In fila per tre: l’isocolo

Andrea Tarabbia

«[…]
Lou, se muoio laggiù, ricordo che s’oblia,
Qualche volta ricordati gli istanti di follia,
Di giovinezza e amore e d’inesausto ardore,
Il mio sangue è la fonte ardente della gioia!
E sii la più felice perché sei la più bella,
O mio unico amore e mia grande follia!
La luce langue
Ora presento
Un lungo, lungo destino di sangue».

Guillaume Apollinaire, 1915 (trad. it. di Claudio Rendina)

Con l’isocolo (l’accento è sulla seconda “o”) prendiamo delle parole, delle frasi o dei pezzi di frase e li mettiamo in fila per due o per tre (ma a volte anche per quattro…): così facendo, creiamo un parallelismo tra i termini che stiamo usando, li mettiamo tutti sullo stesso piano.

Per esempio, guardate questo strillo del “New York Times”:

«Accuratezza. Credibilità. Imparzialità»

Fa un parallelismo tra i concetti di accuratezza, credibilità e imparzialità: per il giornale si tratta di tre caratteristiche fondamentali che hanno bisogno di essere messe in evidenza e accostate. Nella fattispecie, questo isocolo è un tricolon, vale a dire un isocolo a tre membri. Sono tricolon, per esempio, il motto della Rivoluzione francese «Liberté Egalité Fraternité» e la triade di domande esistenziali che rimarranno per sempre senza risposta: «Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?».

Esistono isocoli a due membri: Montale scriveva che poteva dirci soltanto «Ciò che non siamo e ciò che non vogliamo», ma anche la pubblicità ne usa di frequente: c’era per esempio quel caffè il cui motto era «Più lo mandi giù, più ti tira su», e siamo invasi da campagne promozionali che promettono «Prendi tre, paghi due».

 

Crediti immagini
Apertura: Flickr
Box: Wikimedia Commons

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