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L'Europa, il passato e la storia. Intervista inedita a Jacques Le Goff

Il 1° aprile 2014, all'età di novant'anni, Jacques Le Goff si è spento nella sua casa di Parigi. È stato uno dei più grandi storici del Novecento e un protagonista indiscusso della vita culturale europea. In questa intervista inedita, Le Goff racconta la sua idea di storia e la sua concezione di Europa, dal passato alla modernità.

A che cosa serve la storia?

Se dovessi rispondere con una formula, direi che la storia è una risposta alla domanda posta dal famoso quadro di Paul Gauguin, Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Bisogna capire che le società si trasformano lentamente, più lentamente di quanto crediamo persino oggi. Perciò il nostro presente, come quello dei nostri antenati, è fatto in gran parte di eredità. È la nostra storia, nel senso corrente della parola ‘storia’, in francese come in italiano. Ma attenzione: ‘storia’, nel senso della disciplina scientifica, non significa semplicemente raccontare tutto ciò. La storia è una riflessione e un’interpretazione. È la disciplina che ci permette di capire e spiegare ciò che abbiamo ereditato e il modo in cui le società passate si sono trasformate nel corso del tempo, fino ad arrivare al mondo contemporaneo in cui viviamo. La storia ci permette di afferrare la profonda differenza tra noi e quelli che ci hanno preceduto nel tempo, e allo stesso tempo ci aiuta ad appropriarci del nostro mondo, mostrandoci la familiarità della nostra eredità. Perché il passato può essere al tempo stesso un handicap e un trampolino: la storia deve aiutarci a trovare il giusto equilibrio e a continuare, spero, a far vivere un’idea cara all’Europa fin dal XVIII secolo, quella di progresso. L'idea di Europa: dalla terra alla storia Per comprendere l’idea di Europa, bisogna innanzitutto ricordare che cos’è l’Europa, fisicamente e concretamente: un’entità geografica, l’estremità del continente eurasiatico. La sua situazione naturale è notevole da tre punti di vista. Innanzitutto, l’enorme lunghezza delle sue coste, molto frastagliate, che hanno permesso alle società europee di svilupparsi in stretta relazione con il mare e la navigazione e di costruire una cultura di scambio e circolazione, ulteriormente rafforzata dalle invenzioni alla fine del Medioevo (come la bussola e il timone centrale) che preludono all’espansione commerciale, culturale e a volte militare dell’Europa nell’epoca moderna. In secondo luogo, bisogna sottolineare la grandissima varietà degli spazi naturali e dei climi, che offre a società umane molto diverse una miriade di possibilità di svilupparsi, di arricchirsi reciprocamente e di diventare degli insiemi complessi e complementari. Infine, bisogna sottolineare la grande estensione delle terre coltivabili, rispetto ad altre regioni in cui le società umane si sono sedentarizzate più anticamente, come la Mesopotamia e l’Egitto. Le società agricole europee sono state lo zoccolo dello sviluppo culturale dell’Europa. È da questo punto di partenza che bisogna far cominciare l’idea di Europa, il cui nome deriva dalla religione greca antica, visto che si tratta di una leggendaria principessa fenicia (l’attuale Libano) rapita da Zeus. Questo mito sottolinea un elemento molto importante, cioè che l’Europa è il risultato di concezioni politiche e movimenti intellettuali venuti dall’Oriente, e quindi che l’idea di Europa, fin dalla sua origine, è l’idea di un incontro tra civiltà. Del resto, questo è vero anche dal punto di vista linguistico, perché la maggior parte delle lingue parlate sul continente sono di origine «indo-europea», parola che ci richiama alla mente la dimensione eurasiatica della nostra eredità. In seguito a un’operazione di trasferimento, di translatio nel senso latino, l’idea di Europa è per così dire un punto di arrivo, il termine di una varietà di influenze culturali che le società europee hanno ereditato e fatto fruttare. Oggi l’Europa si richiama sempre al suo passato, un passato a volte antichissimo. L’Europa è il continente della ‘storia’ nel senso pieno della parola, una storia complessa per la prossimità e l’opposizione tra le società e le forme politiche che vi si sono succedute. È per questo che oggi l’idea di Europa e la questione dell’unità europea sono così importanti, ma anche così problematiche. Una storia comune, tanti sguardi diversi  Dal punto di vista di uno storico «del tempo lungo» erede degli Annales come me, non bisogna esagerare l’importanza del trasferimento del papato ad Avignone, che resta un po’ aneddotico rispetto alla storia dell’Occidente medievale. Ma questo episodio permette di sottolineare due cose. Innanzitutto, la relatività dei punti di vista nazionali: la stessa storia, indubbiamente, è raccontata in modo molto diverso a seconda che si sia francesi o italiani. Questo dimostra che nel lavoro dello storico possono intervenire alcune considerazioni che non sono scientifiche ma nazionalistiche, o legate ad altri preconcetti politici, religiosi o culturali. Io non credo che l’ideale dello storico sia essere neutrale: egli si colloca necessariamente da qualche parte, in un luogo preciso, in un momento preciso, e questo lo influenza. Ma bisogna che lo storico sia consapevole di questa influenza e che, quando serve, gli Italiani cerchino di capire la storiografia francese e i Francesi la storiografia italiana, per osservare le cose sotto tutti i punti di vista. E soprattutto, bisogna che lo storico si astenga il più possibile dai giudizi di valore: il problema non deve essere sapere se il papato ad Avignone fosse buono o cattivo, ma capire i meccanismi storici che hanno creato questa situazione. L’altra cosa che trovo interessante in questo episodio è la questione della capitale, che è stata posta più volte nella storia d’Europa: prima con Roma, la capitale antica, poi con il progetto di Carlo Magno di creare una capitale ad Aquisgrana, in un punto più vicino al centro di gravità del suo impero. La questione di Avignone si pone nello stesso modo nel XIV secolo: si tratta di una nuova capitale (provvisoria) per la cristianità, anche stavolta più vicina ai nuovi stati monarchici in pieno sviluppo, che all’epoca sono la Francia, l’Inghilterra e la Spagna. Avignone era un’alternativa a una Roma divenuta ormai marginale, anche se questa esperienza non è durata. Anche stavolta possiamo confrontare la storia con la nostra situazione contemporanea e con la questione di una capitale europea, come potrebbe essere Bruxelles.
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