non seguirla troppo sul suo terreno perché, quando esagera, fa diventare inverosimili anche le storie vere. Insieme alla sua sorella gemella, che di nome fa “sfortuna”.

 

È arrivata la felicità, di Frank Capra (USA 1936)

È arrivata la felicità, sotto forma di un gruzzolo di ben 20 milioni di dollari. Tanti soldi anche ai nostri giorni, ma una vera e propria montagna di denaro al tempo in cui è stato girato il film. Un inaspettato colpaccio della fortuna: l’eredità lasciata da un ricchissimo zio a un nipote, Mr Deed, tranquillo provinciale che ha tra i suoi massimi hobby quello di suonare la tuba nella banda del suo paesino. Un sempliciotto, insomma, che gli avvocati incaricati della pratica sono sicuri di poter raggirare senza alcun problema. Mr Deed si trasferisce dunque nella grande metropoli, in una villa principesca, pronto a prendere possesso di tutti i suoi milioni. Se la dovrà vedere non solo con gli avvocati avvoltoi, che cercano di farlo dichiarare insano di mente, ma anche con giornalisti senza scrupoli, pronti a speculare sulla sua presunta ingenuità. Una reporter, in particolare, carpirà la sua fiducia, fingendosi sinceramente interessata alle sue vicende. Sotto falso nome entra nella sua vita, gli sta vicino, fino a farlo innamorare. Attento, signor Deed, la trappola sta per scattare! Siamo però in una “favola” di Frank Capra, straordinario cantore del sogno americano. Anche la reporter finirà per innamorarsi della sua vittima, e il lieto fine è assicurato.

 

Il milione, di René Clair (Francia 1831)

Il cinema ha da poco “conquistato” il sonoro, nel 1931, ed è impegnato a sperimentare le sue possibilità. Facciamo uno sforzo anche noi, seguiamo il regista nell’esplorazione di questo mondo nuovo, perdonando qualche incertezza e apprezzando il coraggio con cui affronta questo “salto nel futuro”. Vita da bohémien a Parigi: Michel e Prosper, due giovani artisti sempre al verde, hanno giocato alla lotteria, vincendo il milione del titolo. Il biglietto fortunato, però, è rimasto nella tasca della giacca di Michel, la quale giacca è stata lasciata a casa della vicina Béatrice… E non è finita, perché nel palazzo è entrato un ladro professionista, inseguito dai poliziotti: per fuggire chiede aiuto proprio a Béatrice, che prima lo nasconde e poi gli regala proprio “quella” giacca. La scena si sposta a teatro, dove la ragazza si esibisce come ballerina. In un crescendo di buffi equivoci e travolgenti inseguimenti, la giacca passa di mano in mano, senza mai arrivare, ovviamente, in quelle giuste. Quanta fatica per rientrare in possesso del biglietto: un vero e proprio tour de force, che assume in più occasioni il ritmo della farsa. Cinema giovane, cinema “pimpante”, cinema per spettatori che cercavano, in sala, un’”ora di oblio” dalle durezze della vita. Giocando sul tema della fortuna, che sembra sempre volersi prendere gioco di chi ripone in lei tutte le sue speranze, Clair costruisce un “divertissement” vorticoso, un balletto frenetico con tutta la freschezza del cinema dei nostri bisnonni.

Ps: molti anni dopo, anche Paolo Villaggio si ritrova in tasca il biglietto vincente in “Ho vinto la Lotteria di Capodanno” (Italia, 1989). Vista la sfortuna che ha sempre perseguitato i suoi personaggi, c’è da scommettere che ben difficilmente riuscirà a mettere le mani sul premio…

 

Soldi sporchi, di Sam Raimi (USA 1998)

Maneggiare con cura. Quello che la fortuna concede, con la stessa arbitrarietà può togliere, un attimo dopo. Nella profonda provincia americana, i fratelli Hank e Jacob, insieme all’amico Lou, trovano un piccolo aereo da turismo, precipitato in un bosco non lontano dalla loro cittadina. A bordo un’incredibile quantità di denaro… Soldi sporchi, come recita il titolo, soldi che qualcuno molto male intenzionato arriverà, inevitabilmente, a reclamare. Dunque bisognerebbe davvero maneggiare con cura quell’enorme gruzzolo letteralmente piovuto dal cielo. Ma entra in gioco l’avidità umana, l’ansia di spendere almeno una parte di quei dollari, la paura di dover dividere con altri. Qui non parte una commedia, ma una tragedia dai toni sempre più cupi. La fortuna si tramuta in poco tempo nel suo contrario. Quello che sembrava essere l’inizio di una nuova vita diventa invece un incubo terribile. E arrivano i sotterfugi, i sospetti, gli omicidi. Persone tranquille, all’apparenza cittadini esemplari, si trasformano in mostri assetati di sangue. È l’antica storia del Male che domina sovrano, svelando gli abissi dell’animo umano. La Fortuna va davvero maneggiata con cura. Basta una disattenzione, e Satana se la ride.

 

La patente, di Luigi Zampa (Italia 1954)

Eccola, la temutissima sorella gemella. La Sfortuna. Ad avere a che fare con Lei è Totò, in un breve episodio (contenuto nel film “Questa è la vita”) ispirato alla novella omonima di Luigi Pirandello e sceneggiato da Vitaliano Brancati insieme al regista Luigi Zampa. Tutto vestito di nero, occhiali da sole anche quando il sole non c’è, il signor Rosario Chiarchiaro (Totò) se ne va in giro per il paesello suscitando i gesti scaramantici di tutti i suoi concittadini, nessuno escluso. Il fatto è che il povero Rosario è considerato uno iettatore, uno che quando lo incroci ti fa cadere il mondo addosso. Vero o falso? Possibile che la vita di un uomo (e della sua famiglia) siano condizionate da una simile, arcaica superstizione? Rosario, disperato per quanto gli capita, decide di risolvere la situazione a suo vantaggio. Si trasformerà, davvero!, in uno iettatore professionista. Si piazzerà nei pressi dei negozi più in vista, facendo fuggire in questo modo i clienti. E dunque, per tenerlo alla larga, i commercianti saranno costretti a versargli un bel po’ di quattrini, sulla base di un tariffario preciso. L’ignoranza della massa diventerà così l’occasione di riscatto per il povero diavolo messo al bando dalla “buona gente”. Con un dubbio che però prende anche lo spettatore più razionale: e se Rosario Chierchiaro, in fondo in fondo, iettatore lo fosse per davvero?

 

“I pensieri degli altri”, dalla serie tv Ai confini della realtà

Fortuna, senza se e senza ma. La serie di telefilm “Ai confini della realtà” (in originale “Twilight Zone”), in onda in tv tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei 60 del secolo scorso, è stata un’incredibile “fabbrica” di storie, poi riprese diverse volte sul grande schermo nei decenni successivi. Poco più di 20 minuti a episodio, una sfida temibile per gli sceneggiatori che dovevano condensare, in un tempo così ristretto, vicende complesse ambientate, appunto, “ai confini della realtà”. Come quelle del giovane protagonista, abitudinario impiegato di banca che vede la sua vita cambiare radicalmente in seguito a un singolare avvenimento. La monetina da lui lanciata per comprare il quotidiano, mentre di primo mattino si sta recando al lavoro, resta incredibilmente in piedi. Un evento straordinario, come sottolinea l’inquietante voce fuori campo, che si verifica solo una su un milione di volte. Ma il bello è che, in seguito a questo insignificante fatto così inusuale, il bancario si accorge di aver acquisito una facoltà straordinaria: sa leggere i pensieri degli altri! Un gigantesco colpo di fortuna, che gli permette, una volta diventato padrone dei suoi mezzi da superman, di poter anticipare le mosse di chi gli sta vicino. Ad esempio il viscido direttore, meritevole di una lezioncina come si deve. Usata per una volta come si deve, la Fortuna non volta le spalle. Quando la monetina cadrà, alla sera, nessun dramma: i vantaggi ottenuti si sono consolidati, e la vita può riprendere. Alla grande.

 

Crediti immagini
Apertura: Un fotogramma del film “È arrivata la felicità” (IMDB)
Box: Un fotogramma del film “Questa è la vita”, da cui è tratto l’episodio “La patente” (Wikimedia Commons)

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