Tecnologia e comunicazione: da Platone al web

Andrea Ercolani

Platone, nel Fedro (275d), per bocca di Socrate, con poche parole imposta la questione della comunicazione e delle tecnologie che la veicolano: «La scrittura, o Fedro, ha questa caratteristica in certo modo terribile … E così fanno i discorsi (scil. messi per iscritto): potresti credere che parlino come se avessero un qualche pensiero, ma se vuoi imparare e interroghi un discorso su qualcosa di quel che dice, ti indica una cosa sola e sempre la medesima. Una volta che sia messo per iscritto, ogni discorso circola ovunque, tra i competenti e parimenti tra coloro cui nulla interessa, e non sa a chi deve rivolgersi e a chi no».

Per approfondimenti sulle questioni della scrittura e della comunicazione nel pensiero di Platone si vedano almeno G. Cerri, “Platone sociologo della comunicazione”, Milano 1991, e M. Vegetti, “Nell’ombra di Theuth. Dinamiche della scrittura in Platone”, in M. Detienne (a cura di), “Sapere e scrittura in Grecia”, Roma-Bari 1989, pp. 201-227.

Aristotele e Platone discutono in una rappresentazione artistica di Luca Della Robbia (Immagine: Wikimedia Commons)

Nel passaggio del Fedro il contrasto tra la comunicazione orale (dialogica, passibile di integrazioni e complementi, circoscritta e controllabile) e quella scritta (fissa, non in grado di interagire con l’utente e, nell’ottica di Platone/Socrate, del tutto fuori controllo per quanto riguarda i possibili destinatari) rispecchia una reale fase di transizione della cultura greca in cui il medium della scrittura stava soppiantando i normali canali della comunicazione. La vita delle comunità greche, almeno a partire dal collasso della società micenea, era scandita da occasioni in cui la comunicazione avveniva oralmente: nelle varie riunioni assembleari e nei tribunali, negli spazi e nei tempi del culto e della vita sociale, gli atti comunicativi erano affidati alla parola, detta, recitata o cantata che fosse.

I poemi omerici sono espressione emblematica di una cultura orale (il dato dovrebbe essere fuori questione, al di là del dibattito sul gradiente di oralità da assegnar loro), e proprio dallo studio sull’oralità dei poemi omerici, impostata da Milman Parry, hanno tratto avvio molte ricerche di taglio storico letterario e antropologico. Per approfondimenti si veda la Milman Parry Collection

L’introduzione e la diffusione della scrittura cambiarono il sistema in progresso di tempo, riducendo gli spazi della comunicazione orale e allargando i circuiti della comunicazione scritta. In Grecia come altrove.

Comunicazione, memoria, archiviazione: oralità e scrittura

La comunicazione, intesa come scambio di informazioni, è una strategia adattativa, e quindi un’attività di importanza primaria per l’essere umano, biologicamente inteso, tanto che in tempi lontani è stato messo a punto un apposito sistema per trasmettere informazioni in maniera efficace, il linguaggio (progressivamente immesso ‒ in qualche misura e almeno a livello di predisposizione ‒ nelle informazioni contenute nel nostro codice genetico, divenendo un istinto: d’obbligo il rinvio a S. Pinker, L’istinto del linguaggio, Milano 1998).

Se consideriamo il fenomeno della comunicazione da un punto di vista storico, ebbene, quanto è dato rilevare è che molte società umane hanno comunicato per lungo tempo oralmente, utilizzando un canale fisico di tipo uditivo: la parola pronunciata da un emittente e recepita e decodificata attraverso l’udito da un destinatario. Gli studi antropologici sulle società a oralità primaria hanno rilevato una loro caratteristica fondamentale, ovvero quella di essere culture in equilibrio omeostatico, cioè a dire tendenti a una memoria collettiva a somma zero: per ogni nuovo dato che fa il suo ingresso nel patrimonio delle conoscenze, si oblitera un dato posseduto ma inutilizzato. Nuove nozioni entrano nel bagaglio culturale, vecchie nozioni ne escono, e il sistema si mantiene in equilibrio costante. La quantità di informazione che una società orale possiede è dunque limitata e costante nel tempo.

Tutto cambia con l’invenzione della scrittura (invenzione che, detto per inciso, è stata messa a punto da più società indipendentemente l’una dall’altra e talora più volte da una stessa società nel corso della sua storia). La scrittura è un sistema di segni convenzionale in grado di convertire la parola in segno visivo, affidandola, per la sua circolazione e conservazione, a supporti di varia natura e durevolezza. Tra le molteplici funzioni della scrittura, interessa qui concentrare l’attenzione su quella, fondamentale, di “memoria esterna”: la scrittura consente di archiviare e conservare dati collocandoli all’esterno dei circuiti della memoria cerebrale, di cui costituisce un’espansione potenzialmente infinita. Proprio in virtù di questa funzione archivistica la scrittura consente di superare alcuni limiti della comunicazione orale: rispetto a questa, infatti, la comunicazione scritta si trasmette in maniera profondamente diversa nel tempo (= più duratura, in grado di veicolare enormi quantità di informazione) e nello spazio (= non necessita di contatto fisico uditivo).

Scrittura e innovazione tecnologica: risvolti sociologici

Acquisita la tecnologia scrittoria, lo sfruttamento del suo potenziale di impiego è stato condizionato e limitato, storicamente, dai costi dei materiali su cui si andava a scrivere, dalle competenze necessarie alla decodifica dell’informazione scritta (= livello di alfabetizzazione), dai tempi tecnici della scrittura, dalla quantità e dalla mobilità dei testi (= riproducibilità dei testi, numero di copie, facilità di circolazione delle stesse).

Xilografia che rappresenta una pressa tipografica (ca. 1568): poteva produrre fino a 240 stampe all’ora (Immagine: WIkimedia Commons)

Tutti fattori che sono stati radicalmente ridimensionati da ulteriori invenzioni: la stampa (che comporta la nascita di un homo typographicus, per parafrase il sottotitolo del fondamentale libro di M. McLuhan, The Gutenberg Galaxy: The Making of Typographic Man, Toronto 1962), il personal computer, il web.

Delle innumerevoli applicazioni dei microprocessori alla comunicazione siamo più o meno tutti informati, e altrettanto delle potenzialità della comunicazione integrata in rete.

Per approfondimenti sulla nascita e lo sviluppo del web e della comunicazione integrata: http://info.cern.ch/ e http://1997.webhistory.org/home.html.

Meno evidente, forse, è il significato sociale di queste innovazioni: un allargamento senza precedenti degli accessi ai circuiti della comunicazione. Se prima l’informazione (qualunque cosa vogliamo intendere dietro a questo termine) era accessibile a un numero più o meno ampio di individui che soli possedevano i requisiti per ottenerla o produrla (vuoi in termini di competenza, ovvero di alfabetizzazione, vuoi in termini di risorse, ovvero di capacità economica per acquistare i libri etc.), ora la possibilità di accedere alla rete è a portata di molti, se non di tutti. La rete torna a essere uno strumento di comunicazione di massa, avvicinandosi, almeno dal punto di vista sociologico, alla comunicazione orale.

Immagine in apertura, via Wikimedia Commons: papiro del II secolo con frammento del Fedro platonico.

Immagine box: via Wikimedia Commons 

 

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Commenti [3]

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  1. Patrizia Baldanza

    Materiale didatticamente interessante ed impostazione alquanto agile e fruibile. Da ampliare e rivalutare. Grazie.

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  2. gabriella pietrantoni

    ottimi contributi utilissimi per le lezioni multimediali.

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