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Dalla crisi russo-ucraina alla guerra

Approfondimento tratto dal sito Zanichelli Ultim’Ora

Introduzione: un po’ di storia

Cercando di mettere ordine tra le informazioni che popolano giornali, telegiornali e web in questi giorni, è utile partire dalle ragioni storiche che sono alla base di questo conflitto, sfociato in una vera e propria guerra.

L’Ucraina proclamò la sua indipendenza nell’agosto del 1991, passando da membro della famiglia delle nazioni sovietiche a Stato sovrano, iniziando così il suo cammino verso la democrazia.
Durante questo periodo la relazione tra Mosca e Kiev è stata mutevole a causa dell’alternanza tra governi filo-russi e governi più vicini all’Unione europea e all’Occidente.
Anche la popolazione è rimasta divisa su due sponde diverse: da una parte c’è chi vede la Russia come il principale alleato e partner commerciale; dall’altra chi vorrebbe una maggiore integrazione con l’Occidente, in particolare con l’Unione europea, e l’adesione dell’Ucraina alla Nato.

Che cos’è la NATO?

La Nato (North Atlantic Treaty Organization), è un’organizzazione internazionale a carattere regionale fondata dal Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949 da dieci Stati europei (Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito,) e due Stati nordamericani (Canada e Stati Uniti). Nel corso degli anni il numero dei membri è aumentato progressivamente.
Lo scopo della Nato è istituire un’alleanza militare tra le parti a carattere difensivo.

In base all’art. 5 del Trattato, un attacco armato scagliato contro una o più parti (cioè contro uno Stato Nato), sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, che dovranno assistere lo Stato aggredito, intraprendendo immediatamente, individualmente o insieme alle altre parti, le misure idonee a ristabilire e mantenere la sicurezza nella zona dell’Atlantico settentrionale, ivi compreso l’uso della forza armata.
Oltre agli obiettivi militari, l’Organizzazione persegue finalità di cooperazione nel campo economico e politico.

Gli anni più recenti

La diversità dei due approcci (filo-russo e filo-occidentale) si è fatta evidente nel 2013, quando le proteste di piazza antirusse hanno messo in fuga il presidente Yanukovych che si era rifiutato di firmare l’accordo di libero scambio con l’Unione europea. E, sul fronte opposto, nel 2014, quando un referendum popolare esprimeva la volontà degli abitanti della Crimea (a maggioranza russofona) di tornare sotto la sovranità di Mosca, e la Russia sanciva la sua annessione alla Federazione russa (annessione non riconosciuta dalla maggioranza della comunità internazionale).

Su questa scia, nel 2014 è esploso un sanguinoso conflitto nella regione del Donbass. Le popolazioni russe delle province di Donetsk e Lugansk si sono sollevate contro le autorità ucraine, istigate da Mosca.

A porre un primo freno al conflitto contribuirono le pressioni della comunità internazionale, che riuscì a portare i governi di Mosca e Kiev al tavolo delle trattative. Queste si conclusero con l’entrata in vigore, il 5 settembre 2014, di un cessate il fuoco denominato “Minsk I“, dal nome della capitale della Bielorussia dove si sono svolti i colloqui. Tuttavia, questo accordo era destinato a non durare molto. Già dalla fine di quello stesso mese, infatti, si riaccesero con violenza gli scontri.

A inizio 2015 gli attacchi delle forze russo-separatiste crebbero di intensità. La cruenta battaglia di Debaltsevo si concluse, grazie all’impegno internazionale, con un accordo tra Russia e Ucraina: l’accordo “Minsk II”.
L’accordo Minsk II prevede una serie di punti: in primo luogo, di cessare il fuoco, di ritirare bilateralmente le armi pesanti e di liberare gli ostaggi; in secondo luogo, di iniziare un dialogo sull’autogoverno di Donetsk e Lugansk e prevedere delle elezioni.
Questo secondo punto costituisce l’elemento centrale del conflitto ancora in atto. La Russia, dunque, vuole che l’Ucraina garantisca ai separatisti russi nel Donbass un’autonomia e una rappresentanza nel governo centrale.
L’autonomia delle regioni separatiste potrebbe essere un mezzo per Mosca per ottenere di fatto un veto sulle decisioni di politica estera e garantire così che l’Ucraina non entri a far parte della NATO.

Cronologia degli avvenimenti prima dell’invasione

Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2021 l’esercito russo spostava grandi quantità di armi ed equipaggiamenti nella Crimea e nella struttura di addestramento di Pogonovo e decideva di trasferire diverse navi tra il Mar Caspio e il Mar Nero. Lo scopo dichiarato era quello di prendere parte ad esercitazioni navali insieme alla flotta del Mar Nero.

Così il 10 aprile l’Ucraina chiedeva lo svolgimento di una riunione presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse) per parlare del concentramento delle truppe russe nelle regioni al confine con l’Ucraina. In quella occasione la Russia decideva di non presentarsi alla riunione e di non fornire spiegazioni.
Le truppe furono ritirate il 1° maggio, ma in realtà non totalmente.

Nel novembre 2021 il direttore della Cia, William Burns, incontrava a Mosca alti funzionari dell’intelligence russi per comunicare la preoccupazione del Presidente statunitense Biden per la situazione al confine russo-ucraino.
Preoccupazione confermata dal Presidente ucraino Zelensky che annunciava che la Russia aveva nuovamente ammassato centomila soldati nella zona di confine.
Il 30 novembre Putin dichiarava che un’espansione della Nato in Ucraina avrebbe rappresentato un problema per la Russia.
Il Segretario di Stato americano, in una riunione Nato, sosteneva di avere delle prove di piani russi di invasione dell’Ucraina. La Russia rigettava le accuse e affermava che, invece, era l’Ucraina che aveva violato il protocollo di Minsk.

Le tensioni iniziano così a crescere rapidamente.
In un colloquio in videoconferenza il 7 dicembre tra Biden e Putin, il secondo evidenziava che la NATO stava intraprendendo pericolosi tentativi di aumentare il suo potenziale lungo i confini russi e chiedeva “garanzie giuridiche affidabili”; il primo, invece, ribadiva la minaccia di dure sanzioni economiche se la Russia avesse attaccato l’Ucraina.

Nei mesi seguenti, nonostante i tentativi diplomatici di diversi leader internazionali, la situazione di conflitto non sembrava migliorare: l’eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO rimaneva il tasto dolente su cui si continuava a giocare la partita.

Il 21 febbraio la situazione precipitava e il Presidente russo annunciava il riconoscimento dell’indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk e ordinava l’invio di truppe nella Regione del Donbass con lo scopo di “assicurare la pace”.
Nel suo lungo discorso Putin condannava l’Ucraina e l’Occidente: la prima perché aveva già perso la sua sovranità diventando serva dei “padroni occidentali” e l’Occidente, in particolare la Nato per essere già presente sul territorio ucraino, minacciando così la sicurezza della Russia.

Il 22 febbraio l’Ucraina chiedeva una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in cui si moltiplicavano le prese di posizione di condanna e le minacce di importanti sanzioni nei confronti della Russia da parte della Comunità internazionale.
La segretaria generale del Consiglio d’Europa chiedeva alla Russia di tornare indietro sui suoi passi, di non aggravare ulteriormente la situazione posto che il riconoscimento dell’indipendenza delle repubbliche di Donetsk e Lugansk costituiva già una violazione del diritto internazionale.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia

Il 23 febbraio 2022 dopo l’annuncio di Putin, è iniziato l’attacco su più fronti: ci sono state esplosioni a Kiev, a Kharkiv (est) e ad Odessa (ovest).
Attacco che ancora persiste e in cui hanno perso la vita già molti civili.
L’invasione è iniziata proprio mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si era riunito per trovare una soluzione.
Ci sono state molte esplosioni, in particolare nella capitale Kiev, che però al momento non è caduta in mano russa.
Il presidente ucraino ha chiamato tutta la popolazione a difendere il Paese con le armi.

La comunità internazionale ha risposto con sanzioni finanziarie dure e incisive, non solo nei confronti della Russia ma anche del suo alleato, la Bielorussia.

Nel frattempo giunge la notizia che il presidente Putin ha allertato le forze nucleari russe, mentre proseguono i bombardamenti e molti civili lasciano il Paese, formando code interminabili verso il confine polacco.

In data 28 febbraio si è tentato di avviare un negoziato tra Ucraina e Russia in una località segreta al confine bielorusso.
L’Ucraina chiede il ritiro delle truppe russe dal territorio ucraino, ma la Russia ritiene che un accordo si possa concludere solo se l’Ucraina assumerà uno status neutrale (cioè non farà parte della NATO) e se vi sarà il riconoscimento internazionale dell’annessione della Crimea.
I negoziati dovranno riprendere nei prossimi giorni.

La tensione rimane alta, perché, purtroppo, la guerra sul territorio ucraino continua.

Attività

La storia della Nato
Chi segue le notizie della guerra in Ucraina sente spesso nominare la Nato e il suo ruolo sullo scacchiere mondiale.Dopo aver letto l’articolo, lavorando in piccoli gruppi, provate a riassumere in 5 slide che cos’è la Nato, quando è stata fondata, per quali scopi, quali Stati ne facevano parte all’inizio e quali si sono via via aggiunti.

Fonti per approfondire:

Riferimenti nei testi Zanichelli:

  • Monti, Per Questi Motivi, vol. 3, p. 89
  • Monti, Per Questi Motivi, Articolazione RIM, vol. 2, pp. 192-204
Il pezzo è tratto dal sito Zanichelli Ultim’Ora. Gli approfondimenti di Diritto internazionale sono a cura di Miriana Lanotte.

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