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A ogni frase manca un finale. L’epifrasi.

L'epifrasi è una figura retorica molto amata dai poeti. Andrea Tarabbia ce la illustra in riferimento alla poesia "A Silvia" di Giacomo Leopardi.
[…] Io gli studi leggiadri Talor lasciando e le sudate carte, Ove il tempo mio primo E di me si spendea la miglior parte, D'in su i veroni del paterno ostello Porgea gli orecchi al suon della tua voce, Ed alla man veloce Che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice Quel ch'io sentiva in seno. […] (Giacomo Leopardi, A Silvia, 1828) L’ordine delle parole è importante. Serve a dare enfasi alle cose, a confermare un’opinione, a volte perfino a stupire. L’epifrasi è una delle molte figure retoriche che si occupano della disposizione delle parole nel discorso: con essa aggiungiamo a una frase che sembra compiuta alcune parole che ne completano o ne specificano il significato. Non solo: questa aggiunta è fatta alla fine, la parola nuova è messa lontano da quella che logicamente dovrebbe starle vicino, in modo che la frase risulti, per così dire, poco lineare e l’effetto retorico sia rimarcato. Leopardi usa questa tecnica nel celebre verso delle “sudate carte” in A Silvia, quando ci sorprende aggiungendo questa espressione a un pensiero (Io gli studi leggiadri/Talor lasciando) che sembra chiuso. La usa anche in La sera del dì di festa: “Dolce e chiara è la notte e senza vento”, dice. L’impennata dell’epifrasi È come se le frasi, per i poeti (ma anche per chi parla e, a volte, sente di doversi correggere, di specificare, di aggiungere quella cosa in più che dà colore e forza a quanto ha appena detto), fossero ogni volta percepite come incomplete anche quando sono compiute; è come se, parlando o scrivendo, sentissimo la necessità di andare a pescare nuove parole, nuovi concetti che diano una forma più totale e guizzante a ciò che abbiamo in testa. La nostra frase è finita, è grammaticalmente corretta: eppure potremmo dire ancora una cosa, potremmo renderla sghemba, farle fare un’impennata verso la fine in modo che colpisca chi ci ascolta, e lo catturi, e gli si stampi nella memoria. Crediti immagini: Apertura: "Books" di shutterhacks Link: https://www.flickr.com/photos/shutterhacks/4474421855/in/photolist-7PozJp-84P71r-eqHuv-MLnGM-r7w3U-2qKgwi-6buevW-2bUDT-6iUdMZ-5RzRtp-HdurS-9k6cM-8s4PDi-7JKRHh-8pvSWc-b4jsc2-zV2x5-8YyqSQ-4PNHrt-a9R8ER-8DG3gb-9JJHvW-h5Ghu6-8sfHWF-aibaen-daqcX7-a9R8y6-dMMTbp-7gc2rv-bbCsgV-4S3Rz-dXDrCi-jEaUkN-4fNJ8u-PZmWU-8wKUq8-dksMMw-cdaEDL-ieARA-5BTZjt-a9R8Ca-5oK63e-6Uccv-fsYVnU-9qJTTP-7uJEYD-7xMoXo-4nkMU2-6q6CnC-fppyGr/lightbox/ Box: A. Ferrazzi, Ritratto di Giacomo Leopardi Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi#/media/File:Leopardi,_Giacomo_(1798-1837)_-_ritr._A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi.jpg
Leopardi,_Giacomo_(1798-1837)_-_ritr._A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi
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