20 maggio 1970: nasce lo Statuto dei Lavoratori

Redazione

Cinquant’anni fa entrava in vigore  la legge 20 maggio 1970, n. 300, Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento, anche detta “Statuto dei Lavoratori”. Lo Statuto ha formalizzato una serie di diritti ottenuti dai lavoratori nel corso delle lotte sindacali degli anni ’60 ed una delle principali normative italiane in tema di diritto del lavoro.

Il documento è composto da sei titoli e 41 articoli e chiarisce alcuni aspetti del rapporto tra il lavoratore e il datore di lavoro. Alcune delle regole principali riguardano

  • la libertà di opinione (art. 1): “I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge”
  • l’uso di impianti audiovisivi (art. 4): “È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”
  • gli accertamenti sanitari (art. 5): “Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente. Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richieda”
  • le sanzioni disciplinari (art. 7): “Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa. Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato”
  • il divieto di indagini sulle opinioni (art. 8): “È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore”
  • la tutela della salute e dell’integrità fisica (art. 9): “I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica”
  • gli atti discriminatori (art. 15): “È nullo qualsiasi patto od atto diretto a: a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte; b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero”.

Uno tra gli articoli più famosi dello Statuto è l’Articolo 18, “Reintegrazione nel posto di lavoro”, che fa parte del Titolo II – Della libertà sindacale. L’articolo, superato definitivamente dal cosiddetto “Jobs Act” del 2014, stabiliva che “il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.”

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Crediti immagini
Apertura: Sciopero operai Pirelli fuori dalla fabbrica, Milano 1969 (Wikimedia Commons)
Box: Autunno caldo, manifestazione di operai (Wikimedia Commons)

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