Spazio geografico, eventi naturali, presenza antropica: l’ambiente e il suo divenire nella percezione greca

Andrea Ercolani

Il cambiamento climatico è una delle tante forme di cambiamento ambientale. Gli antichi non sembrano aver riflettuto in maniera specifica sul cambiamento e le alterazioni del clima, pur rimontando a loro, in ultima istanza, una teoria dei climi.

Una nozione di clima vicina a quella attuale è ravvisabile più che dietro al termine κλίμα (che in ambito geografico indica una direzione o una regione) dietro alla definizione delle zonai, le fasce in cui risulta divisa l’ecumene. ζώνη, come tecnicismo geografico, indica esattamente una delle regioni in cui è divisa la terra, regione cui vengono associate alcune caratteristiche di tipo “climatico” in senso più proprio: Strabone, ad esempio, conosce una ζώνη διακεκαυμένη, “zona torrida” (e. g. 1. 2. 24) e una ζώνη εὔκρατος, “zona temperata” (e. g. 1. 4. 6).

Le varie teorie antiche delle zonai sono discusse da Strabone in 2. 3.

Per il testo greco vd. il seguente link: https://bit.ly/2XJNhsZ

Una riflessione più variegata sembra invece esser stata incentrata (e a più riprese) su quello che oggi definiremmo ambiente.

 

Ambiente

Il concetto di “ambiente” come realtà complessa in cui agiscono e interagiscono fattori fisici e chimici, elementi organici e inorganici, viventi e non viventi, è moderna, frutto di una riflessione messa a punto progressivamente attraverso lo studio degli spazi geografici in sé e nella loro interazione con i fattori che vi operano.

Negli ultimi anni l’attenzione si è doverosamente concentrata non tanto sulla descrizione degli ambienti e delle loro situazioni di equilibrio, quanto piuttosto sullo studio della loro progressiva e rapida alterazione. La denuncia di un preoccupante deterioramento ambientale (di cui la causa prima, e probabilmente anche unica, è l’essere umano), è da decenni all’ordine del giorno, prepotentemente gridata dai media che hanno dato voce, con effetto megafono, alla spesso inascoltata comunità scientifica (biologi, etologi, climatologi e via elencando) che hanno avuto il merito di aver fatto approdare la questione ambientale sulle scrivanie dei politici (detto di passaggio, è sconfortante rilevare che ancora oggi c’è chi continua ostinatamente a ignorarla, anche là dove non è più possibile negarla).

Un concetto di ambiente complesso come quello qui rapidamente abbozzato non sembra esser stato alieno, almeno in una sua forma germinale, dalla mentalità greca antica.

Ambienti e scenari remoti (spesso palesemente inventati e fasulli) sono ben presenti in quella variegata trattatistica che genericamente rubrichiamo sotto la titolatura di mirabilia: raccolte di materiale e curiosità varie, tra cui anche descrizioni di luoghi che, a diverso titolo, destavano stupore, perché lontani dall’esperienza comune, vuoi per caratteristiche fisiche, vuoi perché abitati da animali o esseri fuori dall’ordinario. Raccolta di fonti ed elenchi di esseri straordinari (ma ritenuti reali e collocati in precisi habitat) descritti in questa varia produzione al seguente link: https://bit.ly/2Zrp0bV

 

La natura agisce sull’ambiente

Il fatto che lo spazio geografico sia il risultato dell’azione di forze fisiche era ben chiaro agli antichi Greci. A puro titolo di esempio pensiamo alle teorie di Eratostene e di Stratone riferite da Strabone, teorie che molto chiaramente stabiliscono un nesso tra fattori fisici e ambiente naturale.

(Eratostene) afferma… che si presta… all’indagine il fatto che sia possibile osservare in molti luoghi all’interno delle terre, a due o tremila stadi dal mare, la presenza di abbondanti depositi di conchiglie, ostriche e gusci, e di lagune salmastre, come presso il tempio di Ammone…
Stratone… avanza l’ipotesi che un tempo il Ponto Eusino non avesse l’apertura presso Bisanzio, ma che la pressione esercitata dai fiumi che vi fluiscono ne avesse provocato l’apertura, così che l’acqua si è riversata verso la Propontide e l’Ellesponto
Strab. 1. 3. 4 (trad. S. Magnani)

Il tempio di Ammone citato si trova nell’oasi di Siwa, in pieno deserto libico. In entrambi i casi si discute un paesaggio che si presenta, agli occhi dell’osservatore, diverso da come doveva essere in origine: un mare ora deserto, uno specchio d’acqua chiuso ora mare. Nel secondo esempio, in particolare, il fattore che ha portato all’alterazione è chiaramente indicato nella pressione delle acque dei fiumi: un fattore interamente fisico (per quanto, ovviamente, la teoria non regga).

 

L’uomo agisce sull’ambiente

Le descrizioni erodotee sono tra i primi compiuti esempi di attenzione all’ambiente nella sua dimensione antropizzata. Uno dei tanti passaggi erodotei che dimostrano una concezione del paesaggio come risultato dell’azione combinata uomo-natura, o meglio dell’essere umano sulla natura, è la descrizione del territorio di Menfi nel libro II:

… Min, primo a regnare sull’Egitto, protesse Menfi con argini. Tutto il fiume … scorreva lungo i monti sabbiosi verso la Libia; Min, a monte, a circa cento stadi da Menfi, arginò con terra il braccio del fiume verso mezzogiorno, asciugò il letto antico, e incanalò il fiume così da farlo scorrere in mezzo ai monti. [3] E ancor oggi questo braccio del Nilo , che scorre separato, è tenuto dai Persiani sotto grande custodia, e rafforzano gli argini tutti gli anni.”

Herodot. 2. 99. 2-3 (trad. A. Fraschetti)

 

Per una concezione unitaria di storia e geografia (ovvero la geostoria)

Questa rapida carrellata di teorie e osservazioni, pur nella sua asistematicità, mostra in maniera sufficientemente chiara come agli occhi e alla mente degli osservatori antichi lo spazio descritto apparisse come il risultato dell’azione (separata o combinata) della natura e dell’essere umano. La compiuta concettualizzazione di questo sinergismo avverrà molto dopo, ma la sua operatività è colta e puntualmente rilevata.

Quasi un corollario dell’interazione essere umano-natura è la concezione di una storia legata alla geografia, o di una geografia legata alla storia: una geostoria, che emerge chiarissima dall’opera di Erodoto, dove le vicende degli uomini si saldano strettamente alla descrizione dell’ambiente in cui hanno luogo, e dove l’ambiente è (anche) il prodotto della storia dell’uomo.

Erodoto coglie particolarmente bene il nesso tra spazio fisico e spazio antropizzato, che si traguardano e si alternano senza discontinuità. Fino al punto che la definizione dello spazio geografico si risolve nella definizione dell’insediamento umano:

“… è Egitto tutta la terra che abitano gli Egiziani, come la Cilicia è la terra abitata dai Cilici e l’Assiria dagli Assiri.” Herodot. 2. 17. 1 (trad. A. Fraschetti)

Non sono invocati presunti confini naturali o limiti geografici a definire una regione, ma unicamente la presenza dell’essere umano. Un fatto singolare, che tradisce una certa percezione dell’ambiente e mette decisamente in crisi il concetto moderno di Stato.

 

Crediti immagini:

Apertura: Statua di Erodoto (Pixabay)
Box: Statua di Strabone nella sua città natale (Wikimedia Commons)

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