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Il Signore del falso

La favola di Babbo Natale, che ogni anno affascina milioni di bambini, è una storia in cui vero e falso, storia e fantasia, giocano a perdere i rispettivi confini; quando Babbo Natale è diventato il vecchio barbuto vestito di rosso? Come e per chi?
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Ci abbiamo creduto tutti. E tutti ci siamo rimasti molto male quando, alle elementari, un compagno più sveglio o forse soltanto più disilluso, sicuramente secondogenito, ci ha rivelato con un ghigno e con un fare da adulto che no, Babbo Natale non esiste, è un’invenzione della mamma e del papà, tutta un’architettura pensata dai grandi per creare quella che è, in definitiva, la più grande illusione di sempre: lo è perché è condivisa, perché tutti, ma proprio tutti, al di là della religione e della provenienza geografica, credono a Babbo Natale. Ci credono i cristiani, benché lo chiamino in modi diversi: è Santa Claus per gli anglosassoni, per esempio; diventa padre (Papà Natale) per i francesi e gli ispanici; è un nonno (Nonno Gelo) per la maggior parte dei popoli dell’est europeo; ma ci credono anche in Giappone, in Corea, nelle Filippine; e ancora in Egitto, in Iran, in Turchia. Dappertutto ci immaginiamo questo signore anziano e corpulento, con la sua lunga barba bianca e il vestito rosso e la slitta e le renne che porta dei regali ai bambini buoni, e lo fa in una sola notte dopo aver letto milioni di lettere e preso nota di milioni di desideri.
Babbo Natale ha pure una web tv, che viene direttamente dalla Finlandia. Clicca qui accedervi 
 

Ma chi è davvero Babbo Natale?

È San Nicola, vescovo di Myra, o almeno è a questo santo che si fa normalmente risalire l’origine del mito. Considerato il protettore dei bambini, San Nicola (che è Saint Nicolas in inglese e Sinterklaas in olandese – da qui deriva la forma Santa Claus), è citato anche nel Canto XX del Purgatorio. Qui Dante racconta una leggenda sulla vita del santo – da cui il mito del dispensatore di doni ai bambini avrebbe tratto ulteriore linfa: un nobile, caduto in disgrazia, sa che l’unico destino possibile per le sue tre figlie è la prostituzione. Durante tre notti Nicola, per aiutare la famiglia, regala loro tre sacchi di monete d’oro da portare in dote: ma la terza notte, il santo trova la finestra chiusa. Si deve dunque arrampicare sul tetto per calare il denaro dal comignolo. Cadendo nel camino, le monete si infilano nelle calze della ragazze stese ad asciugare. È per questo che, ancora oggi, Babbo Natale entra nelle case dai tetti, ed è per questo che molti appendono delle calze la notte della vigilia.
Leggi la vita di San Nicola cliccando qui
 

La Coca-Cola e l’evoluzione dell’illusione

Il primo a raffigurare Babbo Natale come oggi lo conosciamo è stato un illustratore americano di origini finlandesi: Haddon Sundblom. Nel 1931, a Sundblom fu commissionato un lavoro dall’agenzia pubblicitaria D’Arcy: doveva creare un’immagine natalizia per conto della Coca-Cola. Sundblom si rese conto che non esisteva, benché Babbo Natale fosse nell’immaginario americano da almeno tre secoli, un’iconografia precisa di Santa Claus: perciò la creò lui, dando al vestito i colori della Coca-Cola e creando di fatto una delle icone più potenti e condivise di sempre.
Clicca qui per leggere la storia di Babbo Natale e della Coca-Cola (in inglese). Clicca qui per leggere un articolo su Babbo Natale dal sito ufficiale di Coca-Cola Italia
Prima di Sundblom, Babbo Natale era stato un folletto, un orco, un diretto discendente di Odino, un vecchio con un pastrano ora verde ora marrone ora bianco come la neve: non era mai stato un anziano signore bonario con la barba, le guance paffute e il vestito da gnomo rosso e bianco. Dal 1931 lo è. Ma questa storia della Coca-Cola è vera? Forse no. O meglio: è vero che l’azienda americana utilizzò Babbo Natale come testimonial e che la rappresentazione di Sundblom è quella che ha dato una forma definitiva al nostro immaginario; ma qualcuno sostiene che Babbo Natale fosse bianco, rosso e panciuto ben prima del 1931 e che, dunque, la Coca-Cola si sia appropriata di un’immagine che esisteva già.
Clicca qui per leggere un articolo su Babbo Natale prima della Coca-Cola (Linkiesta.it)
Ricapitoliamo: c’è un signore che non esiste, ma a cui tutti credono, almeno fino a una certa età; questo signore, da una parte all’altra del mondo, per secoli non ha un’immagine stabile e riconosciuta da tutti; una grande multinazionale decide di dargli un aspetto a fini commerciali e, utilizzando i propri colori, crea quasi dal nulla un mito dai toni familiari e rassicuranti, modificando senza possibilità di ritorno l’immaginario di chiunque nei decenni successivi. Oppure: una grande multinazionale fa propria un’immagine che circola da anni, e la spaccia per un’invenzione sua. Aggiunge insomma del falso al falso: Babbo Natale non è così, e non l’ha inventato la Coca-Cola. Tutto è finto: è finto lui, è finto il fatto che esista e sono finti i colori che lo rappresentano; l’immagine che ne abbiamo non è figlia della naturale evoluzione del nostro immaginario, ma è stata pianificata in una serie di riunioni tra copy editor, account manager e illustratori nel 1931; oppure, secondo un’altra versione: in quelle riunioni si è deciso di creare un mito fasullo – quello che sia una bibita ad essersi inventata tutto. Tutto dunque è finto due volte: è finto in sé, per così dire, ed è finto anche perché è arbitrario, deciso da poche persone la cui idea ha contagiato il pianeta.  

Babbo Natale esiste nei romanzi, però

Allora, se tutto è finto, il mito deve funzionare alla grande in letteratura. Lì, in quel regno dove ciò che è fasullo e arbitrario e inventato è il motore per raccontare agli uomini il mondo reale in cui vivono, Babbo Natale deve avere un proprio regno, un angolo dove vive e prospera e incontra davvero le persone e si fa simbolo. E così è, tanto che non è possibile, quasi, stendere un catalogo delle opere di ieri e di oggi in cui il Natale e la sua personificazione sono protagonisti. Ne scelgo perciò due. La prima è un racconto di Italo Calvino tratto da Marcovaldo (1966): si chiama I figli di Babbo Natale, e Babbo Natale non vi compare – almeno non vi compare il vero Babbo Natale. È Marcovaldo che, vestito secondo i dettami della Coca-Cola, gira con il figlio Michelino a portare doni per conto della ditta per cui lavora. A casa di un ricco industriale, i due ne conoscono il figlio, solitario e triste: Michelino gli regala un martello, un tirasassi e dei fiammiferi. Il bambino viziato si mette a distruggere casa, vivendo però l’unico momento davvero felice della sua infanzia. Il padre rimane così colpito dal fatto che il figlio si sia finalmente divertito da lanciare un nuovo tipo di giocattolo, il regalo distruttivo. È insieme una catarsi e una metafora di ciò che è diventato (o è sempre stato?) il Natale: una grande festa dei consumi. I regali che distruggono, infatti, costringono la gente a ricomprare cose, oggetti e così via. I consumi salgono dunque alle stelle.
Clicca qui per vedere un video di Lorenzo Pavolini legge "I figli di Babbo Natale" di Italo Calvino (da Rai Letteratura) 
In Un Natale, racconto autobiografico che il grande scrittore americano Truman Capote ha pubblicato nel 1956, il piccolo Buddy deve lasciare la casa in Alabama dove vive con alcuni parenti per andare a trascorrere il Natale dal padre, che vive a New Orleans. Buddy ha sette anni e crede a Babbo Natale, di cui gli ha parlato spesso l’amatissima cugina Sook. Una notte, mentre non riesce a dormire, scopre il padre mentre mette i regali sotto l’albero. È un doppio shock: Babbo Natale non esiste e Sook gli ha mentito per anni. Buddy si vede costretto a crescere, ma è una cosa troppo difficile da accettare, non è ancora pronto. Se ne accorge Sook, una volta che il bambino è tornato in Alabama, e in un momento insieme poetico e nostalgico dell’infanzia perduta, Capote fa dire a Sook ciò che ognuno di noi, tornato a casa dopo la rivelazione di quel compagno di classe più sveglio, avrebbe voluto sentirsi dire: «Ma certo che Babbo Natale esiste. Solo che non c'è nessuno che possa fare da solo tutto quello che deve fare lui. E allora il Signore ha distribuito i suoi compiti tra tutti noi».
Clicca qui per leggere un articolo su Truman Capote
Crediti immagini: Apertura: babbo natale, di Angelo, su flickr (Link) Box: antica illustrazione di Babbo Natale del 1881 a opera di Thomas Nast, da Wikipedia (Link)
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MerryOldSanta

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