Gli errori della mente

Claudio Fiocchi

Che la mente sia una macchina dal funzionamento complesso è cosa nota. Ma che tale macchina possa cadere vittima del proprio stesso funzionamento e lasciarsi ingannare o ingannare se stessa, può essere sorprendente. Eppure è ciò che succede in molti casi, come quando scambiamo per vera una fake news.

 

Una notizia credibile

Immaginiamo per un istante che sul nostro social network preferito compaia una notizia sorprendente. La notizia è stata postata da una persona con cui siamo in contatto da tempo ed è corredata dalla dichiarazione di uno scienziato famoso e da una serie di dati statistici piuttosto complicati.

In un caso come questo, siamo indotti a credere che la notizia in questione sia vera, non tanto per il suo contenuto, quanto per come ci è stata presentata. Ci fidiamo delle persone con cui siamo in contatto e di personaggi autorevoli. Infine, per fretta o per pigrizia, tendiamo a sorvolare un passaggio complesso, come l’interpretazione dei dati statistici, per arrivare rapidamente alle conclusioni.

 

I bias cognitivi

Questi errori in cui cade la mente sono bias cognitivi, ossia errori sistematici nell’interpretazione dei dati o delle esperienze. In molti casi, ci rendiamo conto a posteriori di essere stati indotti a dare fiducia a una notizia alterata o falsa. La nostra mente, tuttavia, sembra predisposta a commettere alcuni errori e non tanto per limiti intellettuali, quanto per una strategia economica.

A questo proposito gli psicologi mettono in luce l’esistenza di scorciatoie o euristiche, per indicare la tendenza a prendere una decisione prescindendo da una lunga analisi e affidandosi ad altri fattori, che ci consentono di essere più rapidi. Per fare un esempio molto banale, la soluzione a un problema di matematica trovata dal compagno più bravo ci sembrerà più sicura di quella trovata dal compagno meno bravo. In sostanza, spesso la nostra mente si affida a una euristica, ma talvolta ha suo malgrado elaborato una euristica erronea, ossia un bias, un pregiudizio infondato, magari basato su preferenze personali, che condiziona il nostro modo di interpretare la realtà.

 

Bias ed euristiche

A spiegare la differenza tra euristiche e bias è lo psicologo Daniel Kahneman. In un suo celebre libro, Pensieri lenti e veloci, egli mostra che un’euristica è una scorciatoia che sostituisce un quesito con un altro, a cui possiamo fornire la risposta in modo più semplice. Per esempio, se ci chiediamo se un evento è frequente, possiamo calcolare gli esempi di tale evento che emergono dalla nostra memoria. Questa euristica può però generare un bias, perché ricordiamo più facilmente esempi relativi a personaggi famosi o drammatici e nasce di qui la tendenza a sovrastimare la frequenza di un certo evento (divorzi, disastri aerei ecc.).

 

Due sistemi della mente

Gli studi di Kahneman offrono una chiave di lettura di alcuni errori della nostra mente. A proposito dei nostri meccanismi di conoscenza, egli distingue tra un sistema 1, rapido, poco faticoso, che si basa su impulsi e associazioni (come quando decifriamo l’espressione di un viso) e un sistema 2, costituito da dal sé conscio e raziocinante (immaginiamoci mentre svolgiamo un’operazione aritmetica). Il sistema 1 include attività molto diverse, come il riconoscimento della grandezza diversa di due oggetti, ossia una capacità innata, o le risposte a domande e problemi che si sono apprese con sicurezza (semplici somme, mosse di scacchi ecc.). Il sistema 2 è caratterizzato dall’attenzione, come quando ci concentriamo su un suono particolare in mezzo al brusio della folla o impariamo una poesia a memoria. Il sistema 2 però non agisce sempre, ma viene attivato da situazioni di difficoltà.

Kahneman chiarisce che l’espressione sistema 1 e sistema 2 non indicano parti diverse del nostro cervello, ma due strategie, che variano a seconda degli individui. Per un esperto giocatore di scacchi, alcune mosse verranno decise dal sistema 1, mentre nel caso del neofita sarà il sistema 2 a essere attivato.

Per conoscere meglio gli studi di Kahneman, leggi questa biografia intellettuale e questa intervista

 

Sistemi di conoscenza e fake news

Questa distinzione è importante perché chiarisce una ragione dei nostri errori cognitivi: l’attivazione del sistema 1, quando in realtà la complessità richiederebbe l’attivazione del sistema 2.  Questa teoria offre una chiave di lettura interessante per comprendere perché talvolta cadiamo vittime di una bufala. A prescindere dal fatto che il loro autore sia consapevole di diffondere una falsità o sia a sua volta caduto vittima di informazioni inesatte e conclusioni errate, le fake news hanno successo se adottano strategie che rispecchiano le nostre scorciatoie mentali.

Sempre Kahneman fornisce altri spunti interessanti. Secondo lo psicologo israeliano, la nostra mente è molto più portata a cogliere una coerenza e un nesso causale piuttosto che accettare la casualità di fenomeni avvenuti a breve distanza. Questa tendenza ci induce quindi a collegare eventi tra loro indipendenti. Trasposto nel mondo delle fake news, questa tendenza ci spinge a credere in una correlazione che potrebbe essere inesistente. O ancora, tendiamo a sovrastimare le statistiche basate su piccoli campioni. Da qui il monito della psicologia cognitiva a rafforzare la nostra attenzione e la nostra abitudine all’analisi.

 

Mente primitiva contro informazione contemporanea

Lo studio delle fake news, dei bias cognitivi e delle euristiche ci costringe a fare i conti con l’antichità della nostra mente. Secondo lo psicologo Paolo Legrenzi, la predisposizione alle fake news non dipende solo dall’urgenza di prendere decisioni, ma anche da un retaggio più antico. Abituati a un mondo in cui le informazioni erano poche, i nostri predecessori hanno sviluppato strategie per prendere scelte rapide. Ma di fronte a un mondo in cui al contrario le informazioni sono moltissime, forse troppe, la nostra mente non ha elaborato un automatismo efficace e adotta quelli più arcaici di economicità.

Per leggere le considerazioni di Paolo Legrenzi clicca qui

 

Fiducia nella fonte, pigrizia cognitiva, attrazione verso alcuni argomenti, bisogno di trovare conferme alle proprie convinzioni costituiscono quindi un combinato disposto che ci rende vulnerabili alle fake news. A questi aspetti di natura psicologica se ne sommano altri, legati alle dinamiche dell’informazione, a caccia di scoop e di notizie.

Come proteggerci dagli errori? Se le strade della deontologia professionale del giornalista e della serietà di un social network restano al di là del dominio della psicologia, il suggerimento delle scienze umane è innanzitutto quello della consapevolezza del funzionamento della propria mente, un po’ come quando un uomo freddoloso impara che i propri brividi non equivalgono necessariamente a un inverno anticipato.

 

Crediti immagini
Apertura: Pixabay
Box: Daniel Kahneman al World Economic Forum, swiss-image.ch/Photo Remy Steinegger (Flickr)

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Commenti [1]

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  1. Graziella Pulce

    Ricco di informazioni chiare e circostanziate, formativo e utile da proporre in classe.

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