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I diciotto mesi che sconvolsero l’URSS

Un momento particolarmente delicato per la storia dell'Unione Sovietica furono i 18 mesi durante i quali il leader rivoluzionario Lenin fu colpito da una serie di ictus che lo portarono alla morte. Nel frattempo, Stalin e Trotksy ambivano alla successione
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Una prospettiva impensabile

“Come potevamo credere che Lenin potesse ammalarsi e morire esattamente come un uomo normale?”. Così scriveva Leon Trotsky nelle memorie pubblicate dall'esilio. A lui faceva eco la compagna Natalia Sedova, secondo la quale “molti sapevano che Lenin vegliava intensamente sulla salute degli altri, ma era convinzione diffusa che lui stesso fosse immune da ogni malattia”. Non sorprende dunque che, quando la sera del 21 gennaio 1924 iniziò a diffondersi la notizia della morte del leader, il cuore di milioni di russi per un attimo sembrò arrestarsi. A causare il decesso del capo rivoluzionario erano stati una serie di ictus micidiali, che nello spazio di 18 mesi lo avevano progressivamente ridotto a una larva umana, incapace di comprendere, parlare, scrivere, muoversi autonomamente. La sorpresa di tanti era assoluta anche perché, all’indomani del primo colpo apoplettico verificatosi il 26 maggio 1922, le notizie sulla salute del capo non erano mai state divulgate in comunicati ufficiali. Circolavano però informalmente e sottovoce tra i massimi dirigenti del partito e in alcuni ambienti dell’apparato, accompagnate per diversi mesi da continui aggiornamenti volti a tranquillizzare circa le capacità di ripresa del padre della rivoluzione.  

“Qui c’è un gattino”

In realtà parte delle facoltà mentali di Lenin erano apparse subito gravemente compromesse. Trasferito su consiglio dei medici in una casa in campagna vicino a Mosca, per alleviare l’affaticamento quotidiano generato dall'attività politica, già nell'estate del 1922 il leader sovietico si era mostrato incapace di giungere alla soluzione di moltiplicazioni semplici del tipo 12 x 7. I tentativi di recupero della manualità eseguiti con commovente impegno diedero come risultato una serie di pagine di quaderno vergate con caratteri incerti, nelle quali parole incomprensibili ed esercizi elementari di matematica erano accompagnati da brevi frasi infantili del tipo “qui c’è un gattino e il bambino ci gioca. Il gattino scompare”. Lenin non riprese mai più padronanza della scrittura, ma fino al dicembre del 1922 tentò di conservare il proprio ruolo dirigente nella vita del paese e del partito impartendo disposizioni, partecipando saltuariamente alle riunioni del Politburo e tenendo ancora qualche discorso pubblico durante i quali, per sua stessa ammissione, dimenticava immediatamente il contenuto delle frasi appena pronunciate. Le condizioni di salute di Lenin peggiorarono drasticamente in seguito al secondo ictus che lo colpì alla metà di dicembre. Il 9 marzo 1923 l’ultimo attacco apoplettico chiuse definitivamente la partita. Paralizzato nella parte destra del corpo, il padre della rivoluzione rimase definitivamente afasico. Da quel momento nessuno osò più andare a trovarlo. L’ultima immagine diffusa nel maggio del 1923 mostra un Lenin dallo sguardo assente e spiritato, seduto in posa rigida su una sedia a rotelle sotto lo sguardo amorevole della moglie e di uno dei medici incaricato di assisterlo. A quel tempo ogni residua speranza di una ripresa anche parziale delle capacità cognitive era definitivamente svanita, ma ai vertici del partito ben pochi erano quelli che riuscivano a valutare la situazione con la necessaria lucidità. L’unico che probabilmente aveva compreso fino in fondo la realtà dei fatti e che stava iniziando a prepararsi per il dopo era Stalin.
L'ultima immagine di Lenin, maggio 1923 (Wikimedia Commons)
 

Il testamento di Lenin

Quando Lenin venne colpito dal primo ictus, nessuno tra i leader bolscevichi aveva dunque preso in considerazione la possibilità di una morte prematura del leader. Al di là delle aspettative sentimentali circa “l’immortalità del capo”, non esistevano disposizioni per la successione e lo stesso Lenin iniziò ad affrontare il problema solo tardivamente, in una celebre lettera-testamento dettata tra il dicembre e il gennaio 1924 all'indomani del secondo ictus. In quell'occasione, nel tracciare le linee per una riforma organizzativa del partito, Lenin si espresse in merito ai componenti dello stato maggiore bolscevico con giudizi non esenti da critiche esplicite o velate. A Trotsky veniva rimproverata la militanza nelle file dei menscevichi durante il periodo pre-rivoluzionario; su Kamenev e Zinoviev aleggiava l’accusa di tradimento per essersi opposti all'insurrezione del 1917 e per avere rivelato la notizia dei preparativi alla stampa; le concezioni teoriche di Bucharin erano invece ritenute solo in minima parte pienamente fedeli all'ortodossia marxista. Stalin, infine, veniva giudicato come troppo grossolano, rude e, in quanto segretario del partito, non all'altezza dell’enorme potere concentrato nelle sue mani. Lenin proponeva quindi ai compagni di rimuovere Stalin da quell'incarico e nel contempo scongiurare il rischio disastroso di un conflitto tra quest’ultimo e Trotsky, che vedeva a profilarsi all'orizzonte.
Per conoscere il testo integrale del Testamento di Lenin: https://www.marxists.org/italiano/lenin/1922/12/testamento.htm
 

L’ultimo affronto

Se Trotsky poteva contare su un’immensa popolarità tra le masse, la forza di Stalin era tutta concentrata all'interno dell’apparato. Non a caso fu a quest’ultimo che nell'estate del 1922 il partito affidò il delicato compito di vigilare affinché venissero rispettate le prescrizione dei medici circa la necessità di tenere isolato Lenin dalla vita politica. All’indomani del secondo ictus Stalin venne a conoscenza che la moglie di Lenin, Nadezhda Krupskaya, convinta che l’ovatta dorata di cui il marito era stato circondato avrebbe accelerato il suo distacco dalla vita, aveva continuato a leggergli quotidianamente i giornali, aiutandolo a mantenere regolari contatti epistolari con i vari membri del partito. Stalin andò su tutte le furie e, in un acceso colloquio telefonico, rimproverò con durezza la donna. Nel corso della conversazione il Segretario generale si sarebbe anche lasciato andare a pesanti commenti del tipo: “Dividere il letto con lui [secondo altri Stalin avrebbe invece ancor più brutalmente affermato “dividere il cesso con lui”] non ti dà il diritto a decidere per lui! [Lenin] appartiene al partito molto più che a te.” Lenin venne a conoscenza della telefonata solo nel marzo del 1923 e la sua reazione fu colma di rabbia a indignazione. In una breve lettera inviata a Stalin, il capo della rivoluzione esigeva scuse formali per l’accaduto, pena la rottura immediata dei rapporti. Stalin si scusò, ritirò quanto affermato, ma sottolineò di avere fatto solo il proprio dovere, nei limiti delle funzioni che gli erano state affidate. Il terzo ictus sopravvenuto di lì a poco non ci consente di conoscere come Lenin accolse la risposta del Segretario, ma risulta chiaro che i rapporti tra i due fossero entrati in una fase a dir poco delicata. Ancor più delicato era il quadro complessivo che si andava profilando alla vigilia della morte di Lenin. Alla fine di quei 18 mesi che sconvolsero l’URSS, il gruppo dirigente si trovò infatti del tutto impreparato a gestire armonicamente la transizione verso un nuovo ordine postleniniano. La mancanza di disposizioni atte a colmare il vuoto lasciato dal padre della rivoluzione ebbe l’effetto di accelerare la corsa dei vari leader bolscevichi verso quella drammatica lotta per il potere, che avrebbe insanguinato il paese fino alla fine degli anni Trenta. Nel commentare gli eventi, un anticomunista convinto come Winston Churchill sintetizzò: «La più grande sfortuna della Russia è stata la nascita di Lenin. La seconda è stata la sua morte»
Sugli ultimi giorni di Lenin leggi questo articolo: http://www.ilpost.it/2014/01/21/vladimir-lenin/2/ Per gettare uno sguardo sulla figura di Lenin leggi questa sintesi: http://www.treccani.it/enciclopedia/vladimir-il-ic-lenin/ Per un’idea sul trauma collettivo generato dalla morte di Lenin guarda questo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=oStHN2xwWeE&t=399s
(Crediti immagini: Wikipedia e Wikipedia)
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