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Venti d’Oriente nell’arte europea tra Otto e Novecento

La mostra "Giapponismo", presso Palazzo Roverella di Rovigo, sarà visitabile fino al 26 gennaio 2020. L'esposizione, divisa in quattro sezioni che prendono in esame diverse aree geografiche europee, racconta del fenomeno del "Japonisme", che si verificò in Europa tra il 1862 e il 1920. Solo superficialmente può esser interpretato come una moda della borghesia internazionale coincidente con il periodo Liberty, infatti l'estetica giapponese influenzò in modo rilevante l'arte occidentale per esempio nell'impressionismo e nel postimpressionismo.
 
(Fig.1) Emil Orlik, Paesaggio con il monte Fuji, 1908, Courtesy Daxer & Marschall Gallery, Monaco
Attorno alla metà dell’Ottocento, dopo due secoli di isolamento, il Giappone iniziò a instaurare rapporti diplomatici e commerciali con gli Stati Uniti e l’Europa. Fu così che i padiglioni del Sole Levante furono una delle novità più eclatanti delle Esposizioni Universali del periodo: porcellane Ming, kimoni dai colori sgargianti e dalle decorazioni floreali, ventagli di seta dipinta, lacche e stampe Ukiyo-e invasero l’Europa, creando tra il 1862 e il 1920 il complesso fenomeno del «Japonisme», che solo superficialmente può esser interpretato come una moda della borghesia internazionale coincidente con il periodo Liberty. È questo il tema dell’interessante mostra di Rovigo che, con un allestimento a luci soffuse dai toni sobri, si snoda in quattro sezioni che prendono in esame diverse aree geografiche europee. Tra vasi con decorazioni zoomorfe, kimoni in posa e paraventi dipinti, la collocazione dei quadri tenta di restituire la fascinazione che esercitarono questi oggetti sul pubblico ottocentesco delle Expo.
(Fig.2) Giuseppe De Nittis, Fra i paraventi, Pescara, collezione privata
Accoglie il visitatore una parentesi tutta italiana, con dipinti della fine dell’Ottocento: oltre ai deliziosi quadretti di de Nittis, sontuosi dipinti in stile accademico esibiscono oggetti orientali o in stile, sintomo di un più generale gusto verso l’esotico, denominato giapponeseria, che prese il posto della più nota cineseria. Più articolata e profonda fu invece l’influenza delle stampe giapponesi sugli impressionisti e sui postimpressionisti, influenza che si inserì nel rinnovamento della visione estetica occidentale in modo così chiaro che fu più volte rilevato dai critici del tempo, da Marcel Proust a Emile Zola, a Edmond de Goncourt che, a tal riguardo, scrisse: "Tutto l'impressionismo è dovuto alla contemplazione e all'imitazione delle stampe luminose del Giappone".
(Fig.3) Jules Chéret, Exposition des Maitres Japonais, 1900 ca
La prima sezione, dedicata a Francia, Olanda e Belgio, rievoca il ruolo delle Esposizioni universali di Parigi del 1867 e del 1878 e della grande mostra della collezione di Samuel Bing del 1890 all’Ecole de Beaux-Arts, di cui è presentato uno dei manifesti. Reinterpretando i temi delle stampe Ukiyo-e di Hokusai, Utamaro, Hiroshige, Eizen, gli artisti europei giungono ad una sintesi straordinaria tra gli schemi dell'arte occidentale e lo spirito sintetico, essenziale e decorativo tipici dell'arte nipponica.
(Fig. 4) Claude Monet, Passerella a Zaandam, Olio su tela, 1871, Musée des Ursulines, Mâcon
(Fig.5) Henri de Toulouse-Lautrec, Reine de Joie, 1892
I diversi artisti, appassionati collezionisti di stampe giapponesi, incorporarono in modi del tutto personali le suggestioni orientali. Nella Passerella di Claude Monet ritroviamo il ponte in stile giapponese che diverrà l’oggetto più caratteristico del suo giardino di Giverny (fig. 4); il conte Tolouse-Lautrec, spesso abbigliato in kimono, si firma con un monogramma che imita la calligrafia giapponese e rielabora l’estetica nipponica, tra pieni e vuoti, nella realizzazione dei manifesti (fig. 5). Alcuni soggetti levantini godono di particolare fortuna. Ad esempio il tema dell’onda, ripreso dalla stampa La grande onda di Hokusai esposta in mostra, diventerà subito un’icona molto popolare, come dimostra la copertina del libro La Mer di Claude Debussy. La seconda sezione della mostra, in cui si espongono un maggior numero di oggetti d’arredo, è dedicata all’Inghilterra e al successo ottenuto dalla London World Fair del 1862, evento che di fatto diede inizio al fenomeno del Giapponismo.
(Fig.6) Kolo Moser, albero in fiore, 1911, olio su tela, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna 
(Fig.7) Carl Moser, Pavone con quattro ciliegie, olio su tela, 1929
La ricezione dell’arte giapponese nei paesi dell’Europa Centrale – esaminata nella sezione Monaco, Berlino, Vienna e Praga – parte dall’Esposizione Universale di Vienna del 1873 e trova riscontro nel successo di visitatori della successiva di Monaco nel 1885. L'estetica giapponese, con i colori accesi e i tagli compositivi asimmetrici, confluì facilmente nella nascente esperienza della Secessione viennese, e influenzò in particolar modo il linguaggio grafico dell'editoria e dell'arte del manifesto. La scelta di formati allungati e di composizioni inusuali si nota nei disegni a matita di Gustav Klimt; nei dipinti con soggetti floreali – come nell’opera di Kolomon Moser (Fig. 6) – o nei dipinti di animali caratteristici orientali, come il Pavone e ciliegie di Carl Moser (Fig. 7). Mentre il Giapponismo si diffondeva in Europa, l’autore dell’opera scelta come immagine del manifesto della mostra (fig. 1), Emil Orlik, principale portavoce del Giapponismo ceco, fu uno dei pochi artisti che si recò a Tokyo per apprendere i segreti della xilografia giapponese.
(Fig.8) Utagawa Hiroshige, trentasei celebri vedute del Fuji, Cinquantatré stazioni del Tokaido, Polo Museale del Veneto, Museo d'Arte Orientale Venezia
Una sala dedicata a varie tipologie di oggetti orientali funge da pietra di paragone. Ancor oggi destano grande interesse le xilografie del mondo fluttuante Ukiyo-e del periodo Edo, con le loro impostazioni asimmetriche, le costruzioni per piani sovrapposti dello spazio, le campiture piatte e i colori brillanti. La flora, la fauna – anche fantastica – e i paesaggi, sono i soggetti più rappresentativi delle opere di Katsushika Hokusai e di Utagawa Hiroshige (Fig. 8); di grande fascino è il mondo segreto delle geishe, illustrato nelle opere di Kikugawa Eizan.
(Fig. 9) Anselmo Bucci, La giapponese (il Kimono), 1919, olio su tela, Courtesy Matteo Mapelli/ Galleria Antologia Monza
Nell’ultima sezione, esposta in più sale, ritorna l’Italia, paese in cui la diffusione di questo gusto è registrata con un certo ritardo. Due eventi segnano questa ricezione, che rientra nel dibattito artistico italiano sul modernismo: la Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902, che prende una deriva di gusto pittoresca; e la grande Esposizione Internazionale di Roma del 1911 che con un padiglione con più di cento opere, svolge un ruolo fondamentale per la conoscenza dell'arte giapponese in Italia. Artisti famosi, spesso con frequentazioni parigine, come il già citato Giuseppe de Nittis e Giacomo Balla, e altri meno noti come Plinio Nomellini, Mario Cavaglieri, Vittore Grubicy de Dragon, incorporarono l’estetica giapponese, lineare e sintetica, nel proprio linguaggio, soprattutto nell’arte del manifesto; altri invece subirono il fascino degli oggetti, mettendo in posa le modelle in kimono, come Anselmo Bucci (fig. 9) o della flora e fauna, che popola le ceramiche policrome di Galileo Chini. L’esposizione si chiude con alcuni manifesti pubblicitari creati ad hoc per i melodrammi d'ispirazione orientale, come Iris di Mascagni o Madame Butterfly e Turandot di Puccini. La mostra rodigina ha il pregio di mettere in relazione le opere giapponesi con le opere europee, fatto che permette di rilevare chiaramente una rete di influenze tra originali e derivati, creando preziosi rimandi che vanno dalla fedele trascrizione o citazione di oggetti orientali, al dialogo strutturale e concettuale con la nascente estetica moderna.
GIAPPONISMO. Venti d’Oriente nell’arte europea. http://www.palazzoroverella.com/mostra/giapponismo/ a cura di Francesco Parisi fino al 26 Gennaio 2020 Rovigo, Palazzo Roverella
(Crediti immagini: Giapponismo, Studio Esseci)
Immagini 061
Fig. 3 Jules Chéret, Maitres Japonais, 1900 ca
Fig. 4 Claude Monet, Passerella a Zaandam, Olio su tela, 1871, Musée des Ursulines, Mâcon
Fig. 5 Henri-de-Toulouse-Lautrec-Reine-de-Joie-1892
Fig. 6 Kolo Moser, albero in fiore, 1911, olio su tela, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
Fig. 7 Carl Moser, Pavone con quattro ciliegie, olio su tela, 1929
Fig. 8 Utagawa Hiroshige, trentasei celebri vedute del Fuji, Cinquantatrè stazioni del Tokaido, Polo Museale del Veneto, Museo d'Arte Orientale Venezia
fig. 9 Anselmo-Bucci-La-giapponese-il-Kimono-1919-Courtesy-Matteo-Mapelli-Galleria-Antologia-Monza.
box giapponismo

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