Treni veloci e sempre in orario. Adolf Eichmann, il capostazione dello sterminio

Ludovico Testa

La banalità del male

La Shoah non sarebbe stata possibile senza l’apporto di un moderno ed efficiente apparato burocratico, capace di coordinare, dirigere e seguire passo dopo passo le varie fasi organizzative della “soluzione finale”. Più che dai discorsi o dalle relazioni scritte, lo sterminio degli ebrei in Europa è attestato dalle migliaia di tabelle, cifre e statistiche riportate nei documenti ufficiali. Fredde e impersonali testimonianze di una tragedia dalle immani proporzioni. Come tutte le pratiche burocratiche, buona parte dei documenti attestanti le procedure dello sterminio si presentano al lettore come un inquietante muro di carta, al di là del quale la responsabilità del singolo non è immediatamente individuabile.
La “banalità del male”, che Hannah Arendt seppe cogliere con tanta efficacia, assume le vesti dello zelante funzionario, intento al quotidiano disbrigo delle pratiche e ostinatamente refrattario ad assumersi responsabilità personali. Questa è l’immagine che Adolf Eichmann ha voluto lasciare di sé, al termine di un processo, conclusosi nel dicembre 1961 e seguito con attenzione e indignazione dall’intera comunità internazionale. Scrupoloso capostazione dello sterminio, Eichmann concentrò grande attenzione nella pianificazione dei trasporti, al fine di assicurare la rapidità e la puntualità dei treni merci carichi di esseri umani, diretti ai lager lungo le linee ferroviarie ramificate in tutta Europa. Un compito che egli volle portare termine con rigorosa meticolosità fino all’ultimo, anche quando tutto crollava intorno a lui e la fine del Terzo Reich appariva ormai imminente.

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Lo specialista

La carriera di colui che sarebbe passato alla storia come “il burocrate dello sterminio” iniziò nel 1932. Alla vigilia della presa del potere da parte di Hitler, Eichmann aderì al Partito nazionalsocialista (NSDAP) e chiese di entrare nelle SS. Al termine del duro corso di addestramento e di indottrinamento ideologico, trovò impiego nel servizio di sicurezza (SD), l’organizzazione del partito preposta all’eliminazione dei nemici ideologici del regime, dove venne destinato all’ufficio informazioni sul sionismo. Oltre a dimostrare il proprio talento burocratico, Eichmann si dedicò all’approfondimento della “questione ebraica” e ottenne il titolo di “esperto”, qualifica che lo distingueva dal semplice burocrate, nello studio dei metodi adatti a favorire l’emigrazione ebraica dal Reich.
Dopo l’annessione dell’Austria all’interno del Terzo Reich (1938) Eichmann fu mandato a Vienna per raccogliere informazioni e sottoporre a sorveglianza le organizzazioni ebraiche. Ben presto la funzione informativa si trasformò in azione operativa e, in qualità di responsabile del neocostituito “Ufficio centrale per l’emigrazione ebraica” della capitale, organizzò l’espatrio forzato di 50.000 ebrei austriaci. Il successo ottenuto fece di lui uno “specialista” nel campo dell’emigrazione coatta e, quando nel 1939 fu istituito l’Ufficio centrale per la sicurezza del Reich, venne promosso Referent (consigliere speciale) assumendo la direzione dell’ “Ufficio per gli affari ebraici” IV B 4. All’interno della struttura comando del Terzo Reich, il ruolo svolto da Eichmann sommava alle funzioni di consulenza specialistica per i massimi vertici delle SS il rigore burocratico e lo spirito di iniziativa necessari alla realizzazione delle direttive generali impartite dall’alto. L’immagine dell’anonimo e quasi “noioso” funzionario, freddo ingranaggio nella macchina dello sterminio, con la quale egli è passato tristemente alla storia, non tiene in adeguato conto il lato “creativo” della sua personalità, nella quale le capacità operative del tecnico si fusero con le profonde motivazioni ideologiche del membro delle SS.
Nell’estate del 1940 Eichmann si dedicò con attenzione al progetto di un trasferimento forzato degli ebrei nell’isola del Madagascar (territorio coloniale della Francia sconfitta), destinata a diventare una specie di immenso ghetto controllato dalle autorità tedesche. Le difficoltà logistiche del trasporto navale lungo rotte battute dalla Marina inglese e la decisione hitleriana di invadere la Russia (che apriva nuove opportunità alla “soluzione della questione ebraica”) relegarono il “progetto Madagascar” sullo sfondo a vantaggio di una prospettiva continentale. L’ufficio di Eichmann iniziò quindi a studiare l’organizzazione dei lager, concordando con le ferrovie dello Stato orari e percorsi dei treni merci necessari alla deportazione degli ebrei europei.
Convocato alla conferenza di Wannsee in quanto Referat (docente) e specialista della questione ebraica, Eichmann si occupò di stendere i verbali della riunione e di tradurre nell’impersonale linguaggio burocratico le ben più esplicite affermazioni dei partecipanti in merito alla “soluzione finale”. Tra il 1941 e il 1942 fece visita per due volte al campo di Auschwitz-Birkenau, per organizzare e verificare che il funzionamento degli impianti di sterminio fosse all’altezza del ritmo incalzante dei convogli in arrivo.

Il verbale della conferenza di Wannsee è disponibile qui

Per un estratto della deposizione di Eichmann sulla conferenza di Wanssee clicca qui

 

Rapidità e puntualità al di sopra di tutto

La tabella di marcia prevista dallo “specialista” non tollerava ritardi o inconvenienti, sia che si trattasse delle priorità di trasporto per i rifornimenti destinati alla Wehrmacht o della riluttanza a collaborare manifestata dalle autorità di paesi alleati. “Ero disposto a sopportare di tutto – confessò molto più tardi a un collegama non che mi scombinassero gli orari. Altrimenti avrebbero attribuito a me la responsabilità degli inconvenienti che ne sarebbero derivati per il traffico ferroviario sulla rete del Reich”.
Nel marzo del 1944 Eichmann lasciò il proprio ufficio di Berlino per recarsi a Budapest. All’inizio del mese la Wehrmacht aveva invaso l’Ungheria nel timore che questa avviasse negoziati con i sovietici ormai prossimi ai confini. Il tempo era scarso ma l’arrivo di Eichmann testimoniava l’importanza attribuita nelle elite dirigenti del Reich allo sterminio degli ebrei magiari. Lo specialista seppe agire con rapidità e astuzia, avvalendosi del pieno appoggio offerto da tutti gli enti locali coinvolti. Parlando ai rappresentanti della comunità ebraica, riuscì a rassicurarli in merito alla propria missione, finalizzata, disse, al reperimento della manodopera necessaria alla produzione industriale. Venne quindi istituito un “Comitato ebraico centrale”, formato da ebrei particolarmente stimati, che avrebbe avuto il compito di informare le comunità locali sulle disposizioni da eseguire.
Eichmann riuscì a organizzare in pochi mesi la deportazione verso le camere a gas di 437.402 ebrei ungheresi su una comunità di 750.000 membri. Nelle stesse settimane in cui, a seguito delle sbarco in Normandia (giugno 1944) l’esercito alleato si apprestava a liberare il suolo francese, gli ultimi terni merci carichi di ebrei lasciavano Budapest e giungevano puntuali al capolinea di Auschwitz. Anche quando, nel corso dell’autunno, lo stesso Himmler sospese le operazioni di sterminio, per ordine di Eichmann migliaia di ebrei ungheresi furono costretti a mettersi in marcia verso il confine austriaco “Questa volta gli ebrei di Budapest verranno deportati a piedi – affermò di fronte al ministro ungherese Kovarcz – Adesso i trasporti ci servono per altri scopi”. Tutto l’impianto burocratico-organizzativo allestito da Eichmann stava crollando, ma la spinta ideologica era tale da consentire ancora quest’ultimo sforzo.

Per un approfondimento sulla deportazione degli ebrei ungheresi clicca qui

 

Nell’estate del 1945 lo “specialista” si sarebbe confuso tra le centinaia di migliaia di prigionieri di guerra tedeschi ammassati nei campi di prigionia. Dopo aver tentato con successo l’evasione, fino al 1950 visse indisturbato in Germania, per poi raggiungere l’Argentina con un lasciapassare rilasciato dal Vaticano. Nella primavera del 1960 i servizi segreti israeliani riuscirono a catturarlo e lo condussero a Gerusalemme, dove venne condannato a morte.
A chi, durante la sua permanenza in Ungheria, gli aveva domandato che effetto avrebbe fatto la notizia dei milioni di ebrei sterminati, pare abbia risposto: “All’occorrenza salterò nella fossa ridendo perché la consapevolezza di avere cinque milioni di ebrei sulla coscienza mi dà un senso di grande soddisfazione”.

Per un approfondimento sulla Ratline, come è stata chiamata la via di fuga per i criminali nazisti clicca qui e qui
Per un approfondimento sull’organizzazione del processo a Eichmann clicca qui
Per un lungo estratto del processo a Eichmann clicca qui

 

Crediti immagini
Apertura: L’arrivo del treno con i deportati all’interno del campo di Auschwitz-Birkenau (Wikimedia Commons)
Box: Adolf Eichmann nel 1942 (Wikimedia Commons)

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Commenti [2]

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  1. LAURA VITI

    Grazie! Le lezioni e gli approfondimenti sono veramente molto utili e interessanti. Grazie di nuovo.

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