La pena del contrappasso, variante della legge del taglione, è uno degli aspetti più noti della Commedia. Ma ci sono risonanze tra il contrappasso dantesco e la concezione della pena nella nostra Costituzione? Francesca Faenza lo spiega in questo video.
Elisa Mandelli ci guida tra i vari strumenti della memoria e tra le varie rappresentazioni nei media della Shoah. Musei, libri, podcast, siti, mostre e video hanno raccontato a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale questo tremendo momento della storia umana.
La memoria della Shoah è un pilastro della coscienza collettiva nelle democrazie costituzionali. Ma come si comportano queste stesse democrazie verso chi neghi quella memoria, abbracciando il negazionismo? Come tenere insieme il mandato di custodire quella memoria e la libertà di espressione? In breve, su quali equilibri si è andato delineando l’intreccio tra storia, memoria e diritto?
Il profilo psicologico degli alti gerarchi nazisti – responsabili di aver voluto e attuato il piano di sterminio degli ebrei, e non solo, durante la Seconda guerra mondiale – è stato indagato da psicologi sin dal processo di Norimberga. In occasione del processo, lo psicologo americano Gustave Mark Gilbert ebbe l’occasione di incontrare nazisti di spicco come Hermann Goering.
Contro la violenza sulle donne sono state realizzate diverse campagne di comunicazione sociale. Come funzionano queste campagne e quali strategie comunicative adottano? In particolare, come ritraggono e si rivolgono agli uomini?
Come e perché si diventa violenti? E, in particolare, quali sono le cause che portano un uomo a essere violento – fino alle più estreme conseguenze – verso una donna, con la quale spesso ha un rapporto affettivo o di parentela? Le diverse correnti psicologiche che hanno provato a rispondere a queste domande forniscono spunti importanti su come elaborare strategie per evitare la violenza di genere.
Esperimenti come la coppa di Rubin o il triangolo di Kanisza sono detti “illusioni percettive”. La vista degli esseri umani è un senso eccezionale e complesso, che da secoli stimola la ricerca in ambito scientifico e psicologico.
Che ruolo gioca la speranza in un percorso di assistenza psicologica? Claudio Fiocchi presenta le risposte a questa domanda degli psicoanalisti Erich Fromm e Stephen A. Mitchell.
La Costituzione non è solo un insieme di principi e regole validi qui e ora. È anche un progetto, una promessa e una visione di futuro. E qui sta il legame tra la Costituzione e la speranza: ce ne parla Francesca Faenza in questo video.
Il digitale offre possibilità didattiche innovative per poter preparare lezioni e momenti di formazione più inclusivi e capaci di coinvolgere un maggior numero di alunne e alunni. Attraverso il riferimento ad alcune esperienze internazionali, Elisa Mandelli si concentra soprattutto sulle narrative e sugli strumenti di storytelling offerti dai linguaggi multimediali.
I media sono oggi parte integrante della quotidianità, ne attraversano gli spazi, le pratiche, le relazioni. Ne formano il tessuto connettivo, come scrive lo studioso di Media Education Pier Cesare Rivoltella.
Claudio Fiocchi analizza cause e conseguenze del fenomeno del burn out sul lavoro.
Zygmunt Bauman riflette sul genocidio degli ebrei e si chiede come questo evento tragico debba modificare la nostra visione della società e della disciplina che la studia, ovvero la sociologia.
Oltre ChatGPT, perché l'IA è una disciplina al confine tra scienza e ingegneria.
Che cosa sono le lingue impossibili? Il professor Andrea Moro racconta come la linguistica abbia imparato a indagare e a definire i limiti del linguaggio umano utilizzando gli strumenti di ricerca scientifica più avanzati.
Fiducia nella fonte, pigrizia cognitiva, attrazione verso alcuni argomenti, bisogno di trovare conferme alle proprie convinzioni ci rendono vulnerabili alle fake news: il suggerimento delle scienze umane per proteggerci dagli errori è innanzitutto quello della consapevolezza del funzionamento della propria mente.
Di fronte al gioco d'azzardo le scienze sociali hanno reagito in modo diverso: dalla psicologia all’antropologia, gli studiosi indagano le motivazioni e i bisogni che spingono una persona verso un comportamento che porta più perdite che guadagni e si chiedono quale sia il significato di questa pratica all’interno di una certa cultura.
Col tempo, l’antropologia ha concepito la dimensione naturale come un’invenzione della cultura stessa. Per questo, essa accetta la polarizzazione e l’interazione tra le due dimensioni. La continua dialettica tra natura e cultura viene ben descritta nell’esempio del rapporto dell’uomo con il proprio corpo.
La follia come oggetto di studio medico è stato il risultato di un lungo processo, durante il quale essa ha avuto vari compagni di strada dai quali si è distaccata, ma dai quali ha anche ereditato qualcosa, prima di essere di nuovo accettata come una componente dell’umanità.
Ricondurre l’antropologia, ossia la disciplina che si occupa delle culture, alla cultura umanistica o alla cultura scientifica, è un’impresa ardua, a cui la stessa antropologia non riesce a dare compimento.