Christine de Pizan, una filosofa nel Medioevo

Claudio Fiocchi

A diversi intellettuali del Medioevo piaceva immaginare l’universo come una grande scala gerarchica, nella quale ciascuno trovava il proprio posto e i propri obblighi. In questo quadro la collocazione della donna era di subordinazione all’uomo. A sostegno di questa tesi i dotti dell’epoca potevano attingere a piene mani in primo luogo dalla tradizione esegetica biblica, a partire dalla colpevolezza di Eva che si era lasciata sedurre dal serpente, e in secondo luogo dalle opere di Aristotele, che vedeva nella donna un “maschio mancato” (quindi un errore) e per di più con una capacità di discernimento inferiore a quella maschile.

La realtà storica era però più variegata di questa visione semplificata e astratta e spesso capitava che una castellana o la moglie di un mercante facessero le veci del marito assente o morto.

Che una donna potesse fare l’intellettuale era però un’eccezione nell’eccezione e vi furono ben pochi casi nel Medioevo. Uno di questi fu quello di Christine de Pizan.

La ruota della fortuna

Christine amava definirsi una “donna italiana” e anche “semplice e ignorante”.

Italiana lo era d’origine, ma il padre, Tommaso da Pizzano (località non lontana da Bologna), medico e astrologo di una certa fama, l’aveva portata con sé alla corte del re di Francia Carlo V quando aveva quattro anni. Perciò in Francia non era poi tanto straniera.

“Semplice e ignorante” è un’espressione che va intesa con prudenza. In genere, tutte le donne che nel Medioevo assurgono a ruoli di potere o di responsabilità definiscono se stesse in termini di grande umiltà: è una sorta di trucco per denunciare la stranezza della loro situazione, ossia essere donne ma in una posizione di rilievo sociale.

Eppure, e sorprendentemente, Christine definisce se stessa anche “un vero uomo”, perché dovette diventare forte come un uomo di fronte ai rivolgimenti della sorte che, ancora giovane, la colpirono negli affetti e nelle finanze.

Il padre le aveva combinato un buon matrimonio, con uomo di legge al servizio del re. Ma all’improvviso la ruota della fortuna, immagine che Christine riprende spesso, muta il suo corso e sulla povera italiana si abbattono le disgrazie: nel volgere di qualche anno muoiono il re Carlo V, poi il padre e infine il marito. E così Christine si trova vedova e con tre figli.

Qui puoi leggere un articolo biografico su Christine de Pizan

Scrivere per mestiere

Christine però possiede una «arma segreta»: la cultura. Per ragioni che non sapremo mai, il padre le ha trasmesso una parte consistente del proprio sapere. Christine sa leggere e scrivere, ha letto opere di filosofia, medicina e di letteratura antica, in netto contrasto con le usanze dell’epoca. Di fronte alle difficoltà Christine imbraccia la penna e inizia a scrivere. Ma cosa? Innanzitutto opere in versi, poesie e ballate. Poi prende parte alla querelle de femmes, un dibattito in corso da tempo negli ambienti intellettuali e di corte sul valore delle donne. La posizione di Christine, decisamente avversa alla diffusa misoginia, attira l’attenzione. Il duca di Borgogna Filippo l’Ardito, le commissiona la biografia del fratello, il defunto Carlo V.

È un momento di svolta nella sua vita. Christine mette in piede una piccola officina del libro (secondo la ricostruzione di Maria Giuseppina Muzzarelli, autrice di Un’italiana alla corte di Francia: Christine de Pizan, intellettuale e donna, Il Mulino, Bologna 2007): scrive, fa illustrare e copiare le opere. Si reca alla biblioteca del Louvre a consultare le fonti. Non è escluso che la bizzarria di far comporre le opere a una donna abbia sedotto i grandi di Francia dell’epoca.

Qui trovi una esempio di manoscritto miniato di Christine de Pizan

La difesa delle donne

La battaglia intellettuale nella quale Christine sfodera il meglio di sé è la difesa del genere femminile. Lo scopo di questa battaglia è la rivalutazione morale e intellettuale delle donne che, secondo Christine, non sono inferiori agli uomini per natura. Le differenze che si notano sono solo la conseguenza di una diversa educazione.

Questa tesi è esposta nella sua opera più celebre, La città delle dame. Come accade in tanti altri libri del Medioevo, anche in questo l’autrice riceve la visita di un’entità superiore che le trasmette una verità e le impone un compito.  A Christine fa visita dama Ragione, seguita da Rettitudine e Giustizia, che la inducono a realizzare un’opera in difesa delle donne (ossia il suo scritto), edificata con esempi e ragionamenti che provano il valore delle donne.

Contro chi argomenta che la donna è inferiore per origine, Christine (per bocca di Ragione) ribatte: «La donna fu fatta dal Sovrano Creatore. E dove venne creata? Nel Paradiso Terrestre. Con che cosa? Con una materia vile? No, con la più nobile creatura che fosse mai stata creata: era con il corpo dell’uomo che Dio la fece» (Christine de Pizan, La città delle dame, a cura di P. Caraffi, Luni editore, Trento, p. 79).

A tutti gli esempi negativi di donne che vengono loro proposti, le tre Dame ribattono o proponendo un’altra versione dell’esempio o con un contro esempio: per esempio, le Amazzoni smentiscono la supposta mancanza di coraggio e di forza fisica delle donne e a proposito di Santippe, passata alla storia come la dispotica moglie di Socrate, si racconta lo straordinario amore per un marito tanto più vecchio di lei.

Di fatto, La città delle dame stessa smentisce i molti pregiudizi contro le donne. Christine, consapevole dell’eccezionalità della sua educazione, mette proprio questo in rilievo: offrite a una donna un’educazione di alta cultura e tutti i luoghi comuni verranno smentiti.

Christine però non intende sovvertire l’ordine della società e, infatti, alle donne sposate dice: «non sdegnatevi di essere sottomesse ai vostri mariti, poiché non è sempre meglio per una persona essere libera» (ivi, p. 499)

In convento

Intorno ai 55 anni, dopo aver scritto opere storiche, politiche e di morale, Christine si ritira in convento, senza farsi monaca, e lì rimane per un’altra decina d’anni. Poco prima della sua morte la Francia è scossa dall’impresa di una donna guerriera, Giovanna d’Arco, la cui impresa spinge alla riscossa nella Guerra dei Cent’anni. Christine fa in tempo a dedicarle un poema nel quale sottolinea, verosimilmente con una certa soddisfazione, che «per mano di una donna il regno fu liberato».

Qui puoi ascoltare lo storico Alessandro Barbero che parla di Christine de Pizan

Immagine di apertura: Christine de Pizan (via Wikimedia Commons)

Immagine per il box: la città delle dame (via Wikimedia Commons)

 

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Commenti [3]

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  1. ANNA MARCIANO'

    davvero notevole l’iniziativa della Zanichelli, spunti importanti e mai banali, grazie x il prezioso contributo. Ignoravo la Laudatio Turiae, e ritengo sia un documento molto chiarificatore, grazie.

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  2. Redazione

    Grazie mille per il suo commento.
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    La Redazione

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