La crisi economica mondiale 2007-2013 (sett. 2013)

Francesco Tuccari

Eurozona

Con l’espressione «eurozona» si indicano quei paesi dell’Unione europea (Ue) che adottano l’euro, la moneta unica europea. Dei 28 paesi che attualmente fanno parte dell’Ue, 18 appartengono all’eurozona: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna.

Legge di stabilità

È la legge che regola la politica economica dello Stato.  Dal 2010 ha sostituito la cosiddetta «Legge finanziaria».

Spread

Nel lessico europeo della grande crisi indica in modo specifico il differenziale tra il tasso di rendimento dei titoli pubblici tedeschi, considerati i più sicuri dell’eurozona e dunque più bassi perché meno a rischio, e quello di altri paesi dell’Unione europea. Uno spread elevato rispetto ai titoli pubblici tedeschi sta a significare che i titoli pubblici di un determinato paese sono considerati a rischio e sono dunque gravati da interessi più elevati. Lo spread indica più in generale la misura dell’affidabili­tà degli Stati dell’Ue. Uno spread elevato – ad esempio dei titoli pubblici greci o italiani – può produrre due conseguenze nefaste: da un lato, la rinuncia ad acquistare i titoli a elevatissimo rischio di quei paesi, con conseguenze pesantissime sulla situazione del debito pubblico; dall’altro, un crescente e incontrollabile indebitamento di quei paesi, che devono restituire con interessi altissimi il valore dei propri titoli di Stato.

Cartolarizzazione

Indica in generale la cessione a terzi di un beni, attività o crediti attraverso l’emissione di titoli obbligazionari. Il ricorso alla cartolarizzazione è stato sistematico nel caso dei mutui subprime e ha costituito una delle cause della grande crisi. Con essa, infatti, mutui a elevato rischio di insolvenza sono trasformati in titoli (e cioè in «carta») e venduti poi, variamente «impacchettati», a investitori privati e istituzionali in tutto il mondo. Tali titoli avevano come garanzia il pagamento dei mutui stessi da parte di coloro che avevano acquistato immobili. Quando negli Stati Uniti è scoppiata la bolla immobiliare, i prezzi delle case hanno iniziato a scendere e mutuatari hanno smesso di pagare le rate dei mutui, tali titoli cartolarizzati sono diventati improvvisamente «tossici». In tal modo essi hanno avvelenato il sistema finanziario globale e dato origine alla grande crisi.

Mutui subprime

Sono i mutui per la casa concessi a soggetti a elevato rischio di insolvenza. Vale a dire a persone non in grado di garantire i propri prestiti per l’acquisto di immobili con altri beni immobiliari o dietro la garanzia di uno stipendio fisso e adeguato. Oppure già insolventi nel recente passato. I mutui subprime, erogati in quantità massicce negli Stati Uniti tra il 2001 e il 2005, hanno acceso la miccia della grande crisi negli Stati Uniti. La loro proliferazione è stata resa possibile da svariati fattori. Tra questi ha giocato un ruolo decisivo la distribuzione del rischio ad essi legato attraverso la loro «cartolarizzazione».

Bolla speculativa

Indica il fenomeno di un rialzo rapido e ingiustificato dei prezzi e del valore di determinati beni, servizi o prodotti finanziari. Tale fenomeno non ha una reale e specifica ragione economica. È determinato, al contrario, dalle aspettative di guadagno che l’investimento in tali beni, prodotti o servizi promette. E dunque da una rapida crescita della domanda di questi beni, prodotti o servizi da parte di quegli «speculatori» che li acquistano e poi li rivendono a un prezzo maggiore sul mercato. Le bolle speculative si formano assai frequentemente nei mercati finanziari, sul terreno della compravendita di titoli azionari e obbligazionari. Come accaduto nel caso della grande crisi del 2007-2013, esse possono gonfiarsi anche in relazione al mercato di beni assai materiali come la casa. Quando i prezzi dei beni materiali o immateriali oggetto della bolla diventano troppo elevati e/o quando le aspettative di trarne lauti guadagni per qualche ragione si ridimensionano, la bolla di regola «scoppia». Gli investitori si precipitano a vendere. E i beni prima oggetto di speculazione si deprezzano in modo repentino e assai consistente, ritornando al loro reale valore di mercato o scendendo addirittura al di sotto di esso. Lo scoppio di una bolla speculativa – come ha mostrato in modo molto chiaro la grande crisi – può avere conseguenze molto gravi sull’economia reale.

Recessione

Indica una condizione di contrazione e flessione delle attività produttive. Il termine è impiegato in senso tecnico per indicare quelle situazioni in cui il Pil – il Prodotto interno lordo – diminuisce per due trimestri consecutivi. Se prolungata nel tempo, la recessione può dar luogo a una crisi economica di più ampie dimensioni. Si parla, in questo caso, di «depressione». La recessione è di regola associata a un aumento della disoccupazione e a una riduzione della domanda di beni e servizi, vale a dire a fenomeni che tendono ad aggravare la situazione economica complessiva di un dato paese.