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Sentieri di parole: Forme di governo

In questo Sentiero di Parole Francesca Dragotto applica uno studio linguistico alla voce “Forme di governo”. Lo scopo è quello di agevolare gli insegnanti nella docenza di termini della linguistica attraverso l’analisi approfondita della pagina Wikipedia “Forme di governo”.

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Il primo risultato che si ottiene da un motore di ricerca se si digita “Forme di governo” nella barra apposita è la pagina Wikipedia dedicata. Ciò che sorprende, una volta aperta la pagina, è la quantità di forme annoverate, alcune di utilizzo piuttosto raro, come per esempio “oclocrazia”, “futarchia” o “isocrazia”.

“Iperonimo”, “iponimo” e “coiponimo” sono termini semantici che l’insegnante può spiegare alla classe utilizzando la scansione gerarchica della pagina Wikipedia sulle forme di governo, in quanto queste ultime sono ben divise nell’elenco tra termini capofila degli insiemi e sottoinsiemi.

La lista di “Forme di governo”, per esempio, mostra “Autocrazia” (iperonimo) a sinistra in grassetto; e poi, sotto questo termine troviamo “dittatura”, un po’ più a destra. “Dittatura” è poi seguito, ancora più a destra da: “Dittatura militare”; “statocrazia”; “stratocrazia”; “dispotismo”, coiponimi di primo grado di “dittatura” e di secondo grado di “autocrazia”.
Gli espedienti grafici possono aiutare molto i discenti nella comprensione di queste differenze linguistiche.

C’è poi un secondo filone che si può prendere in considerazione per lo svolgimento di esercizi con la classe, ovvero individuare le forme simili per morfologia. Individuare i formanti più o meno simili come “-crazia” e “-archia” per esempio, agevolando anche l’apprendimento delle forme di governo non solo dal punto di vista linguistico, ma anche da quello storico e geografico.

Dragotto suggerisce anche un’ultima possibilità di utilizzo della pagina Wikipedia di “Forme di governo”, ovvero quella metalinguistica, individuando per esempio i “composti neoclassici”, un concetto esposto nel testo del 2004 di Maria Grossmann e Franz Rainer Niemeyer dal titolo La formazione delle parole in italiano.

Infine, viene introdotto il concetto di “lessico comune europeo”, dimostrazione che la lingua greca e quella latina non sono mai morte, ma continuano a vivere nella nostra contemporaneità.


Crediti immagine: Pixabay

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