Il senso sociale della moda

Claudio Fiocchi

La moda ha un significato sociale? Voler indossare gli abiti all’ultimo taglio, comprare un accessorio appena comparso sul mercato, usare espressioni adottate da personaggi famosi sono solo scelte casuali o riflettono una dinamica sociale? A queste domande ha risposto un sociologo della prima metà del Novecento, Georg Simmel, attraverso un’analisi dei comportamenti della società di massa che fornisce ancora oggi spunti interessantissimi.

 

Chi è Simmel

Georg Simmel è un intellettuale tedesco vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento. Appartiene a quella categoria di pensatori a cui è difficile associare una categoria: filosofo per impostazione, sociologo per interesse, Simmel è autore di numerose opere, tra cui vari pamphlet sui fenomeni culturali e sociali del suo tempo. A fronte di uno stile di scrittura apparentemente disorganico, Simmel tiene fermo un concetto fondamentale: tutti i fenomeni umani sono basati su un principio di reciprocità, di interazione, per il fatto stesso di porsi simultaneamente. Benché essi, presi collettivamente, costituiscano una totalità, questa stessa totalità dà loro forma. E inoltre le forme in cui presentano i fenomeni sociali non sono fisse, ma destinate a scomparire, “liquide”, come spiegano Barbara Carnevali e Andrea Pinotti nell’introduzione alla raccolta di saggi di Simmel intitolata Stile moderno (Einaudi, Torino 2020).  L’idea di un mondo sociale al contempo dinamico, animato da spinte contrastanti, ma abbastanza coerente da formare una vera e propria totalità, fa da sfondo a molte riflessioni di Sinner, come quelle sulla moda.

Ecco una breve biografia di Georg Simmel

https://www.treccani.it/enciclopedia/georg-simmel/

 

La moda, espressione di tensioni diverse

Per Simmel la moda, cui dedica il breve saggio Filosofia della moda, non è altro che una delle tante manifestazioni della complessità della società, nella quale si manifestano tensioni sia tra l’individuo e la collettività sia tra le differenti classi sociali. La moda, infatti, propone ai membri della società prodotti, comportamenti, modi di esprimersi che segnalano l’ingresso in un circolo esclusivo. Per questo essa attrae innanzitutto chi appartiene ai ceti superiori, stabilendo un segno della propria distinzione. Se non che, il desiderio di emulazione spinge i membri delle classi medie e inferiori ad aderire alla stessa moda.

La dinamica della moda è quindi nello stesso tempo razionale e paradossale: innanzitutto perché esprime sia il desiderio di esclusività sia quello di emulazione; in secondo luogo, perché l’emulazione porta alla fine dell’esclusività. Siccome però l’esigenza travalica il singolo oggetto di moda, a una moda ne seguirà un’altra.

 

La moda nella spirale del tempo

Ora che è emersa la funzione sociale della moda, il passo successivo è comprendere la ragione dell’incremento della sua velocità di cambiamento. La moda, spiega in prima battuta Simmel, è di per se stessa destinata una strana mescolanza di essere e non essere, perché segnata dalla caducità. Ma nella società di massa, ossia la società che nasce tra Ottocento e Novecento, in seguito all’industrializzazione e all’urbanizzazione, la moda diventa ancora più frenetica, aggiunge il sociologo tedesco, perché le viene impresso il ritmo dinamico della classe media, del Terzo stato. La moda, con il suo rapido fluire, offre una rappresentazione del ritmo delle classi in ascesa.

A questa spinta se ne aggiunge un’altra. Il dinamismo della società industriale permette alle classi inferiori di emergere e di cercare di imitare le classi superiori. Per far questo, i suoi membri intendono acquistare prodotti alla moda, che però devono avere un costo accessibile. Da qui la produzione e diffusione di prodotti a basso costo che in quanto tali si diffondono rapidamente e proprio per questo vengono rimpiazzati altri prodotti alla moda. Detto in altri termini, quanto più la moda si apre alle classi inferiori, tanto più essa è costretta a cambiare, perché l’essenza della moda è evocare un’attraente esclusività, che subito sfiorisce quando è condivisa da troppe persone.

 

La moda e l’interiorità

A un’analisi che si incentra sui gruppi sociali se ne affianca un’altra, che riguarda la funzione che la moda può svolgere rispetto a un singolo. Infatti, lungi dall’essere un puro strumento al contempo di conformismo ed esclusione sociale, la moda svolge un ruolo positivo per molti soggetti. In qualche caso la moda è infatti inseguita da individui bisognosi di sicurezza. In altri da persone che coltivano invece la propria interiorità e specificità e usano l’adesione alla moda come una sorta di scudo di sicurezza, dietro il quale nascondere il vero se stesso. Insomma, essa “fornisce all’uomo uno schema con cui provare in modo inconfutabile il suo legame con la collettività…in cambio egli ottiene di poter concentrare la libertà concessa dalla vita nella sua interiorità e in ciò che per lui è essenziale”.

 

Oltre la dinamica distinzione/emulazione

Espressione delle dinamiche opposte di conformismo ed esclusività, mascheramento della propria identità, strumento per emergere in una società complessa e conflittuale, la moda sembra trovarsi a suo perfetto agio anche nella società di massa del nuovo millennio. E le indagini di Simmel colgono nel bersaglio se la moda continua ad essere una costante delle nostre società.  Ma con il tempo essa ha assunto altri significati, man mano che società si è trasformata: così innanzitutto è diventata nel corso del tempo una via di liberazione ed esaltazione dell’individualità, man mano che i valori dell’individualismo si sono affermati. È per questo che, secondo Frédéric Monneyron, “il vestito parla sempre meno del sociale e sempre di più dello stile e del gusto personale” (Sociologia della moda, Laterza, Roma-Bari 2008), come strumento rivelatore della personalità. Questo significa che la moda è solo una scelta individuale? Non proprio, essa ha cessato di tracciare le differenze tra le classi sociali, spiega Monneyron, ma in compenso è diventata un’anticipatrice delle tendenze sociali, come nel caso dei jeans, vecchio capo di abbigliamento operaio, la cui diffusione a tutti livelli della società esprime simbolicamente l’avanzare della democrazia.

Qualche informazione su Frédéric Monneyron:

https://www.puf.com/Auteur%3AFr%C3%A9d%C3%A9ric_Monneyron

In coerenza con la sua natura transeunte, la moda si rivela quindi agli occhi dei sociologi, uno specchio tanto sfaccettato quanto la società che riflette.

 

Crediti immagini
Apertura: Jeans da donna in un negozio, 2012 (Wikimedia Commons)
Box: Georg Simmel (Wikimedia Commons)

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