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Dagli spigoli del corpo al dolore dell'anima: quando una ragazza diventa anoressica

Secondo gli studi più recenti l'anoressia è un disturbo che ha a che fare con il processo di evoluzione e crescita. Quanto incidono la società e l'ambiente che circondano le persone che ne soffrono? E cosa può fare la psicoterapia per aiutarle?
Trovarsi di fronte a una studentessa che nel corso dell'anno perde sempre più peso, mentre il suo rendimento cresce costantemente, lascia spesso sconcertati gli insegnanti più attenti, che si augurano di trovarsi di fronte solo a una fase di disagio passeggero e non invece a un disturbo ormai tristemente famoso: l'anoressia.
Qui trovi una scheda di carattere generale sulle forme di disordine alimentare
Il codice corporeo della magrezza Spesso l'anoressia viene associata a una spasmodica volontà di adeguarsi al valore estetico della magrezza. Nel corso del Novecento, infatti, la magrezza si è andata progressivamente affermando come canone estetico femminile, diffuso costantenente attraverso tutti i mezzi di informazione, capace di influenzare la percezione di sé e i comportamenti alimentari (tant'è che gli psichiatri hanno rilevato la comparsa di disturbi alimentari presso popoliazioni che ne erano prive, come quelle delle Isole Fiji, al diffondersi degli stereotipi occidentali di bellezza femminile). La magrezza, che la nostra società celebra come un valore estetico, diventa nelle adolescenti anoressiche il paradossale sintomo di un disagio psichico. Non un sintomo inconsapevole, però, o una conseguenza inaspettata del proprio comportamento: è al contrario una condizione che polarizza tutti gli sforzi dell'anoressica. Questo corpo spigoloso e privo degli stemmi della femminilità, che sembra pensato per respingere gli altri, è controllato con soddisfazione dall'anoressica, in un conto alla rovescia che ai secondi sostituisce i grammi e del quale non si vede la fine. L'anoressica sembra inseguire un ideale estetico, ma con un impegno etico di sacrificio e ascetismo che non ricorda tanto il mondo della moda e delle sue filiformi modelle ma quello del martirio delle sante anoressiche. Ma a che scopo combattere quotidianamente per la mortificazione del proprio corpo? Alla ricerca della propria identità Da decenni l'anoressia viene studiata e interpretata in molti modi. Su un elemento in particolare insistono tutti gli esperti: dato che per lo più i casi di anoressia si verificano in adolescenza, questo disturbo ha a che fare con il processo evolutivo. Inoltre, visto che nove volte su dieci i pazienti sono donne, sono i cambiamenti della vita delle ragazze a esseri presi in esame. Ma quali? In linea di massima gli studiosi sono convinti che, se anche esistono fattori genetici e fisiologici capaci di favorire l'insorgere del disturbo, le cause profonde siano di natura psicologica. Secondo una delle prime studiose della patologia, Hilde Bruch, il problema centrale delle anoressiche è l'autonomia e la padronanza di sé rispetto alla famiglia. Lo psichiatra Arthur Crisp insiste invece sul raggiungimento della propria identità. Secondo Richard A. Gordon, l'anoressia è una patologia che rispecchia un conflitto identitario della donna nella nostra società, nella quale sopravvivono spinte verso i modelli tradizionali di femminilità e di donna-madre e spinte verso l'affermazione individuale e un modello di donna androgina e di successo. Da questo punto di vista, bravura scolastica e obbedienza alle regole della famiglia (spesso esigente e votata al successo) non costituiscono un elemento intrinseco dell'adolescente, ma una maschera dal supereroe del quotidiano che nasconde una profonda fragilità e una mancanza di autostima, pronte a emergere al primo scacco. Ma perché il corpo? Forse perché in adolescenza è una realtà che cambia profondamente, forse perché nella famiglia dell'anoressica è al centro di una particolare attenzione, forse perché controllare il proprio dimagrimento dà la sensazione di controllare almeno qualcosa, quando la propria mente e la propria identità sembrano in balia di forze esterne. Alcuni autori (Pietropolli Charmet, Riva) evidenziano la mancata mentalizzazione del corpo, che è come se non facesse veramente parte della persona in una forma di esasperato dualismo cartesiano. Al corpo però l'anoressica ricorre come a un "linguaggio somatico" per esprimere il malessere psichico. Questo malessere può cambiare a seconda delle fasi di insorgenza del disturbo: anche se sono pochi gli anni che separano una tredicenne da una sedicenne e una sedicenne da una ventenne si tratta di momenti cruciali nello sviluppo della persona. Per dirlo in termini semplici, una sedicenne è impegnata a costruire la propria identità rispetto alla madre, mentre la ventenne deve scontrarsi con i propri limiti reali che mettono a dura prova l'immagine ideale di sé che i successi scolastici e le lodi familiari hanno costruito nel corso degli anni.
 Qui puoi visitare il sito di uno dei maggiori psicanalisti italiani che si dedicano al disagio adolescenziale Qui trovi il sito dell'associazione ABA dedicata ai disturbi alimentari
Illustrazione del medico britannico William Gull (1816-1890) che curò la paziente qui ritratta, Miss A., affetta da anoressia nervosa (via Wikipedia)
La strada della psicoterapia Qualche autore stabilisce un parallelismo tra l'anoressia e la tossicodipendenza: anoressiche e drogati, infatti, condividono la meticolosa attenzione per gli strategemmi che permettono loro di raggiungere lo scopo (rispettivamente non assumere cibo e assumere droga) e la sottovalutazione del problema o addirittura la sua negazione. Nei casi di anoressia mentale i fronti su cui agire sono spesso due: quello corporeo, finalizzato al recupero di un peso normale (e quindi al ripristino della funzioni fisiologiche) e quello mentale, allo scopo di risolvere i conflitti che hanno scatenato il disturbo. Entrambi i fronti sono difficili da affrontare sia perché l'anoressica può non collaborare nel recupero del peso sia perché solo quando cala l'ossessione per il proporio peso e il cibo, la mente è più "libera" di affrontare le altre questioni. La psicoterapia può seguire strade diverse ed estendersi ai genitori ripercorrendo il loro stesso passato alla ricerca dei momenti e delle cause dei valori che hanno trasmesso ai figli. In particolare però il lavoro dello psicoterapeuta ha di mira la costruzione del Sé della paziente e della sua autostima, riattivando e correggendo un percorso che in qualche momento della storia personale si è interrotto.
 Le cause dell'anoressia sono oggetto di grandi discussioni. I due link che ti segnaliamo propongono rispettivamente una causa psicologica e una causa biologica
Bibliografia di orientamento Hilde Bruch, Patologia del comportamento alimentare. Obesità, anoressia mentale e personalità (1973), Feltrinelli, Milano 1977 Richard A. Gordon, Anoressia e bulimia. Anatomia di un'epidemia sociale (1991), Raffaello Cortina Editore, Milano 2004 Elena Riva, Adolescenza e anoressia. Corpo, genere, soggetto, Raffaello Cortina Editore, Milano 2009 Immagine di apertura: Your weight indicates your health, di sylvar (via Flickr) Immagine box: Weight, di madèo (via Flickr)
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