“Cuore/amore”, eccetera: la metonimia. O la sineddoche?

Andrea Tarabbia

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.        

(Umberto Saba, 1946)

I poeti hanno ormai dichiarato guerra alle rime facili: cuore/amore, fiore/amore, dolore/amore e così via. Diciamocelo, allora, e una volta per tutte: è l’amore il problema, perché è lui, con quella sua desinenza così banale, a chiamare a sé l’accostamento con parole trite. Bisognerebbe dunque abolire l’amore dalle poesie come dalle canzoni: si eviterebbero così metafore sciocche e metonimie trite. O sineddochi?

Il problema della distinzione

Quando uno, riferendosi alle proprie delusioni amorose allude al cuore fa una metafora e, allo stesso tempo, una metonimia: la metonimia è una figura che designa, per esempio, la causa per l’effetto, il contenente per il contenuto («Bere un bicchiere»), l’autore per l’opera («Leggo Leopardi») e così via. È una metonimia anche dire “cuore” per “amore”: il cuore è infatti un simbolo, e in un certo senso è un contenente per il contenuto (anche se non è vero, siamo ormai tutti convinti che il cuore contenga il sentimento dell’amore).

A differenza della metonimia, di cui è parente stretta, la sineddoche designa “la parte per il tutto”: singolare per il plurale, specie per il genere e via dicendo.

E tuttavia per molti studiosi la differenza tra queste due figure retoriche è tanto sottile che non c’è. Entrambe servono per parlare di qualcosa senza nominarla direttamente. Qualcuno dice che c’è sineddoche quando i termini che usiamo hanno tra loro un rapporto di quantità, mentre c’è metonimia quando il rapporto si basa sulla qualità. Ma le cose non sono così chiare.

Ci sono per esempio casi, come la frase «Il soldo comanda e la spada lavora», in cui le parole “soldo” e “spada” possono essere sia metonimia che sineddoche: sono metonimia perché, per esempio, il soldo sta a indicare “chi ha soldi”, i ricchi; sono sineddoche perché viene usato il singolare per il plurale. Dunque, che fare? L’abbiamo detto: cominciamo a eliminare l’amore, ne guadagneremo in originalità e ci risparmieremo di dover fare troppe distinzioni.

Immagine di apertura: Cuore / Heart, di Luigi Rosa (via flickr)

Immagine per il box: “Love U”, di Guillermo Viciano (via flickr)

 

 

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