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Sogni da filosofi: le utopie dell'età moderna

Immaginare una città ideale divenne nel Rinascimento un genere letterario e filosofico peculiare, ovvero l'utopia. Vediamo come Tommaso Moro, Francesco Bacone e Tommaso Campanella abbiano declinato l'utopia in tre prospettive diverse
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Mentre gli artisti del Rinascimento dipingevano la città ideale e gli architetti cercavano di realizzarla, alcuni filosofi abbandonarono la strada dell’argomentazione e immaginarono Stati e città felici, retti da ordinamenti profondamente diversi da quelli delle città europee. Nacque così un fortunato genere della letteratura politica: l’utopia.  

Che cosa fa un’utopia?

A scrivere le utopie non sono intellettuali distanti dalla politica. La paternità se non del genere letterari almeno del nome spetta infatti a Tommaso Moro (1478-1535), cancelliere di Enrico VIII, re di Inghilterra. La sua Utopia definisce alcuni caratteri che saranno frequenti nelle successive utopie: l’approdo fortuito su un'isola lontana, la scoperta di istituzioni di grande saggezza, il racconto della scoperta a interlocutori scettici o stupefatti. È difficile dire perché un autore decida di scrivere un’utopia e non un trattato (o scriva un’utopia oltre a un trattato). Possiamo notare che questa finzione narrativa ha il vantaggio di descrivere ampiamente un mondo immaginario, lasciando libero l'autore dall'onere di elaborare stringenti argomentazioni per giustificare ogni passaggio del testo. All'origine delle utopie vi è senza dubbio un desiderio di rinnovamento che riguarda il mondo sociale e le istituzioni e che si serve dello strumento del paragone con un'altra città per mettere in rilievo i difetti della propria. Invece che descrivere le istituzioni di paesi lontani nello spazio (come gli Stati amerindi o asiatici di cui parlano gli esploratori europei) o nel tempo (come l’antica Grecia e l’antica Roma, idealizzate dagli umanisti), gli utopisti preferiscono descrivere le istituzioni di un paese lontano dalla realtà: utopia, infatti, significa “non luogo”.
Cliccando qui trovi un sintetico quadro generale del genere dell'utopia (da Treccani.it) Clicca qui per una breve biografia di Tommaso Moro (da Sapere.it)
I testi utopici sono facili da leggere, perché scritti in forma narrativa e descrittiva, ma difficili da decifrare, perché ricchi di riferimenti quando non anche di simbologia. In questo assomigliano a un quadro rinascimentale, che richiede al suo osservatore conoscenze di simbologia, degli eventi storici e un certo bagaglio filosofico.  

Un’utopia della pietà

Tommaso Moro scrive Utopia spinto dallo sconcerto per le trasformazioni dell’Inghilterra, dove la sete di guadagno spinge i proprietari terrieri a recintare le terre, impedire gli usi tradizionali dei campi ai contadini e allevare pecore per venderne la lana. Da qui deriva una critica all’avidità e al denaro. Gli abitanti dell'isola di Utopia, racconta Moro, si fanno beffe dell'oro e dell'argento, perché sono materiali inutili e valgono meno del ferro. I cosiddetti metalli preziosi sono usati per decorare il capo dei criminali o per fabbricare catene con cui legare gli schiavi. Insomma, un rovesciamento di prospettiva rispetto a questo avviene in Europa, che ha lo scopo di irridere il desiderio dei metalli rari. Le pietre preziose sono giochi che i bambini , appena crescono, gettano via, come fa un ragazzo inglese con un ciondolo. Moro propone un comunismo agrario caratterizzato dall'abolizione della proprietà privata e dall'obbligo del lavoro agricolo. Da Utopia emerge una lode della dimensione agricola come fonte di ricchezza di un paese, ma anche come contesto sano di vita che da contrapporre alla corruzione dell'epoca. Grazie a un impegno genuino di tutti il paese è ricco e le famiglie ricevono ciò di cui hanno bisogno senza difficoltà. Quella di Moro è l'utopia di un umanista, che esalta i valori morali e la virtù civica, disprezza l'insegnamento della scolastica e le regole del mondo feudale e il guadagno fine a stesso. Questa dimensione etica traspare spesso nelle pagine dell'opera. Non a caso  la pietà è la maggior virtù degli abitano di Utopia, che trattano con umanità schiavi e criminali e cercano in tutti i modi di evitare le crudeltà della guerra.  

Un'utopia del sapere

Circa un secolo dopo, Francesco Bacone (1561-1626) scrive un'utopia di tutt'altro genere. Egli non vede ragione per abolire le strutture portanti della società inglese. Convinto sostenitore di una politica conservatrice ed espansionistica, fiducioso nelle capacità della scienza di sottomettere la natura e migliorare la vita umana, nella sua Nuova Atlantide (opera dalla data  incerta e rimasta incompiuta) descrive una civiltà dove regnano la castità e il progresso scientifico.  Bacone si sofferma a lungo sulla strumentazione scientifica, gli ambienti di sperimentazione e i risultati straordinari: “imitiamo il volo degli uccelli”, rivela un abitante di Nuova Atlantide ai suoi ospiti europei. L'utopia di Bacone esalta il sapere pratico, ma è anche un'utopia intrisa di segretezza e di simbolismo: Nuova Atlantide è un'isola nascosta e nel testo gli studiosi hanno individuato simboli religiosi (come l'arca e la croce) e secondo alcuni lettori, come Frances Yates, anche dei Rosacroce. L’ideale di Bacone è però quello di un lavoro di ricerca collettivo e di una collaborazione tra gli scienziati, lontana dalla segretezza degli alchimisti e dei maghi rinascimentali (come nota Paolo Rossi in Il pensiero di Francis Bacon, Loescher, Torino 1971).
A proposito dell'ordine dei Rosacroce e delle sue origini puoi leggere una breve sintesi cliccando qui
  Un'utopia metafisica Pochi anni prima di Bacone, nel 1602, Tommaso Campanella aveva pensato a un’utopia più metafisica: la sua Città del sole è infatti retta da un governo plasmato sulla struttura metafisica dell’universo. Il principe della città è non a caso chiamato Metafisico e dà ordine alla città grazie alla collaborazione di tre ministri, Potenza, Sapienza e Amore, che nella metafisica di Campanella sono le tre primalità che caratterizzano ogni ente. La Città del sole è organizzata in ogni aspetto dalle autorità. Ernst Bloch la definisce “una perfetta utopia dell’ordine”, nata dalla triste constatazione che nel mondo reale “nulla sta al suo posto” (E. Bloch, Filosofia del Rinascimento, Il Mulino, Bologna 1981). La macchina organizzativa della Città del sole si occupa di tutto: dal lavoro all'educazione e alla procreazione fin nei minimi dettagli. Persino i nomi delle persone vengono scelti dal metafisico e anche i soprannomi sono stabiliti con cura per esprimere con esattezza le caratteristiche della persona. Alla ferrea organizzazione non sfugge la tavola: la dieta segue strettamente le indicazioni del medico ed è molto varia. Un tempo i solari non uccidevano gli animali ma, dopo essersi resi conto che anche i vegetali hanno sensibilità (perché nell'universo di Campanella tutto ha sensibilità), si decisero a sacrificare le cose meno nobili e in vista di quelle più nobili e quindi ora “magnano ogni cosa”, precisa Campanella. Regolata in ogni aspetto, la Città del sole stabilisce anche gli spazi di libertà e discussione: nella assemblee pubbliche i cittadini possono dire la loro sull'andamento dello Stato e l'opera dei magistrati. Nelle cariche politiche (tranne le quattro più altre che richiedono doti particolari) c'è grande avvicendamento.
Cliccando qui trovi alcune informazioni sulla "Città del sole" (da Dizionaripiù.Zanichelli.it) 
Spogliate dei loro aspetti più fantasiosi, le utopie si rivelano la trasposizione immaginaria di desideri etici e politici molto concreti: non progetti quindi, ma ideali, spesso formulati da autori che della politica avevano una conoscenza diretta e drammatica (Moro fu messo a morte per tradimento; Bacone condannato per corruzione; Campanella gettato in carcere per molti anni). Crediti immagini: Apertura: "Città ideale" (attribuita a Piero della Francesca). Urbino, Galleria Nazionale delle Arti. Wikipedia. Link Box: Utopia, Ambrosii Holbenii imago ligno incisa, 1518. Wikipedia Link
Formerly_Piero_della_Francesca_-_Ideal_City_-_Galleria_Nazionale_delle_Marche_Urbino_2
Utopia

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