Un percorso sul tempo attraverso gli orologi del Museo Poldi Pezzoli di Milano

Lavinia Galli

Tiziano, Ritratto di Eleonora Gonzaga Della Rovere, 1536 1538 Firenze Uffizi

Nel ritratto di Eleonora Gonzaga Della Rovere che Tiziano esegue nel 1536-1537 accanto alla nobildonna e al suo cagnolino compare sul tavolo, un orologio. Perché la signora di Urbino, come molti altri regnanti dell’epoca, sceglie di farsi ritrarre vicino a questo oggetto? Perché nel Rinascimento gli orologi erano uno status symbol destinato, per il loro elevatissimo costo, solo ai re o ai più ricchi aristocratici. Venivano prodotti in pochi centri, in Germania ad Augusta o Norimberga, ma anche in Italia. Possedere un orologio significava avere il privilegio di un segnatempo privato, non dipendere – come il resto della popolazione – dall’ascolto del campanile o dalla torre civica. I primi orologi portatili erano comparsi contemporaneamente in tutta Europa, tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, grazie all’ invenzione di una forza motrice alternativa ai pesi, la molla, che aveva consentito la miniaturizzazione dei meccanismi.

Per vedere come funziona un orologio meccanico potete visionare questo video realizzato dal British Museum:
https://www.youtube.com/watch?v=3MUL65-vZHY 

Gli orologiai in grado di produrre oggetti così sofisticati erano ben pochi: dovevano possedere grandi conoscenze tecnologiche e matematiche e anche una notevole abilità manuale. Quello accanto ad Eleonora Gonzaga è un orologio da tavolo, detto ad edicola, perché si ispira alle forme architettoniche di un tempietto: ha colonne ad ogni angolo e una cupola, che altro non è che la suoneria a campanello, fissata al meccanismo grazie ad una statuetta. Il quadrante è posto in verticale su uno dei lati della cassa.

Per ritrovare orologi rinascimentali quasi identici a quelli visibili in questo dipinto basta fare un salto al Museo Poldi Pezzoli di Milano, dove un’intera sala ricca di circa 120 pezzi racchiude la collezione di orologeria antica più importante d’Italia, con sontuosi esemplari tedeschi, francesi, italiani, inglesi e svizzeri. Qui, inoltre, una postazione multimediale consente di vedere gli orologi in funzione e scoprire dettagli decorativi, che in vetrina rimangono nascosti.

Orologio ad edicola 1575 circa, Germania Meridionale, Ottone dorato, Milano Museo Poldi Pezzoli

Un nucleo eccezionale è quello degli orologi rinascimentali tedeschi. Uno dei pezzi più preziosi reca inciso Ercole che regge la sfera celeste al posto di Atlante, una scena ricavata da una incisione di un contemporaneo Dürer. Un altro ha il quadrante posizionato in orizzontale, i lati sono decorati a bassorilievo con scene figurate, e arricchito da un astrolabio, uno strumento arabo che serviva nella navigazione. Tra i più curiosi troviamo gli orologi di fantasia: a forma di breviario, di ostensorio o di crocefisso, destinati alla clientela ecclesiastica.

In tutti la ricchezza esornativa sopperiva alla scarsità di precisione: privi della lancetta dei minuti, gli orologi del Cinquecento riuscivano infatti a segnare solo l’ora e perdevano parecchi minuti al giorno. Non per questo erano meno ricercati, il loro valore – ci dicono i documenti notarili- era spesso il più alto tra gli oggetti posseduti in un’abitazione.

Orologio a carro trionfale con automi detto Carro di Diana c.1610, Germania meridionale, Bronzo dorato, argento, ottone dorato, ebano, Milano, Museo Poldi Pezzoli

Forse l’oggetto più spettacolare della collezione è un orologio automa, il cosiddetto Carro di Diana, realizzato ad Augusta (Germania) intorno al 1630 e destinato ad una wunderkammer principesca. Una statua di Diana in argento dorato è seduta su carro trainato da pantere. Grazie ad un meccanismo a molla il carro può avanzare, le pantere si muovono a balzi mentre gli occhi della Diana si spostano a destra e a sinistra ad ogni secondo. In altri modelli al termine della corsa la Diana poteva anche scoccare una freccia. Grazie ad un recente restauro il movimento del carro è stato ripristinato come visibile in un video caricato anche sul sito del museo e che potete vedere qui di seguito.

E l’Italia? L’Italia, che nel Medioevo aveva primeggiato costruendo orologi tra i più complessi, inventa nel XVII secolo gli orologi notturni. I notturni sono orologi monumentali, a forma di piccolo altare, la cui zona centrale accoglie, al posto del quadrante, una pala dipinta. L’indicazione delle ore è ridotta ad una cifra romana, che compare da una finestrella tramite un disco rotante. Essi possedevano uno scappamento che li rendeva silenziosi, in più le loro cifre erano traforate e visibili al buio grazie ad un lume ad olio inserito nella cassa. I dipinti sul quadrante raffiguravano allegorie del Tempo e furono spesso affidate a grandi artisti.

Orologio con carillon 1660 1670, Giovan Pietro Callin, Genova, Legno, ottone, bronzo dorato, olio su rame, Milano Museo Poldi Pezzoli

Un esemplare di questo genere è l’orologio con carillon di Giovan Pietro Callin che reca un quadrante dipinto da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio con il Tempo che svela la Verità e Scaccia la Menzogna.

Finora abbiamo parlato di orologi da tavolo. Ma quando nasce l’orologeria da persona? Essa si avvia dal 1520 1530, perfezionandosi lungo tutto il secolo. Al Poldi è esposto uno dei primi esemplari di orologio portatile, risalente al 1540 circa: è un piccolo cilindro che poteva essere stretto in una mano, cui è agganciato il campanello della sveglia, separabile facilmente quando esso veniva trasportato in una saccoccia. La sua cassa in ottone dorato è completamente rivestita da incisioni a motivi vegetali.

Orologio a tamburo con svegliarino 1530 1540, Germania meridionale, Ottone dorato, Milano, Museo Poldi Pezzoli

Nella stessa vetrina, sono visibili modelli ancora più piccoli e piatti, privi di sveglia, che pesavano ‘solo’ mezzo chilo e che si sospendevano al collo mediante pesanti catene.

Dipinto di Anonimo, ritratto di ufficiale tedesco, 1567

Nel XVII secolo gli orologi da persona rimangono un accessorio di notevole prestigio, simile se non superiore a quello dei gioielli, con cui condividono ricchezza esornativa e materiali. Se nel XVI secolo fu la Germania leader nella produzione di questi oggetti, nel XVII secolo la Francia conquistò il mercato europeo grazie alle splendide casse che si aprivano a libro dipinte a vivaci colori con la nuova tecnica a smalto su fuoco. I loro soggetti erano tratti da dipinti famosi e a volte nascondevano soggetti erotici.

Orologio da persona  con scene di Venere e Adone 1650 c., David Bouquet, Londra, Oro smaltato, argento, Milano, Museo Poldi Pezzoli

Perseguitati dai cattolici, gli orologiai francesi, che erano Ugonotti e quindi protestanti, scapparono in Svizzera, a Ginevra, o a Londra, esportando così il loro sapere. Fu così che verso la fine del XVII secolo nacquero due nuovi centri di produzione, l’Inghilterra e la Svizzera, che avrebbero presto preso il sopravvento sul mercato europeo. Raccontano questa storia gli orologi a francesi, le marescialle da campo, gli orologi a ripetizione inglesi, un cronometro da marina, una serie di orologi ginevrini da panciotto con automi e carillon, e infine gli orologi gioielli nascosti in ciondoli, penne o monete che risplendono nelle ultime quattro vetrine.

L’autrice del pezzo, Lavinia Galli, è Conservatore del Museo Poldi Pezzoli.

Il Museo Poldi Pezzoli è in Via Manzoni 12 a Milano.

Per prenotare percorsi didattici per le scuole, tra i quali “Le Figure del Tempo”: http://www.museopoldipezzoli.it/#!/it/impara/scuola/

 

 

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