I sistemi elettorali (giugno 2014)

6. Sistemi elettorali e ingegneria istituzionale

Francesco Tuccari

Gli effetti manipolativi dei sistemi elettorali. I sistemi elettorali non sono soltanto condizionati nei loro effetti dalla particolare configurazione del sistema dei partiti in cui operano. Essi producono a loro volta degli effetti su tali sistemi. Esercitano cioè una pressione manipolativa che, incidendo sui risultati delle elezioni, retroagisce anche sulle opzioni di voto degli elettori e dunque sulla specifica configurazione del sistema dei partiti. Questi effetti non sono ovviamente illimitati, perché i partiti sono figli della storia di una data comunità politica e rispecchiano quasi sempre fratture sociali, ideologiche, culturali e di valore che, oltre una certa misura, non sono modificabili. Essi, tuttavia, possono essere comunque molto rilevanti.

I sistemi maggioritari a turno unico. In linea di massima, possiamo dire che i sistemi maggioritari a turno unico scoraggiano gli elettori a votare per terzi e quarti partiti di medie e piccole dimensioni, che di regola non riescono ad accedere alla rappresentanza. Essi, dunque, finiscono per scoraggiare in radice l’esistenza stessa di tali partiti e possono forzare il sistema a modellarsi in senso bipartitico.

I sistemi proporzionali. I sistemi proporzionali esercitano un effetto in qualche modo opposto. E ciò tanto più quanto più sono puri. Essi, infatti, non scoraggiano – e in alcuni casi addirittura stimolano – gli elettori a votare per i piccoli partiti. Il risultato è che tali partiti, in assenza di adeguati correttivi, tendono a proliferare e che il sistema tende ad assumere un profilo tipicamente multipartitico, con un effetto di complessiva instabilità che, oltre un certo grado, rischia di trasformarsi in ingovernabilità.

I sistemi maggioritari a doppio turno. I sistemi maggioritari a doppio turno, infine, almeno al primo turno non scoraggiano gli elettori a votare per i piccoli partiti in cui si riconoscono. Ma li forzano a votare poi, al secondo turno, per uno dei grandi partiti che hanno concrete possibilità di vincere. Il risultato è che i medi e i piccoli partiti sono comunque stimolati a mettersi in gioco al primo turno e poi ad allearsi con i grandi partiti al secondo. Il sistema rimane multipartitico, ma con una forte spinta a strutturarsi in senso bipolare. Il che, almeno di regola, ha effetti positivi sulla governabilità.

Le riforme elettorali. Questi diversi effetti manipolativi possono esercitare un ruolo importante là dove si tratti di correggere un sistema politico che comprime in modo eccessivo le minoranze oppure che non produce salde maggioranze di governo. In questi casi le riforme elettorali possono esercitare una significativa funzione ingegneristica. Esse possono irrobustire la rappresentanza delle minoranze in quei contesti in cui esse non sono quasi per nulla rappresentate, come accade nei sistemi rigidamente bipartitici. Oppure – e il caso è oggi assai frequente – possono ridurre la frammentazione partitica in quei contesti in cui la governabilità è a rischio oppure impossibile, come accade nei sistemi multipartitici a elevata frammentazione. Il primo effetto può essere generato dall’adozio­ne di sistemi elettorali maggioritari a doppio turno oppure di quelli proporzionali più o meno corretti. Il secondo effetto si presta a più opzioni e può derivare dall’ado­zione di sistemi maggioritari a turno unico, di sistemi maggioritari a doppio turno, oppure di sistemi proporzionali fortemente corretti. Mentre, tuttavia, è almeno relativamente semplice rendere maggiormente rappresentativo un sistema a due partiti che comprime forti minoranze – basta introdurre il doppio turno o sistemi in varia misura proporzionali e le minoranze rifioriscono – è assai più arduo e complesso ridurre la frammentazione partitica per produrre la governabilità. I partiti, infatti, solo in parte si lasciano comprimere completamente. In questi casi, dunque, è molto difficile trovare la giusta misura. E le cure rischiano quasi sempre di essere estreme e potenzialmente dannose (se ad esempio si adotta brutalmente il maggioritario secco, che fa strage dei partiti medi e piccoli, in un sistema multipartitico) oppure poco efficaci (se si adottano sistemi proporzionali non sufficientemente corretti, che lasciano sopravvivere beatamente troppi piccoli partiti).