L’accumulazione, gli elenchi, il senso della perdita

Andrea Tarabbia

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,

delle carte, dei quadri che stipavano

un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.

Forse hanno ciecamente lottato i marocchini

rossi, le sterminate dediche di Du Bos,

il timbro a ceralacca con la barba di Ezra,

il Valéry di Alain, l’originale

dei Canti Orfici – e poi qualche pennello

da barba, mille cianfrusaglie e tutte

le musiche di tuo fratello Silvio.

Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura

di nafta e sterco. Certo hanno sofferto

tanto prima di perdere la loro identità.

Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio

stato civile fu dubbio fin dall’inizio.

Non torba m’ha assediato, ma gli eventi

di una realtà incredibile e mai creduta.

Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo

dei tuoi prestiti e forse non l’hai mai saputo.

(E. Montale, da Satura, 1971)

Si accumulano parole come si accumulano cose. L’alluvione di Firenze del 1966 fu, oltre che una delle più grandi catastrofi del secondo Novecento italiano, anche il momento in cui Montale perse molte delle cose che possedeva e che aveva stipato in una cantina: libri, carte, quadri e “cianfrusaglie”. Ne parla alla moglie in questa che è l’ultima poesia di una sezione di Satura intitolata Xenia e dedicata al dono: Xenia infatti indica, in latino, quei doni che vengono fatti a un ospite che se ne va dalla nostra casa. E la moglie se n’era andata nel 1963, morendo in un ospedale di Milano: Xenia è dunque il dono tardivo che il poeta fa a qualcuno che non c’è più.

Clicca qui per leggere un articolo su Montale e la moglie, Drusilla Tanzi

Il mondo è negli «eccetera»

Tutto si accumula, in questa poesia, che per i primi dieci versi non è che un elenco, una lista ragionata delle cose perdute. Montale non è l’ultimo, né il primo, a comporre delle liste, anzi: si può dire che le liste e gli elenchi siano uno dei motivi letterari più usati nella storia della letteratura. I primi, grandi cataloghi si trovano nell’Iliade di Omero, ma tutto il Medioevo ne è attraversato, come anche l’epoca moderna: sono celebri le liste di Whitman e Joyce, e lo sono quelle di Borges. Perché si elenca? Per il gusto dell’enumerazione, perché si vuole catalogare qualcosa, per accostar cose che si trovano vicine ma non hanno tra loro un rapporto specifico o anche, come fa Montale, per tenere il conto di ciò che si è perso. Ma si elenca anche perché non si può o non si sa dir tutto, e allora lo si trascrive così come appare, ben sapendo che la letteratura non potrà mai restituire la realtà nel suo complesso: e allora, come sostiene Umberto Eco parlando del più antico e celebre dei cataloghi, quello omerico delle navi, non si può che chiudere ogni elenco, idealmente, con un eccetera.

Clicca qui per leggere il catalogo delle navi dell’Iliade

Qui invece un video Rai con Umberto Eco che parla di “Vertigine della Lista”, il libro dedicato a elenchi e accumulazione 

Immagine di apertura: Ponte Vecchio, di Rodrigo Soldon (via flickr

Immagine per il box: foto di Eugenio Montale di Kaj Hagman (via Wikimedia Commons)

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