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L'Iran dopo la rivoluzione islamica

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1979: In gennaio lo shah Reza Pahlavi è costretto ad abbandonare l’Iran dalle imponenti manifestazioni dell’opposizione guidata dagli ayatollah, le autorità religiose islamiche di grado più elevato nell’islam sciita.  Nel marzo rientra in patria dall’esilio e assume il potere l’ayatollah Ruhollah Khomeini, che fino alla morte (avvenuta nel 1989) resta oggetto di venerazione fanatica. Un referendum popolare sancisce la nascita, in aprile, della Repubblica islamica, la cui Costituzione viene promulgata il 3 dicembre dello stesso anno.

Il 4 novembre, un gruppo di studenti sequestra e prende in ostaggio 52 persone dell’ambasciata statunitense di Teheran, chiedendo l’estradizione dello shah (gli ostaggi saranno rilasciati nel 1981). Di conseguenza vengono interrotte le relazioni diplomatiche fra i due paesi, mai più da allora ripristinate. Un tentativo di liberare gli ostaggi con un blitz di reparti speciali, ordinato dal presidente americano Jimmy Carter nel 1980, fallisce.
Il 1979 è un anno cruciale per il Medio Oriente. Oltre la rivoluzione iraniana avvengono due altri fatti che fanno di questo anno una sorta di spartiacque: l’invasione sovietica dell’Afghanistan e l’elezione di Saddam Hussein a presidente dell’Iraq.

1980-1988: guerra fra Iraq e Iran, provocata con un pretesto dal presidente iracheno Saddam Hussein. Il sanguinoso conflitto (più di un milione di morti) si conclude senza un vero vincitore, ma la resistenza iraniana viene celebrata dal regime come una prova che Allah difende e protegge la Reubblica islamica. Nella guerra, all’esercito regolare si erano aggiunte milizie di pasdaran, i giovanissimi “guardiani della rivoluzione” alle dipendenze dirette degli ayatollah. 

1 maggio 1995: il presidente americano Clinton decreta l'embargo contro l'Iran, accusato di favorire il terrorismo degli integralisti islamici.

23 maggio 1997: in Iran viene eletto presidente della repubblica Mohamed Khatami, che esprime tendenze moderate e il desiderio di cambiamento di giovani, donne e intellettuali.

8-14 luglio 1999: manifestazioni di protesta degli studenti in Iran, contro l’ala conservatrice del regime islamico. La protesta, originata dalla decisione di un tribunale religioso di chiudere un giornale riformista, sfocia in violenti scontri a Teheran e a Tabriz. Il presidente Khatami, a cui gli studenti fanno riferimento, invita le università a mantenersi nella legalità e nell’ordine. La fase degli scontri violenti si chiude con un’imponente manifestazione di appoggio al regime.

18 gennaio 2000: nelle elezioni politiche in Iran trionfa lo schieramento dei progressisti vicini al presidente Khatami, che nel primo turno ottiene circa i due terzi dei seggi in Parlamento. La vittoria è particolarmente evidente a Teheran e nelle grandi città e viene interpretata come un desiderio di democratizzazione interna e di aperture internazionali.

8 giugno 2001: viene rieletto, a larga maggioranza, il presidente Mohammad Khatami, che prosegue il suo lento cammino in senso riformista, trovando grossi ostacoli nel regime.

Giugno-Luglio 2003: in Iran, manifestazioni studentesche nella capitale Teheran, contro le gerarchie religiose che ostacolano le riforme.

20 febbraio 2004: la vittoria dei conservatori nelle elezioni legislative in Iran rende evidente il fallimento del tentativo riformista di Khatami.

24 giugno 2005: elezioni presidenziali, vinte da Mahmoud Ahmadinejad, leader del partito conservatore e già sindaco di Teheran. Il nuovo presidente annuncia la volontà di proseguire nella ricerca nucleare, nonostante l’opposizione degli Stati Uniti e dell’Ue. A più riprese lancia gravi minacce contro Israele, contro gli Stati Uniti e l’Occidente, contro i governi islamici che hanno riconosciuto lo stato di Israele.

2006: su impulso degli Stati Uniti (che – nella lotta contro il terrorismo internazionale – hanno inserito l’Iran fra i paesi dell’”Asse del male”) e del Regno Unito, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, impone all’Iran dure sanzioni economiche per indurlo a interrompere il suo programma nucleare, che viene visto da molti come una minaccia contro Israele e come un passo verso l’egemonia nella regione.

12 giugno 2009: rielezione di Ahmadinejad, seguita da manifestazioni di piazza duramente represse dalla polizia e dalle milizie paramilitari.

20 giugno 2009: nel corso di una manifestazione a Teheran viene uccisa la ventisettenne Neda Soltan, che diviene il simbolo della rivolta contro il regime.

17 luglio 2009: scontri a Teheran mentre l’ex presidente Rafsanjani, sostenitore dei riformisti, guida la preghiera del venerdì.

Ottobre 2009: si complicano i negoziati sul nucleare iraniano, dopo l’individuazione di un reattore in costruzione presso la città santa di Qom. Gli Stati Uniti minacciano nuove sanzioni, dopo le caute aperture di Obama sulla questione.

Dicembre 2009: il 20 dicembre muore l'ayatollah Montazeri, uno dei punti di riferimento dei dissidenti. I funerali sono l'occasione di manifestazioni represse con durezza. Il 27 dicembre, le manifestazioni per la ricorrenza dell'Ashura – una delle festività più sentite dai musulmani sciiti – si trasformano in molte città iraniane in manifestazioni contro il regime. La repressione è durissima, si contano probabilmente almeno quindici morti (fra i quali, a Teheran, un nipote dello stesso Mussawi, il candidato sconfitto alle elezioni di giugno).

2010-2011: l'Iran prosegue nell'allestimento del suo programma nucleare e nella sua politica antioccidentale e antiisraeliana. Nel dicembre 2011 l'UE dichiara l'embargo perolifero nei confronti dell'Iran, che entra in vigore nel luglio 2012.


 

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