La lezione segmentata (o chunked lesson)

Dany Maknouz

Vi è mai capitato dopo una spiegazione importante di guardarvi intorno, in classe, e soffermarvi sugli occhi persi di uno studente? Se sì, resistete e non fatevi prendere dalla tentazione di rispiegare nuovamente, aggiungendo esemplificazioni e esercizi, o ponendo domande agli studenti, ma dividete la classe in coppie o gruppi e proponete un’attività operativa che consolidi o sviluppi la comprensione di quanto spiegato. Potrete poi far seguire le attività da una fase di restituzione e da nuovi “segmenti” didattici ritmati e brevi di spiegazioni-attività-restituzione, i cui tempi varino sulla base del monitoraggio degli apprendimenti degli studenti. 

Questa, in breve, l’idea alla base della lezione segmentata proposta dai due studiosi di didattica Middendorf e Kalish nel 1996  e che le moderne ricerche confermano come estremamente efficace, per rispondere ai problemi di attenzione, concentrazione o motivazione dei nostri studenti. E se operate già in questo modo in questo articolo potrete trovare una cornice didattica e di metodo a quanto fate già spontaneamente (o applicando altre metodologie attive).

 

In cosa consiste il problema dell’attenzione?

Osservando i flussi di concentrazione degli studenti in un’aula universitaria Middendorf e Kalish hanno notato dei cali evidenti dell’attenzione dopo 15-20 minuti dall’inizio della lezione e una diminuzione continuativa della concentrazione, fino all’esaurirsi della stessa, al termine della lezione. Un grafico possibile, anche se inevitabilmente semplificato, di questo andamento è riportato nel grafico qui sotto, tratto dal video Chunking – A teaching technique.

 

 

Il motivo di questo andamento è secondo i due studiosi da attribuirsi alla contrapposizione tra il modello didattico di “trasferimento a flusso continuo delle nozioni” e le modalità di apprendimento a flusso discreto del nostro cervello. La nostra mente infatti suddivide l’informazione ricevuta in “pacchetti” o segmenti (chunks) di conoscenza, da collegare a altri segmenti informativi per inferire nuova conoscenza. Non a caso il chunking, o segmentazione, è una tecnica diffusa per potenziare la memorizzazione come mostrato in questo video: si pensi, per esempio, alla suddivisione delle 16 cifre del numero di carta di credito in 4 blocchi da 4 o alla struttura a paragrafi dei libri di testo o di questo articolo.

 

Perché progettare una lezione segmentata?

Strutturare la lezione in segmenti di 10-15 minuti permette da un lato un “cambio di passo” che fa ripartire l’orologio interno dell’attenzione e dall’altro di fornire un’opportunità agli studenti per esercitarsi a applicare un concetto o esaminare in contesto un’informazione ricevuta. Il focus principale è individuabile proprio nelle brevi e ritmate attività di gruppo.
Recenti risultati di ricerca mostrano infatti che l’efficacia delle lezioni dipende oltre che dalla struttura in segmenti anche dal tempo dedicato “all’apprendimento attivo”, a cui si consiglia di dedicare i due terzi del tempo a disposizione.

 

 

L’elenco delle attività brevi per sviluppare l’apprendimento attivo è molto ampio. Qui di seguito forniamo un elenco di possibili attività:

  • assegnazione di esercizi (possibilmente a tipologia aperta) o di riassunti;
  • costruzione di mappe di sintesi (o di analisi critiche di un testo per l’area letteraria);
  • discussione su un tema eventualmente in modalità Debate;
  • generazione da parte degli studenti di domande e esercizi analoghi a uno iniziale (evidenziando analogie o differenze);
  • esame critico di video o ricerca in rete;
  • previsioni sulla conclusione di un video didascalico opportunamente interrotto dall’insegnante a metà.

L’elenco non finisce qui e se vi fa piacere contribuire a estenderlo potrete inserire nuove idee o riscrivere quelle che vi appaiono più valide per renderle maggiormente evidenti nella bacheca creata per questo articolo .

 

Come strutturare una lezione segmentata?

Non può esistere uno schema fisso e rigido per una lezione segmentata perché tempi e modalità devono variare sia a seconda del tipo di lezione, sia di lezione in lezione. Un’eccessiva schematicità annullerebbe l’effetto di varietà e vivacità introdotti dal metodo. Per dirla con le parole di Middendorf e Kalish: «non seguite questo schema alla lettera; tutto ciò che diventa prevedibile ha un impatto minore. La varietà è una forza potente».

Ma è possibile partire da una proposta di base su una lezione di 55 o 60 minuti, assolutamente rimodulabile nei tempi, schematizzata dal diagramma colorato sottostante (dove l’altezza dei cerchi colorati è collegata indicativamente al livello di attenzione degli studenti):


 

 

P: preconoscenze (5 minuti)
La lezione inizia con un verifica delle preconoscenze di circa 5 minuti o di confronto sugli esercizi assegnati per la lezione, seguita da uno o più segmenti didattici (indicati con L-A-R).

L: lezione diretta dal docente (10 o 15 minuti)
Il consiglio per questa parte è di impostare la lezione senza semplificare troppo, come se si parlasse agli studenti più abili della classe: una corretta segmentazione non consiste nel frammentare (interrompendo in vari punti additivi una lezione), ma nel fornire un quadro d’insieme senza rinunciare alla complessità per procedere a livelli di dettaglio via via successivi.

A: brevi attività a coppie o gruppi (10 minuti)
Le attività possono essere organizzate a gruppi di abilità mista (per le prime lezioni su un argomento) o a livelli di abilità omogenei per personalizzare i percorsi ( e fornire non solo supporto a studenti in difficoltà, ma anche accelerazione agli studenti abili).

R: una fase di restituzione ( 5 minuti)
La fase di restituzione è il momento in cui dialogare con la classe per porre domande, dare riscontro sulle attività di gruppo, chiarire e risolvere punti di debolezza emersi nelle osservazioni dei gruppi.

L-A-R: un nuovo segmento possibilmente breve (20 minuti complessivi)

C: Conclusione (5 minuti)
Una breve valutazione formativa per indicare e riflettere sui propri punti di difficoltà o di forza. Per esempio, si possono usare i biglietti di uscita (o ticket to leave), piccoli fogli in cui gli studenti  scrivono una loro breve interpretazione delle idee principali della lezione o i “test di tre minuti” (three minute assessment), in cui gli studenti possono completare due o tre frasi del tipo «sono rimasto stupito di…», «ho scoperto che…», «voglio sapere di più di…». Sulla base di queste restituzioni si possono basare le suddivisioni in gruppi omogenei della lezione successiva. 

 

 

Quali ricadute in ottica didattica per i BES?

La struttura della lezione segmentata per sua natura è intrinsecamente adatta per lavorare in ottica BES, non solo per la struttura a segmenti adatta a ridurre il carico cognitivo o per i lavori di gruppo utili a sviluppare la comprensione e consolidare gli apprendimenti. Ma anche perché dovrebbe prevedere una rimodulazione della lezione sulla base del monitoraggio degli apprendimenti durante le attività. Più gli studenti appaiono aver assimilato una parte di lezione, più il segmento successivo può essere ampio o viceversa deve essere ridotto. 

Interessante a tale riguardo la scala dei livelli di applicazione della segmentazione introdotta da J. Marzanoche distingue tra un uso spontaneo (livello iniziale), in cui la lezione è “interrotta” in modo estemporaneo sulla base dell’andamento della stessa, un uso intenzionale (livello sviluppato), in cui il docente presenta intenzionalmente un nuovo argomento suddiviso in piccole unità e infine un livello applicativo e innovativo, dove oltre all’elaborazione in blocchi della lezione si prevedono e si usano tecniche per verificare se gli studenti stiano effettivamente processando e elaborando correttamente l’informazione. E sulla base di tale monitoraggio si modificano i tempi e le modalità dei segmenti successivi.

La lezione segmentata va in questo senso naturalmente nell’ottica dell’Universal Design for Learning e nella progettazione di una lezione «utile per tutti, indispensabile per qualcuno».

 

Come fare a gestire i tempi e il programma?

Per i tempi, l’allenamento rende tutto più facile e l’abitudine rende gli studenti più veloci e produttivi nei lavori di gruppi. Quanto ai programmi, se anche formalmente non esistono più, la domanda resta sempre nell’aria, vista l’ampiezza delle conoscenze richieste ai nostri studenti, per esempio per gli esami di fine ciclo. Risponde per noi la studiosa Maryellen Weimer: «i docenti dovrebbero evitare a volte di svolgere molte delle attività che potrebbero essere svolte dagli studenti, quali: organizzare i contenuti, fornire esempi, porre domande, rispondere alle domande, riassumere e sintetizzare, risolvere problemi, tracciare grafici e diagrammi». Oppure ancora più diretto il collega Yuyinh ci segnala: «per coprire un contenuto il docente parla agli studenti. Per imparare un contenuto gli studenti parlano gli uni con gli altri».

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Commenti [9]

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  1. Alessandra

    E’ sicuramente un metodo utile per i ragazzi, lo dico con cognizione di causa perché lo sperimento in classe, dopo aver seguito il precedente corso di aggiornamento sulla lezione segmentata. Ho visto i miei studenti veramente capaci di muoversi e orientarsi più di quanto avrei immaginato.

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  2. Alessandra Ambrosi

    Il metodo presuppone una partecipazione attiva degli studenti e questo li rende più responsabili e attenti, come ho potuto constatare utilizzandolo, dopo il precedente corso di aggiornamento Zanichelli.

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    • Redazione

      Danny Maknouz, autrice del pezzo, ringrazia per la sperimentazione in classe, che è la cosa più preziosa da fare per testare la reale efficacia di questi metodi. Grazie per i suoi commenti e continui a seguirci! La Redazione

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  3. anna immacolata lepore

    Senza pretese devo dire che già prestavo attenzione ai tempi attentivi diversificando la pratica, ma queste riflessioni forniscono contenuti importanti. Lavoro su una classe costituita da 27 allievi risultanti dall’accorpamento residuale di sette sezioni: sperimenterò senz’altro con maggiore contezza. Grazie

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  4. Cristiana Lubini

    Il metodo proposto è l’unico praticabile nella scuola di oggi, anche a livello di istruzione liceale, che sempre di più presenta allievi con prerequisiti bassi, difficoltà specifiche di apprendimento, abilità personali carenti ed equilibrio emotivo instabile.
    Ringrazio per il materiale fornito e l’utilissima compilation di collegamenti ad ulteriori risorse e materiali.

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    • Dany Maknouz Autore articolo

      Grazie a te Cristiana per il riscontro positivo che avvalora quanto molti colleghi ci stanno confermando, buona continuazione di didattica efficace in aula!

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  5. Giovanna Ciceri

    Vi ringrazio per le vostre indicazioni di lavoro preziose.
    Specie durante le ore terminali della giornata scolastica, tenere desta l’attenzione degli allievi non è sempre scontato; lavorando secondo le modalità suggerite da voi, viene stimolata la loro partecipazione e li si rende protagonisti della lezione; questo li gratifica, incoraggiandone l’apprendimento.

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    • Dany Maknouz Autore articolo

      E’ proprio così Giovanna, grazie davvero per la tua testimonianza che speriamo incoraggi altri colleghi a sperimentare e dare riscontri o commenti
      un caro saluto!

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