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Dal 1 marzo 2012 l’Europa ha un nuovo trattato, il Flscal Compact, fortemente voluto dagli stati con l’economia più forte, in primo luogo la Germania. Il trattato impegnerà i 25 paesi che l’hanno firmato (si sono autoesclusi il Regno Unito e la Repubblica Ceca, che non hanno inteso cedere sovranità sul terreno fiscale).

Il Fiscal Compact fissa nuove regole di bilancio degli stati europei; in qualche misura è un tentativo di rivitalizzare il “patto di stabilità” concordato nel 2003, ma largamente disatteso nella pratica. Nasce come risposta alla lunga crisi finanziaria (ed economica) che ha colpito l’Eurozona dal 2008 a oggi; questa ha avuto il suo punto culminante nel controverso “salvataggio” della Grecia, ma anche nelle difficoltà di altri paesi fra i quali l’Italia.

Il nuovo patto di bilancio obbliga gli stati a un maggior controllo sui conti pubblici, a una più decisa lotta all’evasione fiscale e a “rivedere i sistemi fiscali con l’obiettivo di renderli più efficienti ed efficaci”. L’obiettivo del pareggio di bilancio dovrà essere calato nelle legislazioni nazionali. Il deficit strutturale di bilancio non deve superare l’ 0,5 percento del Pil e ogni stato deve garantire questo obiettivo con azioni a scadenze determinate. Viene confermato che il deficit pubblico deve restare al di sotto del 3 percento (ma già subito dopo la firma il nuovo primo ministro spagnolo, Mariano Rajoi, si riserva la libertà di non rispettare per qualche anno questo limite).

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