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Le “primavere” arabe alla prova del tempo

In Tunisia e in Egitto, entro un anno dalla caduta dei regimi autoritari di Ben Ali e di Mubarak, per la prima volta dopo decenni si sono tenute libere elezioni. E in entrambi i paesi si sono imposti i partiti islamici. Il 23 ottobre 2011 i tunisini hanno votato per eleggere l’Assemblea Costituente. È risultato di gran lunga vincitore il partito islamico Ennahda (Movimento della Rinascita), guidato da Rachid Gannouchi, che ha ottenuto 89 seggi su 217. I partiti laici sono stati, secondo gli osservatori, penalizzati dalle loro divisioni e dall’incapacità di far passare un messaggio univoco. Di fronte ai timori, che molti in Occidente e anche nel paese nordafricano avevano avanzato, di una deriva islamista, i dirigenti del partito islamico hanno assunto toni rassicuranti e hanno aperto a una coalizione con due formazioni laiche. La condizione della Tunisia resta, nei primi mesi, molto difficile: l’economia fatica a riprendersi, la disoccupazione non diminuisce, il turismo non decolla, si moltiplicano gli scioperi. (Leggi articolo di Bernard Guétta) Anche in Egitto le elezioni per l’assemblea del popolo (la camera bassa del parlamento), concluse il 10 gennaio 2012, vedono prevalere nettamente i partiti islamici (nell’insieme circa il 65% dei voti). Ha primeggiato il Partito libertà e giustizia dei Fratelli musulmani, ma la vera sorpresa è stata l’affermazione del partito Al-Nur degli integralisti salafiti, che ha ottenuto circa il 20% dei suffragi.

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