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L’Isis è un’organizzazione militare e terroristica che appartiene all’ampia e variegata galassia del fondamentalismo islamico, magistralmente studiata – ormai diversi anni or sono – da Gilles Kepel nel suo Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico. Al tempo stesso è il prodotto della specifica situazione politica che si è venuta a creare in Iraq nel 2003-2004 all’indomani della «seconda guerra del Golfo». Vale a dire della guerra condotta principalmente da Stati Uniti e Gran Bretagna contro l’Iraq nel 2003, la quale portò alla caduta e poi alla condanna a morte del dittatore iracheno Saddam Hussein. È sulla base di queste due matrici che si può schematicamente comprendere che cos’è l’Isis, il quale oggi si autodefinisce più semplicemente Is: “Stato islamico”.
Come tutti i gruppi che si ispirano al fondamentalismo islamico dal Marocco all’Indone­sia, l’Isis si riconosce nel principio – adottato dai Fratelli Musulmani in Egitto nel 1928 e poi da tutti i movimenti fondamentalisti sorti soprattutto nell’ultimo quarto del XX secolo – secondo il quale “la nostra Costituzione è il Corano”. Esso, cioè, concepisce l’Islam come “un sistema completo e totale” per il governo della umma, la comunità dei fedeli musulmani. Predica il jihad, la guerra santa contro gli infedeli, al fine di instaurare uno “Stato islamico” che adotti e applichi la shari’a, la legge dei sacri testi dell’Islam. E auspica la piena restaurazione del “califfato”, indebolito tra Otto e Novecento dalla colonizzazione europea, di fatto distrutto dalla prima guerra mondiale e poi definitivamente abolito nel 1924 da Atatürk, il fondatore della Turchia moderna.
Da questa prospettiva l’Isis non presenta alcun elemento di particolare originalità. La sua dottrina e il suo progetto sono essenzialmente gli stessi che ritroviamo, sia pure in contesti e con intonazioni differenti, nelle dottrine integraliste originarie dell’egi­ziano Sayyid Qutb (1906-1966), del pakistano Abu al-A’la Mawdudi (1903-1979) e dell’irania­no Ruhollah Khomeini (1900-1989) sino ai proclami “neocaliffali” di Osama Bin Laden e di Al Qaeda, di cui l’Isis – come vedremo – ha fatto per lungo tempo parte in Iraq. La differenza, di non poco conto, è che l’Isis il califfato – lo “Stato islamico” – lo ha effettivamente proclamato il 29 giugno 2014 nei vasti territori che ha brutalmente occupato tra Iraq e Siria, prendendo le distanze dalla stessa Al Qaeda.
Attualmente l’Isis – che proprio dopo la proclamazione del califfato si autodefinisce semplicemente Is – conta sulla forza di svariate migliaia di miliziani jihadisti in Iraq e in Siria. Ha enormi risorse finanziarie, che trae dal controllo ferreo dei territori occupati. Ed è guidato da un leader fortemente carismatico, Abu Bakr al-Baghdadi, lo “sceicco invisibile”, che solo negli ultimi mesi – dopo anni vissuti in quasi totale segretezza – si è mostrato pubblicamente ai suoi seguaci e a tutto il mondo, annunciando l’inizio di un “nuovo jihad internazionale”. Non soltanto in Medio Oriente, ma anche in Occidente.
Per comprendere questi sviluppi più recenti, e con essi la specifica natura dell’Isis, si deve gettare uno sguardo alle origini del movimento e alla sua storia ormai decennale.

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