La patente a voti. L’importanza dei premi letterari

Andrea Tarabbia

Non si può cominciare senza citare Thomas Bernhard, enorme scrittore e altrettanto enorme odiatore, vincitore di numerosi riconoscimenti letterari (fuorché del Nobel, premio che avrebbe meritato più di molti altri – e sarebbe stato perfino divertente vederlo lì, in frac, davanti al re di Svezia, a fare il discorso di ringraziamento), che al tema dei premi dedicò numerose invettive, poi raccolte in un libro che in Italia si intitola I miei premi e traccia, sotto le mentite spoglie di attacchi e condanne senza appello, un ritratto al fulmicotone non soltanto delle società letterarie che i premi li istituiscono e li conferiscono, ma anche dei finanziatori, dei membri delle giurie, degli autori stessi (tra i quali non manca lo stesso Bernhard, che non perdona nemmeno se stesso per aver accettato assegni e targhe da un mondo che lo disgusta. Ma d’altronde: «Se qualcuno offre del denaro vuol dire che ne ha ed è giusto alleggerirlo»).

Un brano da “I miei premi” letto “Ad alta voce” trasmissione di RaiRadio3:
http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-c0b82ee9-3e34-4fe4-ba98-f924fbcf7f8b.html

E tuttavia quello che non segnala Bernhard – e non lo fa perché il suo obiettivo è un altro – è questo: i premi, nonostante tutto ciò che si può dire intorno alla loro organizzazione, servono. Servono agli autori, servono agli editori, e servono ai lettori.

 

I premi servono agli autori

I premi servono agli autori in due modi, il primo dei quali è economico. Non tutti i premi staccano grandi assegni, anzi: nessun premio italiano fa esplodere davvero il conto in banca di chi lo riceve. Però esiste una gratifica economica, che si accompagna, soprattutto per quanto riguarda i grandi premi, a un aumento più o meno sensibile delle vendite. Campiello e Strega, i due maggiori premi letterari italiani, muovono alcune migliaia di copie, fanno arrivare i libri vincitori in top ten, assicurano qualche ristampa anche a chi arriva in cinquina e poi non vince.

Soprattutto, e questa è la cosa davvero importante, ogni premio letterario è una patente, un pedigree. La vittoria di un premio attesta l’esistenza dell’autore nel mondo delle lettere, gli dà una riconoscibilità e un’autorità che la semplice pubblicazione non è in grado di conferire.

 

I premi servono agli editori

I premi servono agli editori perché, semplicemente, fanno vendere copie. Danno anche prestigio: avere nella propria scuderia uno o più autori premiati è sinonimo di qualità, di affidabilità.

 

I premi servono ai lettori

I premi servono ai lettori perché, spesso, sono l’unico veicolo possibile per conoscere un autore non così noto fuori dalla ristretta cerchia della comunità letteraria. I grandi premi fanno questo: presentano a tutti degli scrittori che, spesso, sono difficilmente individuabili nella grande mole di libri pubblicati nel corso di un anno; e li presentano con un attestato di qualità in mano.

 

Come funzionano i premi letterari?

Leggi qui le storie di alcuni dei maggiori premi letterari italiani:
http://www.booksinitaly.it/it/collaboratori/paola-brigaglia-3/

In Italia esiste un numero incalcolabile di premi letterari: alcuni sono dedicati alla memoria di grandi scrittori scomparsi (tra cui il premio Volponi, che si tiene a Fermo, e che premia opere di narrativa civile, il premio Berto, il premio Manzoni per il romanzo storico, il premio Dessì, il premio Chiara, dedicato in modo specifico alle raccolte di racconti, il premio Scerbanenco dedicato a gialli e noir); altri, invece, fanno capo a grandi organizzazioni o enti: tra questi, ci sono i due maggiori premi letterari italiani, il Campiello e lo Strega.

Il premio Campiello, organizzato dagli industriali del Veneto, è nato nel 1963. Funziona così: una giuria di letterati, il cui presidente cambia ogni anno, seleziona, tra le numerose opere pervenute (quest’anno erano quasi 300), una rosa di cinque finalisti. A questi cinque viene attribuito il premio Selezione Campiello, che dà diritto a un assegno e a concorrere per il Supercampiello – il premio finale. A questo punto, il compito della giuria dei letterati può dirsi esaurito: i libri della cinquina vengono passati a una giuria popolare di 300 lettori anonimi, scelti a campione su base ISTAT, divisi più o meno equamente tra uomini e donne, e selezionati per fascia d’età, professione e provenienza geografica. Soprattutto, i 300 giurati popolari possono far parte della giuria una sola volta nella vita. Ciascuno dei 300 ha diritto a un voto, che spedisce in forma anonima e in busta chiusa a un notaio veneziano, che raccoglie le schede e, il giorno della finalissima del premio, le scrutina, decretando il vincitore del premio. Il metodo, studiato per garantire trasparenza ed evitare brogli e polemiche, è ricalcato sui metodi con cui, tradizionalmente, a Venezia si eleggeva il doge.

Tutto sul Premio Campiello:
http://www.premiocampiello.org

Più controverso è lo Strega. Premio romano, prende in considerazione opere proposte da almeno due amici della domenica. Chi sono gli amici della domenica? Sono oltre quattrocento tra scrittori, editori, giornalisti, membri dell’intelligencija, della politica e della buona società che, ogni anno, sono invitati a partecipare alle selezioni del premio. Tra tutte le opere presentate (generalmente, ogni anno, sono intorno alla ventina), viene scelta prima una dozzina e poi una cinquina di libri che ai primi di luglio si giocherà il premio sulla base della votazione degli amici della domenica. Perché lo Strega è più controverso? Perché, anzitutto, non ha una giuria popolare, ma una giuria che si rinnova poco e che annovera parecchi operatori culturali che – si dice – tendono a votare per il libro pubblicato dall’editore con cui hanno rapporti di lavoro o vicinanza. C’è dunque un problema di trasparenza, e le polemiche che ogni anno sentite intorno al premio sono proprio dovute a questo sistema di voto.

Tutto sul Premio Strega:
http://www.premiostrega.it

La “formula Campiello”, con il voto tecnico e quello popolare, sta prendendo sempre più piede. La adotta da qualche anno anche un premio in ascesa, il Mondello; la adottano il Vigevano, il Volponi, molti premi minori che si affidano a librerie, biblioteche, scuole e istituti culturali per reclutare lettori e, al tempo stesso, promuovere la lettura.

 

Il premio per chi inizia: il Calvino

Chiudo con un premio che sta diventando importantissimo in Italia: è l’unico premio per opere inedite, riceve almeno 600 manoscritti all’anno, ne sceglie meno di dieci, ne premia uno, ne menziona un paio. È il premio Calvino, istituito a Torino: un comitato molto esteso di lettori torinesi fa una prima scrematura delle opere (scrivendo però su ognuna una scheda, positiva o negativa che sia, che viene inoltrata all’autore – che dunque riceve un parere circostanziato sul suo lavoro); le opere prescelte vengono girate a una giuria di scrittori che cambia ogni anno e che vota i migliori. Il Calvino è diventato un premio ambitissimo, perché da alcuni anni quasi tutte le opere che premia finiscono per trovare un (buon) editore: se ne parla quasi quanto si parla di Strega e Campiello.

Il Premio Calvino raccontato dal suo vicepresidente:
http://www.booksinitaly.it/it/ingrandimenti/qualche-parola-sul-premio-calvino/

(Crediti immagini: siti ufficiali del Premio Campiello e del Premio Strega)

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