Un artista chiamato Banksy

Redazione

Il 30 maggio Palazzo dei Diamanti, a Ferrara, ha inaugurato “Un artista chiamato Banksy”, una mostra dedicata al misterioso writer britannico, considerato uno dei maggiori esponenti della street art.

L’esposizione comprende più di cento opere dell’artista che attraversano tutta la sua produzione. Dai dipinti della prima fase della carriera fino agli oggetti provenienti da Dismaland, l’installazione artistica temporanea allestita da Banksy sulle spiagge di Tropicana, nel Somerset inglese.

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In mostra si trovano anche stencil e più di 30 serigrafie originali, che riproducono alcune delle sue immagini più famose, diventate icone popolari.  Tra queste, Girl with Balloon, che nel 2017 è stata votata come l’opera più amata dai britannici, e Love is in the Air. Questa serigrafia su carta riproduce su carta lo stencil apparso per la prima volta nel 2003 sul muro costruito a Gerusalemme per separare israeliani e palestinesi e raffigura un giovane che lancia un mazzo di fiori. In mostra è presente anche la Virgin Mary, conosciuta come Toxic Mary, una serigrafia su carta del 2003 che secondo alcuni rappresenta una dura critica di Banksy a ruolo della religione nella storia.

Altre opere fondamentali sono i dipinti realizzati con spray o acrilici su diversi tipi di supporto. Tra questi uno dei suoi primissimi lavori, Lab Rat, del 2000: originariamente pannello laterale di un palco allestito presso il festival di Glastonbury, venne dipinto sul posto, ed è rimasto per anni in un magazzino, fino alla sua riscoperta nel 2014. CCTV Britannia, spray su acciaio forato del 2009, trasforma la lancia della figura femminile che personifica la nazione inglese in un supporto per una telecamera a circuito chiuso.

In mostra sono presenti diversi poster da collezione, le banconote Banksy of England, alcune t-shirt rarissime e i progetti di copertine di vinili.

«Banksy supera la stessa arte che finora abbiamo conosciuto. Ne riformula regole, usi e costumi, ricreando una filiera che elimina gli imbuti produttivi del modello tradizionale» spiega Gianluca Marziani, uno dei curatori della mostra. «Banksy usa strumenti e materiali che tutti conosciamo, senza perdere aderenza con oggetti fisici e tangibili, con forme semplici e quasi banali, con un mondo lo-fi privo di utopie fantasy. Lo capiscono tutti in quanto usa la grammatica degli oggetti e la sintassi delle storie condivise. Si alimenta di cronaca e realtà, ribaltando storie che toccano l’umanità intera».

I messaggi di Banksy esaminano i temi del capitalismo, della guerra, del controllo sociale e della libertà in senso esteso e dentro i paradossi del nostro tempo. L’esposizione analizza le immagini all’interno di un quadro semantico che ne veicola origini, riferimenti, relazioni tra gli elementi e piani di pertinenza.

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(Crediti immagini: needpix)

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