L’altra scuola

Ludovico Testa

Negli ultimi decenni, e in particolare dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, l’attenzione di molti osservatori occidentali si è concentrata sulla ricerca delle radici culturali cui fare risalire il clima di acuta tensione che da oltre mezzo secolo attraversa l’intero Medio Oriente.

L’importanza conferita in quella parte di mondo all’istruzione religiosa è apparsa in tal senso una possibile chiave di lettura per dare risposta da un lato alla ciclica recrudescenza del conflitto arabo-israeliano, dall’altro al dilagare del terrorismo islamico ai quattro angoli del pianeta.

Da più parti le scuole coraniche (Madaris) e le accademie rabbiniche o talmudiche (Yeshivot) sono state poste sotto osservazione e in alcuni casi presentate come “scuole dell’odio”, luoghi dove l’insegnamento religioso assumerebbe una diretta valenza politica, responsabile di sbarrare la strada a ogni possibilità di dialogo tra Israele e i paesi arabi, così come tra l’Islam e l’Occidente.

Nonostante queste analisi contengano alcuni elementi di verità, la questione è naturalmente assai più complessa. Ad essere chiamate in causa sono infatti istituzioni antichissime, cui si deve la preservazione dell’identità culturale di intere popolazioni e nella cui storia millenaria il periodo che intercorre tra la prima guerra arabo-israeliana (1948) e gli attentati dell’11 settembre occupa lo spazio temporale di un battito di ciglia.

Le origini

Il mondo non si mantiene altro che per il respiro dei bimbi di scuola (Talmud, Shabbat 119b)

Nella tradizione ebraica lo studio della Torah (Antico Testamento) costituisce un dovere fondamentale per ciascun credente. Fin dai tempi più remoti la comunità di Israele attribuisce quindi grande importanza all’istituzione di scuole dove, sotto la guida di un maestro (Rav) e attraverso il continuo confronto con un compagno (Chavèr), ogni bambino impara fin da piccolo a meditare sulle pagine della Torah e del Talmud, la raccolta dei commenti formulati dai sapienti sui passi della Torah.

Il ruolo riconosciuto al Rav quale custode dell’identità del popolo ebraico si affermò sin dai tempi della distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera dei babilonesi (587 a.C.) e della deportazione di gran parte della popolazione a Babilonia, mentre le prime notizie documentate circa l’esistenza di un sistema scolastico organizzato nella terra di Israele risalgono al I sec. a.C.

A partire dal III sec. è attestata la presenza in Palestina e in Mesopotamia di tre grandi scuole religiose per la formazione dei rabbini. Punto di riferimento per tutte le Yeshivot locali in materia di dogma, rito e diritto, esse costituivano i principali centri di interpretazione della legge ebraica (Halakhah), svolgendo di conseguenza anche funzioni amministrative e giurisdizionali. Tale organizzazione scolastica centralizzata sopravvisse all’affermazione della dominazione araba in Medio oriente, per essere infine sconvolta dalla devastante invasione mongola del XIII secolo.

Dopo di allora si assistette, soprattutto in Occidente e nel nord Africa, a una progressiva rinascita delle scuole talmudiche caratterizzata dalla spiccata autonomia di ciascuna accademia, solitamente legata alla Sinagoga locale. In alcune Yeshivot, oltre allo studio intensivo del Talmud, della Torah e della Halakhah, si diffuse anche all’insegnamento di scienze razionali come la logica e l’astronomia.

La Yeshivah oggi

L’odierna organizzazione delle Yeshivot (orari, strutturazione dei corsi, metodo di insegnamento) prese forma agli inizi del XIX secolo, mentre la composizione rigorosamente maschile del corpo studentesco ha subito una fondamentale trasformazione solo a partire dalla seconda metà del XX sec, quando l’accesso alle scuole talmudiche è stato aperto anche alle donne.

Nella Yeshivah l’apprendimento avviene in larga parte oralmente e agli studenti è richiesto un grande sforzo mnemonico per assimilare e ricordare brani e commenti dei testi sacri. Le ore di insegnamento sono intervallate da movimentate sessioni dedicate al confronto tra gli alunni divisi in coppie e tra questi e il maestro in merito all’interpretazione delle scritture. Se in larga parte le Yeshivot sono prevalentemente dedicate allo studio delle materie religiose, l’istruzione superiore in alcune di esse si caratterizza per la convivenza tra l’insegnamento delle scienze religiose e delle scienze laiche, come avviene nel caso della Yeshivah University di New York, assai rinomata per le sue scuole di specializzazione in matematica, medicina e giurisprudenza.

Per approfondire il significato della pedagogia ebraica clicca qui

In seguito alla nascita dello Stato di Israele (1948), oltre a favorire l’istituzione di scuole religiose statali con programmi prevalentemente incentrati sulla cultura ebraica, il governo di Tel Aviv concesse ad alcuni allievi diplomatisi nelle Yeshivot la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo studio della Bibbia, garantendo loro adeguati finanziamenti e sollevandoli dal servizio militare. Da allora, grazie anche al ruolo strategico esercitato dai piccoli partiti religiosi nel parlamento israeliano, il loro numero è costantemente aumentato, favorendo il consolidarsi di una condizione di privilegio che continua ad alimentare un acceso dibattito all’interno del paese.

Per saperne di più sul dibattito interno a Israele leggi l’articolo di Aron Yehoshua cliccando qui

Qui trovi un articolo di Daniel Tipper pubblicato su Vice sul servizio di leva in Israele

Qui invece il saggio di Michel Warschawski su sionismo e religione

La Madrasah

O uomini, in verità Noi v’abbiam creato da un maschio e da una femmina e abbiam fatto di voi popoli vari e tribù a che vi conosceste a vicenda (Cor., 49,13)

Il termine Madrasah (plurale Madaris) significa “luogo di studio, di istruzione” e sta a indicare il modello di scuola coranica sviluppatosi all’interno del mondo arabo-islamico a partire dal XI secolo.

Istituita grazie al contributo di fondazioni pie (waqf) o, più frequentemente, al diretto intervento di sovrani e governatori locali, la Madrasah si affiancava al tradizionale sistema di insegnamento articolato sulle semplici scuole di scrittura e lettura aperte alle classi popolari e sui più impegnativi corsi impartiti nelle moschee. Se questi ultimi trovavano come perimetro invalicabile lo studio del Corano e delle discipline ad esso collegate (filosofia, teologia, lingua araba, diritto islamico), alcune importanti Madaris si distinsero invece per l’attenzione riservata, oltre che all’insegnamento dei testi sacri, alle scienze profane quali l’aritmetica, la geometria, l’astrologia e la medicina, materie rimaste fino ad allora appannaggio dei singoli studiosi e rispetto alle quali gli arabi rappresentavano nel mondo medievale gli indiscussi maestri.

Sopravvissuto alle turbolenze politiche, alla frammentazione dell’impero arabo e alla disastrosa invasione mongola del XIII secolo, tale modello di scuola, esempio di convivenza tra il sacro e il profano, riuscì a conservare, a sviluppare e a tramandare nei secoli il ricchissmio patrimonio culturale del mondo islamico.

Apogeo, declino e rinascita

La riunificazione dell’impero sotto la dinastia ottomana (1299-1922) portò all’istituzionalizzazione delle Madaris per volontà del sultano Mehemed II, il conquistatore di Costantinopoli. Esse divennero il centro principale per la formazione scientifica e spirituale delle nuove generazioni e furono soggette a un complesso processo di burocratizzazione gestito dall’alto. Tale sistema entrò in crisi ne corso del XIX secolo quando, al fine di ridurre il divario venutosi a creare con le potenze europee, le autorità ottomane avviarono un processo di modernizzazione nel campo dell’istruzione ispirandosi al modello occidentale. Il crollo dell’impero a seguito della Prima guerra mondiale e il processo di laicizzazione inaugurato dalla Turchia di Mustafà Kemal segnarono un’ulteriore tappa nel ridimensionamento del tradizionale ruolo svolto dalle scuole coraniche, che dovettero cedere il passo alla generale affermazione delle scuole statali, all’interno delle quali lo spazio riservato allo studio del Corano era fortemente ridimensionato.

Negli ultimi decenni la rinascita dell’importanza delle Madaris come luoghi di insegnamento, in numerosi casi aperti anche alle donne, è riconducibile oltre che alla contrazione del controllo sull’istruzione esercitato dallo Stato in molti paesi mussulmani, alla nuova ondata di fervore religioso promossa in tutto il mondo arabo-islamico dalla rivoluzione khomeinista (1979). Tale legame è all’origine del clima di sospetto che in Occidente, specie dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, circonda le scuole coraniche ovunque esse vengano aperte, suggerendo non di rado frettolose quanto pericolose connessioni tra l’istituto della Madrasah in quanto tale e la diffusione terrorismo islamico su scala mondiale.

Per saperne di più sulla storia delle Madaris leggi questo intervento di Robert W. Hefner clicca qui

e, con uno sguardo maggiormente rivolto al presente, lo spazio dedicato all’argomento nel “Diario” di Repubblica (17 gennaio 2006) clicca qui

Per avere un’idea del sistema scolastico attualmente vigente nel mondo islamico clicca qui

Crediti immagini:

Apertura: “Tehilla School for religious girls”, di zeeveez (flickr)
Link

Box: “Safinatun Najah Montessori Kindergarten”, di amrufm (flickr)
Link

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *