Cinema e desiderio

Luigi Paini

“I sogni son desideri”, canterà per sempre Cenerentola. A lei, come a tutti noi, “manca qualcosa”, quell’eterno diaframma che ci separa dalla felicità. Al cinema, oh magia!, il muro può cadere, rivelando il giardino incantato che dà vita ai desideri. Oppure, da quando l’happy end ha smesso di essere un obbligo, può assumere nuove forme, mascherarsi e farsi beffe di chi, sul grande schermo, ripropone e riassume le nostre paure e i nostri sogni. Il cinema “È” desiderio.

Proteiforme, inafferrabile, allo stesso tempo concreto e impalpabile, vicino e lontano. Desiderio in tutte le sue possibili, immaginabili declinazioni: sensuale, senz’altro, avendo il cinema il potere primo di “farci vedere” le nostre più intime pulsioni. Ma anche sublimandole, portandole “oltre”, insinuandosi con la forza di un’analisi psicoanalitica nei meandri dell’inconscio, personale e collettivo. Ogni film, dunque, “È” una forma del desiderio. Nell’infinito mazzo dei titoli, ecco cinque cammini possibili attraverso la selva oscura.

La donna del ritratto, di Fritz Lang (Usa 1944) 

Il professor Wanley è davvero un brav’uomo. Lo capiamo dalle primissime inquadrature. Aspetto distinto, marito premuroso e padre affettuoso, insegna criminologia all’università. Già qui, però, c’è un “segnale”: questo “uno di noi”, all’apparenza così tranquillo, si occupa di casi orribili, si immerge per lavoro negli abissi della mente umana. Insomma, tocca di continuo il confine che separa “normalità” e “anormalità”. E anche a lui capita di attraversarlo, questo confine che sembra così netto e che invece si dimostra quanto mai labile. Succede proprio la sera stessa della partenza dei famigliari per le vacanze. Uscito dall’esclusivo club in cui si riunisce con gli amici, si sofferma a osservare il ritratto di una bellissima donna esposto in una vetrina. Già, che sogno sarebbe incontrare una volta nella vita una donna così… Detto, fatto.

Quella signora affascinante si materializza in carne e ossa alle spalle dell’incredulo professore. È lei, è davvero lei, e mostra pure di gradire la sua compagnia. Così il bravo e morigerato professore, che mai in vita sua avrebbe sognato di vivere un’avventura galante, si ritrova poco dopo a casa di lei. Situazione imbarazzante e insieme intrigante, che diventa però in un attimo incresciosa. Arriva infatti un altro uomo, un violento, abituale frequentatore della donna. Nasce una colluttazione, e il professore, sebbene per legittima difesa, finisce per uccidere il suo avversario. E ora, come fronteggiare lo scandalo che ne può nascere? Arriva l’errore più grande, fatale, irrimediabile: insieme alla donna, carica il cadavere sull’auto e lo nasconde in un bosco. Bravo mister Wanley, davvero bravo! Nel volgere di poche ore ha messo la sua vita sul binario sbagliato, imboccando proprio quella strada del crimine che per tutta la sua carriera universitaria non ha mai cessato di studiare. Soprattutto, il povero prof non aveva mai fatto i conti con le sue pulsioni più nascoste, con quel desiderio di avventura e trasgressione che, benché ricacciato nei più profondi recessi della sua psiche, abitava anche presso di lui. Ma, anche quando è misconosciuto, il desiderio fa sentire imperiosamente la sua forza. Una corrente sotterranea impetuosa, capace di far crollare i castelli (di carta) più imponenti. Una divinità oscura che l’austriaco Fritz Lang, uno dei massimi maestri della storia del cinema, non ha mai cessato di affrontare a viso aperto.

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La bella e la bestia, di Jean Cocteau (Francia 1946)

Quante volte il cinema ha “saccheggiato” il mondo magico delle fiabe… I due mondi sono ovviamente contigui, avendo entrambi a che fare con la sfera della fantasia più sfrenata. E poi il cinema ha sempre avuto nei bambini, a partire dallo strapotere della Disney, una delle sue categorie di spettatori più corteggiate. In questo caso, però, i più piccoli non sono il pubblico di riferimento, almeno in prima battuta. La storia della giovane Belle e del suo incontro con la Creatura Mostruosa ha infatti avuto diverse interpretazioni destinate all’infanzia (si veda anche in questo caso Disney, con una nuova versione in arrivo anche il prossimo anno). Potremmo chiamarli “travestimenti del desiderio”. O ancora, parafrasando un celebre titolo di Luis Buñuel, “Quegli oscuri oggetti del desiderio”. A interpretare l’Essere Mostruoso, infatti, Jean Cocteau chiama lo stesso attore, il bellissimo e aitante Jean Marais, a cui affida la parte di Splendore (nomen omen), il giovanotto un po’ scapestrato innamorato di Belle.

La quale, quando si trova a convivere con il mostro, prima ne è atterrita ma poi, a poco a poco (come comanda la fiaba) ne intuisce l’animo gentile. Dunque, ricapitolando: chi appare brutto come il diavolo ha in realtà un cuor d’oro, mentre molti di quelli che sono considerati “normali” (a partire dalle petulanti sorelle di Belle) sono in realtà persone senza un briciolo di bontà. Giochi del desiderio, che ama mascherarsi e, se possibile, non farsi mai riconoscere. Solo così il gioco diventa interamente interessante, solo così la seduzione può tessere le sue trame. Le quali, come ognuno ha provato nella sua vita amorosa, possono essere anche molto dolorose. E, al contrario delle fiabe, possono anche non contemplare il canonico happy end.

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Thérèse, di Alain Cavalier (Francia 1986)

Desiderio di Assoluto/1. Si può desiderare un’altra persona, si possono desiderare il lusso, il potere, il successo. Ma si può anche desiderare Dio. Certo, è inattuale, è controcorrente, la sola idea ci riempie di timore e tremore. L’esperienza mistica, in realtà, pervade l’avventura umana fin dalle sue origini: la ricerca del rapporto privilegiato con Dio, la Visione della Luce, l’intimità con l’Altro da sé è comune alle più diverse confessioni. Santa Teresa di Lisieux, la giovanissima protagonista del meraviglioso film di Alain Cavalier, appartiene a questa categoria di persone.

Folli di Dio, li potremmo chiamare, con l’avvertenza di non dare alla parola “follia” alcuna connotazione pregiudizialmente negativa. L’entusiasmo (in senso letterale), ovvero : il Dio dentro. Come dice Platone nel Fedro: “I maggiori beni ci sono elargiti per mezzo di una follia che è dono divino”. Ecco, Thérèse Martin (1873-1897) vive la sua brevissima vita posseduta da questo desiderio del divino. La seguiamo, giorno dopo giorno, ora dopo ora nel silenzio del convento carmelitano in cui è entrata all’età di 15 anni, seguendo le due sorelle che avevano già fatto la stessa scelta. I rapporti con le altre suore, le lunghe ore di preghiera, la continua attività di studio e l’intensa attività letteraria (di Teresa si può dire ogni cosa, fuorché che fosse una sprovveduta). Tutto, assolutamente tutto in lei tende a Dio. Un film incredibilmente diverso dal solito, una testimonianza pudica, senza reticenze. La scelta di Teresa ci affascina e insieme ci impaurisce, tanto è radicale, lineare, senza compromessi. E, come ogni esperienza che vale, ci dà da pensare.

 Il trailer del film Thérèse (dal canale YouTube di Interfilms)

Clicca qui per leggere la biografia di Santa Teresa di Lisieux (dal sito del Vaticano)

 

La teoria del tutto, di James Marsh (Gran Bretagna 2014)

Desiderio di Assoluto/2. Non solo Dio. Il desiderio di Assoluto si può incarnare anche nella vocazione scientifica. Stephen Hawking, il celebre scienziato britannico (tuttora vivente) protagonista del film, coltiva un sogno fin dalla sua giovinezza: formulare una “teoria del tutto”, un’unica equazione capace di rendere conto dei segreti più reconditi dell’Universo. La sua ricerca non si arrende nemmeno quando una gravissima malattia lo costringe prima su una sedia a rotelle, poi gli fa addirittura perdere l’uso della parola. Aiutato con estrema dedizione dalla moglie, vince ogni difficoltà, in una gara eroica, estenuante contro il destino che sembra accanirsi contro di lui. Che cosa gli dà forza? Che cosa gli permette di non soccombere davanti a sfide che schianterebbero chiunque? La sorgente ultima è l’invincibile desiderio di sapere, l’attrazione suprema esercitata dai misteri del cosmo, dalla vertiginosa complessità del mondo che ci circonda. Non lo chiama mai Dio, anzi discute di questo con la moglie (che invece è profondamente credente): ma la tensione verso l’Assoluto è la stessa, senza hybris, sempre e soltanto con l’umiltà di un uomo che si entusiasma di fronte alla meraviglia di atomi che si combinano formando il Tutto, dalla polvere di stelle fino ai nostri stessi pensieri. Un film pudico, che non cela le difficoltà del rapporto tra Stephen e la moglie e non si tira indietro davanti ai passaggi più delicati. Un film ancora più difficile da realizzare in quanto i personaggi di cui parla sono protagonisti del nostro tempo. Un tranquillo e coraggioso e profondo inno alla vita e alla meraviglia della conoscenza.

Clicca qui per leggere alcune citazioni del film (da WikiQuote)

Clicca qui per visitare il sito ufficiale di Stephen Hawking

 

Lei – Her, di Spike Jonze (Usa 2013)

Un piccolo aneddoto personale. Anni fa, alla stazione Garibaldi di Milano, un anziano signore ascoltava per ore estasiato gli annunci dei treni, scanditi da una limpida voce femminile. “Questa è la più brava – mi disse una volta -, come lei non c’è nessuna. È proprio la ragazza più brava che lavora per le Ferrovie…”. Si trattava, ovviamente, di una voce sintetizzata dal computer, una delle prime in funzione. Ma non osai rompere l’incantesimo di quel tenero vecchietto, innamorato di una donna che nella realtà non esisteva. Dalla realtà (quasi un film…) al grande schermo (quasi la realtà…) : “Lei” racconta appunto l’innamoramento di un lui in carne e ossa per una lei che, semplicemente, non esiste. Si tratta di un programma per computer, un avanzatissimo sistema di intelligenza artificiale capace di interagire con gli utenti. Ha una suadente voce femminile (quella di Scarlett Johansson nella versione originale, Micaela Ramazzotti in italiano) e segue passo passo le attività del protagonista, che di professione scrive lettere per altri (!). La particolarità del sistema operativo è quella di cambiare continuamente i propri pensieri, adeguandosi alla visione del mondo dell’interlocutore. E dunque, proprio come una persona vera, il suo carattere evolve, arrivando addirittura a intuire i pensieri, i sentimenti, le emozioni degli utenti con cui entra in relazione. Inevitabile che “lui”, già in crisi sentimentale per proprio conto, si lasci irretire, quasi si dimentichi della virtualità di chi gli parla, finendo per innamorarsene. Alcuni momenti del film sono folgoranti: come, ad esempio, quando osserviamo sul metrò donne e uomini assolutamente soli, ma insieme perennemente connessi, gli sguardi fissi ai tablet e agli smartphone. Un mondo distopico, ambientato ai nostri giorni. Un mondo in cui il desiderio è talmente imbrigliato, alienato da arrivare a deviare verso un “Io” che nella realtà non esiste. E che, amara sorpresa finale, raccoglie e “gestisce” centinaia di desideri di altri utenti, ugualmente e disperatamente innamorati del Nulla.

Avvertenza: il film è consigliato solo per studenti degli ultimi anni delle superiori. 

Clicca qui per leggere un articolo dedicato al film (da Panorama)

Clicca qui per leggere la scheda del film (da mymovies)

 

Crediti immagini:

Apertura: locandina del film “Her”

Box: screenshot dal film “La bella e la bestia” (da Wikipedia)

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