Il Premio Strega Giovani a Daniele Mencarelli

Redazione

Il 9 giugno 2020, in diretta streaming dalla Camera di Commercio di Roma – Sala del Tempio di Adriano, sono stati annunciati i risultati della prima votazione del Premio Strega 2020.

Alla seconda votazione hanno avuto accesso quest’anno sei romanzi invece che cinque. In base al regolamento, infatti, se tra i primi cinque libri non è presente nessun libro edito da una casa editrice minore, si include anche il sesto classificato (in questo caso Febbre di Jonathan Bazzi, Fandango Libri). La lista completa comprende

  • Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo)
  • Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi)
  • Valeria Parrella, Almarina (Einaudi)
  • Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli)
  • Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori)
  • Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango Libri)

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Nel corso della diretta streaming è stato annunciato anche il vincitore del Premio Strega Giovani, il concorso che ha per giurati 344 ragazzi e ragazze di età compresa tra i sedici e i diciotto anni provenienti da 58 scuole secondarie superiori. Sessantaquattro giovani studenti hanno votato come miglior libro Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli. Al secondo e al terzo posto si sono classificati La misura del tempo Gianrico Carofiglio e Febbre di Jonathan Bazzi.

Per un approfondimento su “Tutto chiede salvezza” clicca qui

 

Assegnato anche Teen! Un premio alla scrittura, il riconoscimento per la migliore recensione di uno dei libri in concorso alla VII edizione del Premio Strega Giovani. Il premio è andato a Claudia Teti del Liceo Statale Terenzio Mamiani di Roma.

RECENSIONE VINCITRICE
Claudia Teti, Liceo Statale T. Mamiani (Roma) – Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori)

Come descrivere l’essere uomo?

Ci sono diversi modi per farlo, tanti quanti sono gli uomini di cui parlare.

Daniele, per esempio, è un ragazzo di vent’anni, giovane, ancora un’intera esistenza davanti a lui. Una settimana di quest’esistenza la passerà nel reparto psichiatrico di un ospedale, a scontare una colpa, a cercare una soluzione per la sua sofferenza, ad aggravarla irrimediabilmente. Perché Daniele è malato, sì, ma quella che porta sulle spalle è la malattia di tutti gli uomini, non una, ma infinite e quindi nessuna. All’inizio la prospettiva del trattamento lo spaventa, vuole tornare dalla sua famiglia, poi l’inaspettato calore dei suoi compagni di stanza la addolcisce e così Daniele si immerge completamente nelle loro vite disgraziate, rischiando infine di annegarvi.

I personaggi del libro sono amari, autentici, segnati dal tempo e dalle decisioni prese e subite; alcuni sono un libro aperto, altri sono inaccessibili e rimangono indecifrati fino alla fine. Non c’è distinzione tra sani e malati: agli occhi di Daniele la mente del dottor Mancino è oscura quanto quella di Madonnina o Alessandro, suoi compagni di stanza. Se nel romanzo c’è una distinzione vera e propria è quella tra la non-vita dell’ospedale e la vita di chi può farne a meno, che avvertiamo soprattutto nella nostalgia di Daniele, nelle chiamate telefoniche sature di tensione che scambia con i suoi familiari e nelle visite sbrigative dalle quali Daniele impone loro di astenersi. Il legame con la madre è sacro, prezioso: lei più di tutti deve tenersi lontana da lui in quella settimana atroce, lei più di tutti incarna il senso di colpa del figlio. La madre è d’altronde la prima e più importante lettrice delle poesie di Daniele, che sono “oneste” e arrivano “all’osso”, in modo che lei le possa capire. Onesta e diretta è anche la narrazione in prima persona di Daniele, che non gira intorno alle cose nemmeno quando spiega al lettore la sua malattia: una parola, salvezza. La scrittura è semplice ma potente, alcune frasi rimangono scolpite, soprattutto grazie al regale dialetto romano che i personaggi sfoggiano nell’intimità delle loro confessioni.

Tornando alla domanda iniziale, Mencarelli non si limita a descrivere un uomo, ma lo descrive nella sua condizione più elementare e universale di uomo fra gli uomini, quindi inevitabilmente negli altri uomini, con gli altri uomini, gravato da quel sentimento di pietà che per un filosofo come Rousseau è naturale e spontaneo in tutti noi. Mencarelli affronta la malattia con una delicatezza disarmante, cogliendo sia le implicazioni emotive di questa condizione sia la componente fisica data dal contatto fra i corpi, dai loro suoni e odori che riempiono l’opprimente reparto psichiatrico.

Tutto chiede salvezza è insieme un inno all’umanità e una richiesta d’aiuto, un sussurro e un grido.

 

Per maggiori informazioni sul Premio Strega Giovani e per leggere le recensioni sui primi tre libri classificati clicca qui

 

(Crediti immagini: premiostrega.it)

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