“La nostra vita appartiene alla Storia”. Incontro con Edith Bruck

Redazione

“La vita di chi, come me, è sopravvissuto Auschwitz non appartiene più alla persona stessa, appartiene alla Storia”. Così afferma Edith Bruck quando, in un passaggio della nostra intervista, esprime tutto il suo dolore per il suicidio di Primo Levi.

Aula di Lettere ha incontrato a Roma Edith Bruck, scrittrice e poetessa di origini ungherese, internata ad Auschwitz nel 1944 insieme a tutta la sua famiglia.

Ricordare Auschwitz è inevitabile per chi l’ha subito: è una presenza costante nella vita della vittima, cambia ogni prospettiva, ne influenza continuamente i rapporti umani. La vittima è vittima due volte: non solo ha vissuto una delle più grandi tragedie della storia, ma ha anche l’onere di doverlo rivivere quando lo racconta. Ma il racconto è inevitabile, è un vero dovere morale e civico, affinché eventi così tragici non si ripetano. Ecco perché per tutta la vita Edith Bruck ha accettato di parlare dei suoi ricordi nonostante il grande sforzo richiesto dalle sue narrazioni. E non sempre dagli ascoltatori e da chi dovrebbe far tesoro del suo racconto Bruck ha visto la giusta determinazione per una memoria condivisa.

La prima parte dell’intervista, qui di seguito, è incentrata su come si convive con la memoria della Shoah, ma anche del suo ricordo degli aguzzini nazisti (“è immorale che loro non raccontino e che lo sforzo della memoria sia tutta sulle spalle delle vittime”). Infine, Bruck propone un suo giudizio critico sul Giorno della Memoria.

Nella seconda parte, Edith Bruck parla dell’importanza del ricordo nella formazione delle nuove generazioni, dei suoi incontri nelle scuole e di quali immagini televisive e cinematografiche sono più vicine a quelle che lei ricorda della sua esperienza nei campi di sterminio.

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Commenti [1]

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  1. paola brighigna

    anche se nata subito dopo la fine della guerra, le immagini e i racconti dell’olocausto hanno segnato la mia infanzia.

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