Alle origini del pensiero e dell’arte: la natura

Andrea Ercolani

Definizione di un semantema

Nella lingua greca la nozione di ‘natura’ è primariamente legata al radicale φυ-, continuazione diretta di una radice i.e. *bhu– esprimente le nozioni di “crescita”, “sviluppo”: una nozione dinamica che prevede passaggi e cambiamenti, per quanto obbligati.

Il verbo φύω vale conseguentemente “faccio nascere” (causativo transitivo) oppure “nasco” (resultativo intransitivo), e di qui, con logico slittamento semantico, “produco/determino” oppure “sono per natura” (cioè in un preciso e determinato modo).

Il sostantivo φύσις individua astrattamente questa forza che “fa divenire” le cose. Una bella ed efficace definizione di φύσις è quella formulata da Émile Benveniste: “realizzazione (effettiva) di un divenire”, cioè, provando a parafrasare, physis come processo mandato ad effetto il cui risultato è in una specifica maniera, quella e non altra.

 

La natura come oggetto di studio: dai fisiologi alla fisica

Chi si occupa di capire come agisca la φύσις ha un posto tutto suo nella storia degli studi, come filosofo e come scienziato nel senso più proprio del termine. I primi studiosi e pensatori della cultura greca (Talete, Anassimene, Anassimandro ecc.), che comunemente vengono etichettati come “filosofi pre-socratici”, nella percezione greca erano in verità φυσιολόγοι, “fisiologi”, ossia studiosi della natura, come li definisce Aristotele (nei fatti il primo vero storico della filosofia). La produzione scritta di questi ricercatori è intitolata molto spesso con il medesimo titolo περὶ φύσεως: nulla più che un’indicazione sul contenuto (come usuale), ma che dichiara immediatamente la centralità della ‘natura’ come oggetto dell’indagine. Un’indagine che oggi non definiremmo affatto filosofica: non si trattò di una astratta speculazione teoretica, ma di una ricerca scientifica vera e propria secondo i criteri e i parametri del tempo. E da questa indagine delle “cose della natura”, τὰ φυσικά, passando per il de rerum natura di Lucrezio sul versante poetico latino, deriva recta via (e in fondo senza soluzione di continuità) la scienza moderna che studia i fenomeni e le leggi naturali: la fisica.

Per un accidente di ordinamento librario, invece, dalla fisica si originò la metafisica, branca della filosofia che, per definizione, si occupa di indagare “la natura ultima e assoluta della realtà al di là delle sue determinazioni relative” (cfr. dizionario Treccani s. v.): i libri di Aristotele che trattavano di questioni naturali erano stati classificati in blocco come τὰ φυσικά; di seguito era collocato un altro blocco di trattati di contenuto vario, indicati genericamente (con tassonomia di ordine puramente pratico) “i libri dopo quelli di fisica”, τὰ μετὰ τὰ φυσικά.

 

Uomo e natura: dalla fisica all’estetica tra convergenza e opposizione

Nel momento in cui la natura diviene oggetto di studio da parte dell’uomo, ovvero nel momento in cui, per così dire, l’uomo si chiama fuori dalla natura per diventarne osservatore, si definisce in maniera più marcata la dicotomia uomo-natura.

Dicotomia di più vecchia data, certo, considerando che praticamente da sempre nella cultura greca è presente la percezione di una contrapposizione tra ciò che è naturale da un lato e ciò che è prodotto dall’uomo (ovvero ciò che è “arte”) dall’altro.

Il rapporto arte-natura, com’è ovvio, è stato variamente teorizzato e configurato nel corso del tempo, sempre all’insegna di una implicita e inevitabile contrapposizione. Contrapposizione che non è difficile né da definire né da comprendere, giacché si tratta di una semplice constatazione degna di Jacques de La Palice: la constatazione che alcuni fatti sono il risultato dell’azione dell’uomo, altri esito di forze indipendenti da e non sottoposte a la volizione umana.

La tensione (variamente dialettica) tra arte e natura è stata al centro della riflessione estetica a cominciare dall’idea di “mimesi” di platonica e poi aristotelica memoria, dove la natura offre il modello e l’arte copia, implicando una superiorità dell’imitandum rispetto all’imitatum. Un parossistico ed emblematico rovesciamento di questo rapporto di valori sottende e pervade il magistrale romanzo di J. K. Huysmans “À rebours”. Un esempio splendido è la tartaruga sul cui carapace il protagonista, Jean Floressas Des Esseintes, fa incastonare pietre preziose attentamente selezionate, creando qualcosa che va oltre la dimensione pura e semplice del ‘bello secondo natura’. Non è un caso che il protagonista arrivi ad affermare, icasticamente, che “l’uomo ha lavorato, nel suo genere, non meno bene del Dio in cui crede”.

Dunque è questo insieme di forze e i suoi risultati ciò che definiamo “natura”: un “sistema totale”, composto di esseri viventi e cose inanimate “che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi” (così recita la definizione del dizionario Treccani s. v.). Un sistema totale che si muove in autonomia secondo principi preordinati e definiti (leggi, appunto), che determina un’amplissima serie di esseri, fenomeni, eventi, oggetti.

Al fianco della natura, per quanto iscritto al suo interno, sta l’uomo, con le sue abilità e capacità, che a sua volta agisce in maniera simile alla natura ma contrariamente ad essa, determinando fenomeni, eventi, oggetti (e forse ora anche esseri).

Per l’appunto da questo rapporto binomiale si genera un sistema ancor più complesso e affascinante, nel bene e nel male: l’ambiente, che ben si può definire “sistema mondo”, esito di un sinergismo a tratti complicato tra la natura e l’uomo.

E sia la natura sia l’uomo hanno i loro perché. La valutazione delle differenze negli esiti della loro capacità agentiva rientra nell’ordine della morale.

Ma questa è un’altra storia.

 

Crediti immagini

Apertura: Carlo Carrà, L’amante dell’ingegnere (1921) (Wikimedia Commons)
Box: Edizione con prefazione del romanzo À rebours di J. K. Huysmans (Wikimedia Commons)

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti [4]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. veronica maria antonia aretini

    Articolo molto interessante che fornisce ottimi spunti da utilizzare nel biennio del Liceo delle scienze umane in ambito disciplinare (Lingua e letteratura italiana e Storia-Geografia). Grazie

    Rispondi

  2. Maria Grazia

    Interessante

    Rispondi